The world is ending
Grab a seat
Enjoy the ride
Urlano così i The Men in Pony, brano d’apertura e primissimo singolo di “Buyer Beware”.
Dal debutto nel 2009 con “We Are The Men”, la prolifica rock band newyorkese non si è mai fermata. Questo è infatti il loro quindicesimo album in studio, il quarto con la londinese Fuzz Club Records, dopo “New York City” (2023), “Fuzz Club Session No. 20” (2023) e “Manhattan Fire” (2024), senza contare cassette limitate, singoli e split, a testimoniare una produttività instancabile, che è diventata uno dei marchi di fabbrica della band.
Nonostante il ritmo serrato delle pubblicazioni, Mark Perro (voce, chitarra, sintetizzatori), Nick Chiericozzi (voce, chitarra, sassofono), Rich Samis (batteria) e Kevin Faulkner (basso) non hanno però mai sacrificato la qualità o la loro identità sonora, da sempre in equilibrio tra un’energia punk brutale – molto Funhouse (1973) – e visioni psichedeliche. Una sintesi spontanea di urgenza e controllo, di caos e disciplina, alla quale i quattro di Brooklyn sembrano tendere con estrema naturalezza.
“Buyer Beware” segna la quinta collaborazione del The Men con il produttore e ingegnere degli Serious Business Studios Travis Harrison (Guided by Voices, Built to Spill), che presta ormai un ruolo chiave nella cattura del suono live e senza filtri della band. Registrato su nastro, il disco restituisce infatti tutta la potenza cruda delle esibizioni dal vivo. Il risultato è un triofo rock’n’roll, il lavoro più aggressivo dai tempi di “Leave Home” (2011), ma anche il più visionario dai tempi di “Immaculada” (2010).
“Buyer Beware” si presenta come un epico ritorno alle radici – al proto-punk degli Stooges e degli MC5 (Nothing Wrong, Tombstone), al punk hardcore dei Black Flag (Fire Sermon, PO Box 96), all’Americana sporchissima dei The Gun Club (At The Movies) – seppur con qualche parentesi vicina al doom metal (The Path, Get My Soul) e al rock alternativo degli anni Novanta, quello più autentico e lo-fi (l’eccellente Charm, singolo numero due).
Con “Buyer Beware”, i The Men dimostrano ancora una volta di essere una band in grado di attraversare generi e decadi senza mai perdere un colpo. A diciotto anni dal debutto, non sembrano avere alcuna intenzione di rallentare, anzi, ci domandiamo se non abbiano un piede incollato sull’acceleratore. Un album che nasce come un avvertimento, ma finisce per invogliarci a strafottercene del futuro. Un misto tra un pugno nello stomaco e un’iniezione di adrenalina. Il nostro consiglio? Strappatevi di dosso la maglietta e gettatevi nel pogo.