1. OvO: Covo delle lavandaie
2. Rotadefero: Lavandaiedefero
3. OvO e Rotadefero: Secondo coro delle lavandaie
Come già annunciato su questi schermi ecco finalmente uscito lo spilt che vede protagonisti Rotadefero e OvO nella reinterpretazione del “Secondo coro delle lavandaie”.
Rotadefero, trio performativo di matrice sperimentale industrial-noise, ha invitato Stefania Pedretti e Bruno Dorella a collaborare e a dare la propria lettura dell’antico brano popolare della tradizione napoletana.
Il Coro delle lavandaie ha origini antichissime. Si dice che questa canzone risalga al XIII-XIV sec, e che fosse assurta a canto di protesta contro la dominazione di dinastie straniere sul territorio di Napoli. Il brano, rivisitato da Roberto De Simone nel 1976 insieme alla Nuova Compagnia di Canto Popolare, è stato inserito poi nello spettacolo teatrale “La Gatta Cenerentola” scritta dallo stesso De Simone. Sono molto legata alla versione originale di questo brano, quella “messa in scena”, per intenderci. È un canto, anzi una nenia, incalzante ed oscura come un baccanale sa e deve essere. Le donne si danno ritmo con le pezze bagnate per sopportare meglio la fatica, per accompagnare e accompagnarsi nel sogno fatto da una di loro che potrebbe non essere piacevole come sembra, che potrebbe condurre ad un risveglio altrettanto perturbante. Realtà onirica e materiale libere di sovrapporsi e influenzarsi vicendevolmente.
Il Covo delle lavandaie è una lunga litania sentita e assolutamente straniante come solo OvO sa offrire. Strumenti che non sono strumenti che si fanno raggiungere, verso la metà del brano, da chitarre aperte ma claustrofobiche. Le voci di Stefania Pedretti e Tiziana Carnevale (voce ospite)si fanno sempre più soffocate ma più forti, più viscerali le quali introducono la versione dei Rotadefero (Lavandaiedefero) che suona come una percussione martellante continua, abrasiva e grezza. La voce di Dominga Colonna, luminosa, potente e inaspettata, si contrappone e si bilancia con la durezza della strumentazione usata. Solo verso la fine il brano dà un attimo di respiro. Ma solo un attimo perché poi arriva la lettura condivisa de il Secondo coro delle lavandaie.
Le voci, i suoni, da qualunque cosa siano prodotti poco mi riguarda, investono senza risoluzione, incessanti, oscuri, potenti. Pedretti, Carnevale e Colonna si esprimono con l’autorità oscura di tre sacerdotesse intente a celebrare il sogno, l’incubo o qualunque cosa abbiate la facoltà o la voglia di immaginare. Il ronzio. Poi, il silenzio.
È tutto perfettamente bilanciato, nessuna sbavatura. Niente è superfluo.
Del “Secondo coro delle lavandaie” esistono tante (forse troppe) versioni e reinterpretazioni, ma credo che quella dei Rotadefero insieme agli OvO sia quella che ha colto la vera natura del brano: cupo, impulsivo, ferale, profondamente femminile.
Il rito si sta compiendo.