Impatto Sonoro
Menu

Recensioni

Stefano Pilia – Lacinia

2025 - Die Schachtel / SZ Sugar
classica contemporanea

Ascolta

Acquista

Tracklist

1. CADUX plectere I
2. LACINIA OFF AXIS
3. MARIS STELLA plectere I
4. ERE
5. ARBOREA plectere III
6. EVE
7. SIDERUS plectere IV
8. LACINIA IN AXIS
9. VERIS plectere I
10. NOVA pt I
11. EVE for string orchestra
12. NOVA pt II
13. MATRIX plectere VI
14. MARIS STELLA plectere VIII
15. LACINIA OFF AXIS
16. CYCLE plectere VIII


Web

Sito Web
Facebook
Instagram
Bandcamp

Stefano Pilia torna ad arricchirci con il suo nuovo album “Lacinia”, il uscita il 25 febbraio per l’etichetta Die Schachtel e da SZ Sugar.

Lacinia” si presenta come un ulteriore passo avanti di Pilia nella sofisticata e raffinata ricerca rispetto al suo precedente lavoro “Spiralis Aurea”, ma è un passo diverso, più intimo se così si può definire. Se in “Spiralis Aurea” Pilia affondava le radici nelle suggestioni nate durante una visita al Cimitero militare della Futa, dal confronto con geometrie sacre preesistenti messe al servizio dell’organizzazione della morte, in “Lacinia” qualcosa cambia, si tessono trame, orditi, si intrecciano rizomi e relazioni. Pilia prosegue la sua ricerca nella dimensione del metafisico, dello spirituale e del divino attraverso il numero, la geometria e la realizzazione di forme ed architetture tonali con proprietà simili ed isomorfe a quelle forme archetipiche e immutabili che rappresentano il punto di intersezione tra il regno astratto della matematica e le strutture reali del mondo fisico.

I titoli in latino impongono un approccio all’album ragionato e solenne, un prendersi tempo per cercare, per creare connessioni tra sé e quanto è fuori da sé. Lacinia significa merletto, frangia e nel linguaggio filologico indica un brandello per lo più papiraceo, filiforme, ma indica anche un frammento minimo di un’opera pervenuta nel presente. È una parola trasversale presente in qualsiasi ambito del sapere, dalla filologia, alla biologia, alla botanica, alla medicina, alla mitologia, all’architettura (il tempio dedicato alla dea Hera Lacinia si trova a Crotone, eretto su un piccolo promontorio, che null’altro è che una frangia di terra, appunto). Siamo tutti composti da brandelli filiformi che, come una naturale estensione, cercano l’altro per intrecciarsi, per creare un’ulteriore passaggio nella tessitura della tela, per rafforzarsi, per avere nuovo senso.

Scomporre un album che medita proprio sull’intreccio e sull’equilibrio tra le varie parti che lo compongono ha poco senso, rischierei di svilirlo e ridurlo ad un brandello. Ho ragionato, invece, sul significato dei titoli dei brani. Pilia si pone in profonda connessione con ogni elemento che compone la vita, si avviluppa, crea sistemi aperti. Stabilisce relazioni con gli abitanti del mondo vegetale (ARBOREA plectere III), con quelli del mondo marino (MARIS STELLA plectere I, MARIS STELLA plectere VIII) e con quello delle stelle (SIDERUS plectere IV, a mio avviso la connessione meglio riuscita dell’album nel quale sento davvero la notte scendere in me e sentirmi parte di un mondo accessibile solo in parte).

L’idea di “Lacinia” è quella di definire un tragitto circolare (una sorta di “merletto rizomatico”) dove inizio e fine si toccano suggerendo l’idea di un tempo non solo lineare ma anche ciclico e rituale, eterno ritorno, un processo della trasformazione dove la materia muta, il suo stato muta ma senza che ne vari l’invisibile principio di mutazione interno. L’energia della trasformazione è canalizzata attraverso scalini, gradi, quanti energetici in un progredire di numeri interi archetipi e creazione trascendente. La musica di Pilia scompone e ricompone le parti del tutto, favorendo una disposizione delle parti diversa dallo stato iniziale delle cose, ha il potere di far riflettere sui rapporti tra i vari frammenti e come influiscono su di essi al punto di modificarsi a vicenda. È una dichiarazione d’amore e di intenti nei confronti del Tutto.

Piaciuto l'articolo? Diffondi il verbo!

Altre Recensioni