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Ovo & Mai Mai Mai – Split Album

2025 - Arsenic Solaris
noise / elettronica

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Tracklist

OvO side

1. Intro

2. Scavo

3. Orizzonti infiniti

4. In Hollywood

Mai Mai Mai side

5. Affascino

6. Portatore di luce


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Sobrietà. La parola della settimana santa della liberazione racchiude in sé tutta la più becera repressione camuffata da una quanto mai mal celata intolleranza alla libertà di esistere e di essere. Per fortuna ci pensano gli OvO e Mai Mai Mai a infrangere il muro del silenzio dietro il quale vorrebbero allinearci con un intenso featuring. “Split album”, titolo essenziale e senza retorica in uscita il 25 aprile per l’etichetta francese Arsenic Solaris. Nell’artwork (realizzato dal tatuatore Arthur Tête de Mouton) risiede la risoluzione visuale del contenuto dell’album, ovvero pensieri intrusivi, devastazione e corpi morti, poco importa se sono scheletri in materiale cementizio o fantasmi del passato o del futuro.

Non intendo soffermarmi sulle singole specificità degli OvO o di Mai Mai Mai, descriverli come artisti risulterebbe pleonastico. Ciò su cui ho riflettuto durante i numerosi ascolti di “Split album” è stato il concetto di rituale svincolato da qualsiasi istituzione religiosa, nonostante, talvolta, le due cose si sovrappongano, mescolandosi. O meglio, mi sono interrogata sul ruolo della violenza nel rituale. E per rituale intendo anche la normale condizione del vivere. Nella sezione OvO side di “Split album”, il vivere è ferale, brutale, privato di qualsiasi poesia. Eppure nel brano Orizzonti infiniti qualcosa lo sento cambiare, il ritmo rallenta ma non per questo smette di ferirmi, l’angoscia si fa strada in una spirale nichilistica di un camminare senza sosta, dell’incedere sisifeo che si compie nel rituale del cosiddetto passo dopo passo. Camminare, ma per giungere dove? Per scrutare cosa, all’orizzonte?

Mai Mai Mai side mette in scena un altro aspetto del vivere. La natura umana si trasforma, si colloca in uno spazio metafisico, quasi post umano. Ma la rarefazione della materia rumorosa non diminuisce il senso di smarrimento che si prova nell’immaginario di “Split Album”.

Il brano conclusivo, Portatore di luce, mi fa pensare a quanto letto in un libro sulla dottrina buddhista, nel quale, grossomodo, si diceva “Vedi al buio come fossi nella luce”. E non perché siamo costretti ad abituarci alla condizione di smarrimento e rabbia proprie del nostro tempo, ma perché nel buio, è possibile vedere. E non con gli occhi fisici. 

Il brano, inutile dirlo, è una valanga di suoni taglienti, di voci mutate e smembrate, di nebbia e presenze-assenze umane che sfiorano i corpi viventi.

Lo ritengo un album politico? Sì. Tutto ciò che presuppone una riflessione, seppure intrinseca, della natura umana in relazione al proprio tempo e al proprio spazio assume un valore politico.

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