1. Fluttuazione
2. Esca
3. Non dico niente
4. Berkeley
5. Aracnofobia
6. Che sollievo
7. Capgras
8. Se c'è un sogno
9. Kein Traum
10. Chi guarda dal buio
11. Tutto tace
Nome nuovo nella scena indipendente italiana quello di Laura Vittoria – al secolo Laura Recalcati – ma in realtà musicista e autrice con un background trasversale tra sound design e poesia. Il suo album d’esordio “Kein Traum“, in uscita oggi su La Tempesta Dischi con la produzione di Marco Fasolo (Jennifer Gentle, I Hate My Village), è un disco che dimostra una visione già precisa, rifiutando la spettacolarizzazione per rifugiarsi in una zona di intimità, come a suggerire un ascolto lento che si situa ai margini, e per questo incuriosisce.
Il titolo, che in tedesco significa “nessun sogno”, non è solo una provocazione, ma anche una chiave di lettura. Certo, è preponderante la dimensione onirica, ma sono molti i frammenti di memoria e gli spaccati di realtà che fanno capolino lungo le tracce di un disco asciutto e poetico, che si posiziona a metà tra elettronica e canzone d’autore. Rimandi a Cristina Donà (Se c’è un sogno), Lingua Ignota (Aracnofobia), Lana Del Rey (Non dico niente) e Daughter (Esca), ma anche strumentali in chiave drone (Chi guarda dal buio): “Kein Traum” è un disco che cerca ancora una sua identità completa, ma che nel suo scorrere resta sempre coerente alla sua idea di fondo, che è quella di non gridare, semmai di raccontare le terre di confine tra sogno e risveglio.
Per Laura Vittoria, forse, “Kein Traum“, nessun sogno, non è una rinuncia, ma un invito a guardare altrove, dentro le crepe della quotidianità, dove qualcosa – anche solo un dettaglio, un suono, una parola – può rivelare verità minuscole eppure giganti.