Quanti brani ogni giorno, ogni settimana, ogni mese vengono pubblicati, ascoltati distrattamente e poi finiscono sepolti sotto un mare di altre uscite, a sgomitare per emergere e troppe volte divorati da pesci più grossi e più importanti? Questa è una delle tante domande esistenziali che ci poniamo ogni giorno in redazione, e a cui dopo alcuni tentennamenti e tentativi falliti abbiamo cercato di formulare una risposta.
Hidden Tracks vi accompagnerà periodicamente con i nostri brevi consigli riguardanti alcuni brani pubblicati in queste settimane e che riteniamo interessanti. Progetti da tenere d’occhio, di cui forse sentirete parlare nei prossimi tempi, provenienti in tutti i casi da quell’universo sommerso che più ci sta a cuore e che pensiamo sia giusto e stimolante seguire dal principio. In poche parole, la musica di cui non tutti parlano.
Che Pelagic Records raramente sbagli è ormai un dato certo, ma che vada a pescare roba come i BRUIT ≤…Il quartetto di Tolosa, il cui monicker in francese significa, letteralmente, rumore è una bestia non rara, di più. Tengono fede al proprio nome, non solo musicalmente, anche visivamente. Il video di Data, estratto dall’album “The Age of Ephemerality” (in uscita ad aprile), è pregno di significati, politicizzato, estremo. Così è quanto suonano: estremizzazione elettrica, vangate elettroniche, ritmiche d’n’b sincopate, bordoni sintetici, esplosioni metallizzate, furia post e melodie stracciacuore che non lasciano scampo. Musica futuristica (e inclassificabile) per futuri incerti. Fenomenali.
Le piacevoli scoperte. Donïa Nö rientra in questo insieme, quest’anno tutt’altro che ristretto. Cantautrice di origini toscane e adottata dall’Urbe Eterna, chitarra e voce nella band di quell’altro folle di Cigno, lo scorso anno ha dato alle stampe “Finché sono viva“, torna con questa Cenere alla cenere, una preghiera oscura che evoca fantasmi lontani a ritmo di danze forsennate, sabba electro che fanno da altare a una voce ipnotica in grado di dare allucinazioni mistiche e spingere alla lotta, che non può rimanere inascoltata.
L’hardcore mutato, quello che ci piace. Sarà poi davvero hardcore, quello che sentiamo su Mortal Coil, singolo apripista di “In Oblivion“, nuovo album degli Age Of Apocalypse in uscita a maggio per Closed Casket Activities? L’intro delicata, basso+voce+feedback di chitarra può illudere? La vocalità ariosa e ipermelodica di Dylan Kaplowitz (che rimanda alle cose più “leggiadre” dei Mastodon, ma non solo) anche? I riff impietosi no di certo, la cassa che trita, gli stomp serrati nemmeno. La chitarra acustica che emerge in mezzo al brano per un paio di secondi prima che tutto torni elettrico e imbestialito? Le aperture hard micidiali? No, nessuna confusione. Questo è l’hardcore che ci meritiamo.
Planning for Burial è il giusto nome per il progetto di Thom Wasluck. Per capirlo vi basterà sentire A Flowing Field of Green. La chitarra fritta nel fuzz è solo il giusto propulsore per melodie grigie come il cielo più plumbeo di cui la natia Pennsylvania è capace. L’incedere doomy con accelerazioni alt fanno da contraltare alla vocalità morbida di Wasluck. Qui è tutto un sentirsi piegati dal peso del mondo. Primo estratto dal nuovo album “It’s Closeness, It’s Easy“, in uscita a maggio per la solita The Flenser.
È una domanda che ci siamo fatti almeno un migliaio di volte: il post-rock ha ancora qualcosa da dire? Provano a rispondere gli ungheresi Törzs, che a maggio pubblicheranno il loro nuovo album “Menedèk“, chiaramente su Pelagic Records. Il primo estratto si chiama Otthon, che in ungherese vuol dire a casa, ed è proprio a casa che si deve sentire ogni appassionato di post-rock ascoltando questo brano. I Törzs non inventano nulla, non ci provano nemmeno, forse nessuno glielo chiede, ma eseguono con la dovuta perizia il copione perfetto del post-rock tradizionale, tra Mono, This Will Destroy You e chi più ne ha più ne metta. Insomma, avrete capito. Se cercate ambienti familiari, farà per voi. Se cercate il brivido dell’azzardo, passate oltre.
Sotto l’ala protettrice di uno come Håkon Gebhardt (Motorpsycho), i toscani Neko at Stella non potevano che darsi ad un hard blues dal sapore ipnotico e rarefatto: il loro nuovo singolo Earth è un bell’esempio di come si possa rinverdire ancora rinverdire la materia stoner psych e al tempo stesso rispettarne tutti i crismi. Ne scopriremo di più nel nuovo album “Into the Wasteland“, in uscita questa primavera su Dischi Soviet Studio.