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Alabaster DePlume – A Blade Because a Blade is Whole

2025 - International Anthem
jazz / experimental

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Tracklist

1.Oh My Actual Days
2.Thank You My Pain
3.Invincibility
4.Form a V
5.A Paper Man
6.Who Are You Telling, Gus
7.Prayer For My Sovereign Dignity
8.Kuzushi
9.Salty Road Dogs Victory Anthem
10.Too True
11.That Was My Garden


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Il jazz contemporaneo si è perso qualcosa per strada. Molti nella nuova scena nu-jazz sembrano impegnati a mantenerlo presentabile, elegante, riconoscibile. Ne imitano le forme, lo lucidano come un oggetto da museo, ma raramente gli danno un reale motivo per esistere ancora oggi. È un jazz che gira in tondo, impeccabile nella forma, ma incapace di ferire, di turbare, di essere vivo. Alabaster DePlume, invece, non gioca a conservare nulla: prende il jazz, lo taglia, lo contamina, lo espone al presente senza difese. “A Blade Because a Blade is Whole“, il suo nuovo album, non cerca di rassicurare o dimostrare qualcosa. È un disco che si lascia andare, e basta.

Il progetto nasce da Looking for My Value, una raccolta di poesie scritte dall’artista inglese. Alcuni di quei testi diventano qui canzoni, o forse invocazioni, in cui la parola resta centrale, ma mai sovrapposta alla musica. Rispetto ai lavori precedenti — più scarni, tendenti al minimale e all’improvvisazione — qui c’è una costruzione più ampia: gli arrangiamenti stratificati, gli incastri tra voce, fiati e silenzi, non cercano equilibrio, quanto piuttosto uno spazio per restare in piedi in mezzo al crollo.

La musica si muove in un’area in cui il jazz si disfa, si ricompone, poi si disfa di nuovo, contaminandosi di folk, cantautorato, avanguardia, in una dimensione instabile per scelta. Forse è proprio questo il punto: se il jazz è ancora vivo, deve imparare a vivere nel disordine. Too True è una spirale: fiati che girano su sé stessi, la voce che cerca qualcosa che forse non c’è. In Not Even Sobbing, il pianoforte è fragile, appena accennato. Il sax entra e si ritrae, come un pensiero che non si riesce a dire fino in fondo. Non c’è climax, non c’è catarsi. Solo tensione che si mantiene in piedi per miracolo.

Non è un omaggio ai maestri, ma non è nemmeno un tradimento: quello di Alabaster DePlume è un altro modo di intendere e di suonare il jazz. Se è vero che non c’è più nulla da dimostrare, è vero anche che c’è ancora qualcosa da dire. La risposta è proprio “A Blade Because a Blade is Whole“, jazz per chi non vuole essere intrattenuto, ma toccato. Anche solo per un attimo, anche solo in mezzo al rumore di un presente disperato. Il jazz, se ha ancora senso, è questo.

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