Chi conosce i C+C=Maxigross sa perfettamente che non deve sapere cosa aspettarsi. Il collettivo veneto, attivo dal 2008, infatti, ha sempre fatto leva sull’eclettismo e sulla capacità di rinnovarsi, senza stare troppo a vedere cosa si è fatto nel passato, non disdegnando anche brusche spinte verso direzioni diverse.
È quindi facile rimanere quantomeno incuriositi dal loro primo doppio album, “Nuova era oscura”, di cui abbiamo oggi a disposizione il vol. 1. Sono loro stessi, dopo un breve intro strumentale, a presentarci il loro mondo, trascinarci verso il loro bosco; a chiarirci (o confonderci) le idee con Festa (per chi parte e per chi resta), che canta con una voce nuova, mai sentita prima, eppure sembra conosciuta da una vita. Le tendenze oniriche dei C+C=Maxigross prendono subito il la verso il loro universo di fiabe e visioni, condite da un tappeto musicale che spesso strizza l’occhio ad un aspetto minimale e jazzato.
Il viaggio inizia ed è dolce naufragare in queste note, che dall’Aurora al Reno, con la morbida e azzeccata Schumann, raccontano storie e creano una tensione che si mantiene tale per tutto l’album. Nuova era oscura, interludio che ripete le medesime due frasi a oltranza, finisce per diventare un cupo mantra che cambia la direzione del disco intero, virando verso qualcosa assimilabile al livore impastato di rimpianto. Eppure quelle due frasi in loop non possono non far pensare alla sciagurata contemporaneità che stiamo vivendo; difficile ipotizzare che questo fosse l’intento originario, ma altrettanto complesso non azzardare un parallelismo con i nostri giorni.
La strada è tracciata, rivolta verso scenari demoniaci, e sul suo cammino, con Madre, Fuoco pancia, Partiti soli, si fanno largo quadretti onirici, preghiere, smarrimenti, accuse, schiaffi e anche qualche malcelata carezza, in un mix allucinogeno che probabilmente darebbe il meglio di sé se goduto in un momento di non piena lucidità. Tega n. 3 richiama il prequel contenuto in “Sale” e, dopo delle melodie dai suoni felpati, squarcia il disco con 40 secondi di ruvidità e studiata cacofonia, per poi svoltare verso la coda che tende ancora a discendere in viscere dalle quali sembra difficile uscire. Ma, proprio quando sembra tutto ormai finito, Ultima canzone, ecco la speranza che scioglie la tensione e rivela quella specie di latente ottimismo che se ne sta ben nascosto negli 11 pezzi precedenti, nonostante se ne avverta l’aura. Ecco un raggio lontano annunciare l’alba, la rinascita. E questa luce finale ribalta di nuovo l’interpretazione di “Nuova era oscura vol. 1”, concedendo l’ipotesi della speranza al termine della notte, il capolino di qualcosa di nuovo che può ambire alla risalita dagli inferi, alla fuga dai rancori e dalle crudezze della vita.
I primi bagliori del giorno dopo chiudono questo primo capitolo dei C+C=Maxigross, lasciando intuire lo spiraglio di un domani meno ombroso.
Toccherà al volume 2 rivelarci se esiste il lato chiaro della luna.