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Hidden Tracks

HIDDEN TRACKS #48: Blessed Child Opera, Baby Volcano, Sopraterra, Nepal Death, Pyramids

Quanti brani ogni giorno, ogni settimana, ogni mese vengono pubblicati, ascoltati distrattamente e poi finiscono sepolti sotto un mare di altre uscite, a sgomitare per emergere e troppe volte divorati da pesci più grossi e più importanti? Questa è una delle tante domande esistenziali che ci poniamo ogni giorno in redazione, e a cui dopo alcuni tentennamenti e tentativi falliti abbiamo cercato di formulare una risposta.

Hidden Tracks vi accompagnerà periodicamente con i nostri brevi consigli riguardanti alcuni brani pubblicati in queste settimane e che riteniamo interessanti. Progetti da tenere d’occhio, di cui forse sentirete parlare nei prossimi tempi, provenienti in tutti i casi da quell’universo sommerso che più ci sta a cuore e che pensiamo sia giusto e stimolante seguire dal principio. In poche parole, la musica di cui non tutti parlano.

Blessed Child Opera – Oblivion

Dopo sei anni di pausa, Paolo Messere riprende in mano il progetto Blessed Child Opera e si appresta a pubblicare “Red Flags“, nuovo album in uscita il prossimo 21 marzo su Seahorse Recordings. Il primo singolo, Oblivion, è un brano che racconta il tentativo di aggrapparsi a speranze irrazionali per salvare una relazione destinata a dissolversi. Gli elementi sono gli stessi che hanno caratterizzato un progetto ormai più che ventennale e riconoscibilissimo, a metà tra il folk-rock e il post-punk, tra Black Heart Procession e Ulan Bator. Per chi lo conosce già è un graditissimo ritorno, per gli altri un’ottima occasione per rimediare all’istante.

Baby Volcano – Knock Down

Photo: Augustin Rebetez

È un mondo difficile ed è possibile che in giro ci siano orfani dei Die Antwoord. Alzate pure la mano senza vergogna, non giudichiamo. Ad ogni modo, in vostro soccorso arriva Baby Volcano, artista svizzero-guatemalteca pronta a pubblicare il suo secondo Ep “SUPERVIVENXIA“, a fine aprile su Humus Records & Association du Volcan. Hyperpop, reggaeton, musica latina e chanson francese, un mix orrendo che però per qualche motivo è quello che questa nuova modernità forse richiede. Il primo estratto dall’EP – che per la cronaca deve il suo titolo ad una crasi tra i termini spagnoli sobrevivencia (sopravvivenza) e supervivencia (super-vivere), vabbè – è Knock Down. Alzate il volume, scatenatevi, buttate via tutto e malediteci, viva la libertà.

Sopraterra – The Primal Regret

Photo: Philip Frowein

Restiamo in Svizzera, ma torniamo per un momento seri. Sopraterra è un duo di stanza a Zurigo formato dalla compositrice polacca Magda Drozd e dall’artista italiano Nicola Genovese. Debutteranno il prossimo 14 marzo con l’album “Seven Dances to Embrace the Hollow“, una raccolta di sette composizioni che si muovono tra ambient, drone, sperimentazione elettroacustica e tonalità barocche e medievali. Nell’idea dei due artisti il lavoro approccia il suono come strumento di indagine, sintetizzando elementi del passato con tecnologie contemporanee. Ambizioso, ma può funzionare, a giudicare dal primo estratto The Primal Regret, un brano a metà tra l’occulto e l’arcaico, sospeso tra droni, archi e sax.

Nepal Death – Polychromatic Route

Qui principalmente solo per il nome, lo confesso, ma i Nepal Death (!!!), collettivo svedese rimastoci sotto con il rock psichedelico, gli allucinogeni, l’epica e l’estetica del movimento hippy e via dicendo, sanno il fatto loro. Polychromatic Route è il loro nuovo singolo, ed è un viaggio tra l’Europa e Kathmandu su di un furgone sgangherato ma con due bei propulsori spaziali installati sopra. Ritmiche motorik, sonorità cosmiche, sintetizzatori ipnotici, c’è insomma tutto l’armamentario che ci si aspetta per intraprendere un viaggetto tra paesaggi surreali e dimensioni alterate.

Pyramids – Fools Gold (Mi Vida Ha Ido Pa Atras)

Photo by Faith Malimba 

La prima reazione all’ascolto del nuovo singolo dei Pyramids è “prima o poi sarebbe dovuto accadere”. La seconda è “uhm, ok”. Quel qualcosa che sarebbe dovuto accadere è l’inserimento del reggaeton nel blackgaze. Ci hanno pensato i Pyramids, band di culto del panorama statunitense in passato di casa nella leggendaria Hydra Head. Poteva essere un esperimento più coraggioso, più spinto: Fools (Mi Vida Ha Ido Pa Atras) sembra in realtà un normale pezzo shoegaze/black con degli inserti di ritmiche reggaeton (hai detto niente, direte voi) ma gli concediamo il beneficio del dubbio. Il nuovo album “Pythagoras” esce il prossimo 2 maggio su The Flenser, e da quelle parti si devono sentire onnipotenti quanto a produzioni estreme o trasversali. Funzionerà?

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