1. SECONDO COMUNICATO
2. UN AMICO
3. PARTITO DEL LAVORO
4. CIRCOTRIBUNALE
5. BRIGATE POSSE
6. PAURA
7. ROS
8. DITTATURA
9. GLADIO
10. BAD BEAHVIOUR
11. TUPAMAROS (feat. Franchetti)
12. SCEMA
13. GRAZIE PERCHE’
14. NIENTE
15. CAMBIARE IL MONDO
1205 giorni. Mh, ne è passato di tempo, eh? È bastato dire ‘lotta armata’ per diventare terrorismo. Giornalisti, giudici, volevano la nostra testa. Forse facevano bene.
La storia della P38, in breve: collettivo fondato nel 2020, nel novembre 2021 pubblica il suo primo disco, “Nuove BR”, una geniale e scorrettissima ripresa dei modelli trap del momento che incrocia le consuete tematiche di sesso e droga con stalinismo ed eversione rossa. Nell’immediato il disco riscuote interesse ma senza causare reazioni scomposte, portando la P38 a meritarsi un tour per l’Italia nella primavera 2022, con tanto di data già fissata al MI AMI. Al 25 aprile sono allo Scumm di Pescara, e qualcuno pensa sia il caso di informare gli eredi di Giovanni D’Alfonso, appuntato morto nello stesso scontro a fuoco nel quale perì anche Mara Cagol nel 1975, che c’è un gruppo che si esibisce con le bandiere delle BR sul palco e ha nel merch magliette con scritto “Curcio”. Ciò dà il via al putiferio: il figlio Bruno D’Alfonso fa esposto alle procure di Pescara e Reggio Emilia, dove si sarebbero esibiti il primo maggio, e sull’onda dell’indignazione delle vittime parte un’indagine guidata dal PM di Torino Enzo Bucarelli per istigazione ad attività sovversiva con perquisizioni e procedimenti cautelari nei confronti dei membri, e gli organizzatori dei concerti iscritti nel registro degli indagati. Una persecuzione senza precedenti in Italia, che porta alla cancellazione di tutti i concerti, scioglimento della gang e fine prematura della sua storia. Senonché, a inizio 2025…
Cari colleghi, voi non scomodatevi: sappiamo che siete impegnati a fare i reietti, a giocare ai ribelli. Non siete amici nostri. Chi non sta da una parte o dall’altra della barricata, è LA barricata. E noi alle barricate ci diamo fuoco.
Diciamo la verità: in questi 2 anni di silenzio nessuna entità si è particolarmente esposta per un’apologia della P38. Artisti, politica, movimenti si sono sostanzialmente defilati, facendo leva sulla scarsità del valore artistico (dopotutto la trap è robaccia per maranza, no?) comparato all’entità della provocazione. L’esperienza della P38 somiglia tanto a quella dei Disciplinatha ai quali essi stessi si sono paragonati, seppur prendendo le distanze a livello ideologico. I membri della P38 hanno però dimostrato di avere le spalle larghe e l’intelligenza necessaria per sopravvivere all’assalto, inizialmente con una serie di incontri volti a raccogliere fondi per le spese legali, dopodiché attraverso piccole vittorie giudiziarie che di fatto hanno ‘congelato’ l’indagine nei loro confronti. Una cosa è certa: avvocati a parte, la P38 non deve niente a nessuno. E nel suo secondo disco, “DITTATURA”, si arroga il diritto di rincarare la dose e sputare il suo rancore verso tutti: istituzioni, scena, società civile.
E se è vero che il potere scaturisce dalla canna del fucile, alle volte la fama scaturisce dalla procura di Torino. Certo forse a questo punto tanto valeva sparare davvero. Mh, scherziamo, scherziamo. Ma l’odio di classe non è acqua.
“DITTATURA” contiene ben 15 tracce, ed è inevitabilmente più elaborato di quello che poteva essere un lavoro spontaneo e per certi versi ingenuo come “Nuove BR”. Non c’è una nuova RENAULT 4, un pezzo che spicchi sugli altri e faccia da bandiera della provocazione. C’è un nuovo campionario di frasi ad effetto alla Caparezza (“Astore ha più fame di Cospito” merita una menzione speciale) ed una serie di pezzi che potrebbero aggiornare i capi d’imputazione, come ROS o TUPAMAROS, Anzi tu-tu-tu-pamaros, scandito come fosse scoo-scoo-scooteroni.
Difficilmente avrà da ridire Bucarelli su CIRCOTRIBUNALE, primo caso registrato di dissing diretto a un pubblico ministero. Anche perché si limita a ricordare che il suddetto è stato condannato in rito abbreviato ad 1 anno e 9 mesi per il reato di depistaggio nel caso di Demba Seck, calciatore del Torino accusato di revenge porn: Bucarelli aveva cancellato le prove dal suo cellulare. Impossibile tirarsi indietro dopo un assist a porta vuota così: “Chi è che ci vuole dentro la gabbia? / Un magistrato indagato per revenge porn / giurista monello, stai saltando l’appello / Salto il trapezio in udienza io non canto come un fringuello“.
Checché se ne dica, unendo la virtù e il terrore stiamo colpendo lo Stato, qualifichiamo il golpe, perpetriamo il Pustch. Non senza narcotici, stimolanti e barbiturici.
Nella dialettica della P38 è sempre stata messa al centro la questione eversiva, ma ben poco sono state illuminate le turbe sociali che sono alla base dell’ideologia: odio di classe e marginalità. In “DITTATURA“ viene dato più spazio ad artisti amici, a partire da Grabe che ha curato produzione di più di metà dei pezzi, dando un tocco meno trap e più ‘old school’, passando per i contributi di Franchetti, Brattini, JamieJ e di Jacopo dei Leatherette, frizzante tocco di sassofono nella brillantissima BAD BEHAVIOUR, la cosa musicalmente meglio riuscita del disco. Il finale tocca questioni più personali ed il flow si fa meno provocatorio e più serio. C’è un inatteso momento wholesome come GRAZIE PERCHÉ e la confessione melodica di CAMBIARE IL MONDO, pezzi che potrebbero tranquillamente essere presentati a Sanremo. Se non altro quando lo condurranno Alfredo Cospito ed Elena Cecchettin.
E come organizzazione eversiva che si rispetti, adesso abbiamo anche i pentiti.
Qualcuno ha detto dissing? La P38 era formata da quattro, adesso sono rimasti in 3 (e inevitabilmente hanno campionato Modugno). Papà Dimitri, che curava gli (splendidi) beat di “Nuove BR”, ha lasciato il gruppo a seguito delle controversie legali. I restanti tre sono spietati nel raccontare la loro versione dei fatti, dedicandogli in particolare i 40” finali di PAURA, realizzato con Gli Occhi di Chi Ha fatto il Vietnam aka Luca Fois (“Tiro fuori la gang dalla merda / mentre fumo un abete col cantante dei Quercia – è gigante! –” merita un’altra citazione d’onore). Incattiviti come sono, riescono a distinguersi anche in un topos del repertorio trap come il dissing della ex (SCEMA), naturale liaison con i padri spirituali CCCP (dissing anche per loro, ci mancherebbe altro!) , sfruttando Mi Ami? Come base di campionamento. Finale a sorpresa.
YUNG Stalin, Astore, Jimmy Penthothal. Questo è P38 – Dittatura. Signori, abbiamo appena preso il potere.
Questa nuova uscita ha spiazzato un po’ tutti, ma non serve un grande sforzo intellettuale per rendersi conto che non abbiamo a che fare con tre scemi che giocano a fare i ribelli e che si tratta di qualcosa di tutt’altro di improvvisato. Al disco seguirà un tour con 9 date, e stavolta non si esibiranno in CSO o nei circoli Arci con contributo all’ingresso, ma in importanti sale concerto con i biglietti in vendita online (in due casi già sold-out): c’è un management, un piano pubblicitario, una preparazione. “Dittatura” arriva in un momento quasi opposto a “Nuove BR”: nel 2021 vivevamo un forte desiderio di ordine e protezione a causa della pandemia. Quattro anni dopo, con il virus del totalitarismo che si è insediato in ogni dove, la radicalità attira più simpatie.
Grande è la confusione nella scena, la situazione è eccellente.