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Steven Wilson – The Overview

2025 - Fiction Records
post prog

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Tracklist

OBJECTS OUTLIVE US 
No Monkey’s Paw
The Buddha of the Modern Age
Objects: Meanwhile
The Cicerones
Ark
Cosmic Sons of Toil
No Ghost on the Moor
Heat Death of the Universe

THE OVERVIEW
Perspective
A Beautiful Infinity I
Borrowed Atoms
A Beautiful Infinity II
Infinity Measured in Moments
Permanence


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Da qualche parte ho letto che Steven Wilson, annunciando l’uscita del suo nuovo e ottavo album solista, ha dichiarato come la sua opera sia una “alternativa alla cultura dello streaming”. Già parla chiaro il fatto che “The Overview” presenti due sole tracce (di 23 e 18 minuti cadauna), o “suite” come si diceva una volta per composizioni così lunghe. Quale algoritmo le inserirebbe all’interno di una “playlist personalizzata”?  

Insomma, un ritorno ai bei vecchi tempi, quando negli anni ’70, band come gli Yes pubblicavano magari un doppio album con quattro tracce, una per lato e sfondavano le classifiche sulle due sponde dell’atlantico e non solo. Se ho detto Yes è perché al minuto 2 di Objects Outlive Us parte una progressione, prima pianistica e poi vocale, che mi ricorda tanto quelli Yes lì. Sarà un caso che la scorsa settimana sia uscito l’ennesimo remix di Steven Wilson del capolavoro del 1972 della band inglese, “Close to the Edge”? Anche se vedo che Wilson, in una intervista, ammette semmai l’influenza dei King Crimson.

Sia come sia, poco cambia: due suite di una ventina di minuti l’uno; assonanze con band di 50 anni fa; ascolti lunghi e approfonditi che non entreranno nelle playlist dei servizi streaming. Ce n’è abbastanza per fare felici i fan meno giovani di Wilson. Gli stessi che, dal 2017 ad oggi, da “The Future Bites” ad oggi hanno animato intensi dibattiti online e sulle riviste di nicchia sul perché il nostro fosse diventato “pop” e avesse tradito il prog. E lui che se ne fregava, forte del fatto che finalmente era entrato (e rimasto con le due successive uscite) nella Top 10 del suo Regno Unito.

Objects Outlive Us suona dunque come certo prog classico degli anni ’70. Allora la domanda che io mi pongo è: perché dovrei ascoltarmi questo e non piuttosto i capolavori di quegli anni? Nei quali c’era comunque una furia e una carica da spaccare il mondo che potevano solo avere band di ventenni che all’improvviso si ritrovavano in cima alle classifiche, con conti correnti importanti e coccolati dalla case discografiche e dalle groupie. Difficile possa essere lo stesso per un musicista quasi sessantenne che, con la sua ultima uscita, troverà ascolto presso un pubblico di persone che hanno almeno la sua età. E poi scopriamo, nella stessa intervista di cui sopra, che il tema della traccia (“gli oggetti ci sopravvivono”) si riferisce al pensiero (molto da “boomer”) che la sua collezione di vinili gli sopravviverà. 

Qualcosa di un pò diverso si ascolta invece sulla title track, The Overview. Qui finalmente si confermano le aspettative ingenerate dal comunicato stampa, per cui “Wilson aggiorna la classica tavolozza musicale “prog” per incorporare tutto, dall’elettronica scintillante al post-rock e oltre, trasportando il genere proprio nel cuore pulsante del panorama musicale attuale.” Con un risultato più somigliante a certi passaggi dell’eccellente “The Harmony Codex”, mio disco dell’anno del 2023. Verdetto che dubito ripeterò con “The Overview” nel 2025.

Laddove il precedente eccelleva grazie a una ispirazione che non veniva mai a mancare dell’inizio alla fine, qui la sensazione è invece, come talora Steven Wilson fa (vedi l’ultimo dei Porcupine Tree), di un lavoro di alta scuola “post prog”, con scarse emozioni per l’ascoltatore. 

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