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Viagra Boys – viagr aboys

2025 - Shrimptech Enterprises
dirty psych garage punk

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Tracklist

1. Man Made of Meat
2. The Bog Body
3. Uno II
4. Pyramid of Health
5. Dirty Boyz
6. Medicine for Horses
7. Waterboy
8. Store Policy
9. You N33d Me
10. Best in Show Pt. IV
11. River King


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Okay, alright”. Basta il primo singolo, Man Made of Flesh, per capire quanto i Viagra Boys abbiano le palle in giostra e non facciano nulla, a dispetto di molti altri della loro “generazione” – quella definita post-punk da noi scribacchini – per ripulirsi. È la lordura, infatti, uno degli ingredienti migliori della cifra stilistica della band svedese.

Okay, okay, okay”. Il video. Sebastian Murphy, il “punk rock loser” per eccellenza, in canottiera all’interno di una galleria d’arte, dinnanzi a un quadro (la copertina di “viagr aboys”), opera di qualcuno che vuole fondere Tom of Finland, De Chirico e la dialettica laida di Henry Miller. Beve a canna da una boccia di vino. La schianta a terra. Gli incravattati artistoidi, in quella pozza di vino e vetri ci vedono qualcosa. Lo vestono ripulito, piazzandolo dinanzi a tele bianche, a esprimere lo sporco, battezzato dalle istituzioni. Forzosamente. Tutto fino all’inevitabile. Lo schifo che crolla. La fama che divora. Solo un sogno, anzi, un incubo. Dalla bocca di Murphy cola tanto di quel livore, mentre tutti attorno camminano in punta di piedi anche quando fanno i “contro”. Il vero antagonista è lui: “Sono solo un uomo fatto di carne, mentre tu stai su internet a guardare dei piedi, io odio quasi tutto quello che vedo e vorrei solo scomparire.” Ugh. Sì. Le chitarre fritte nell’acido, quasi a una festa di compleanno australiana di trent’anni fa, ma oggi. Intanto tutti questi fenomeni da baraccone si trastullano con morti famosi, star di serie TV leggendarie, ma meglio morte, no?

Alla mostra canina di Uno II, inseguito da gente che poi lo torturerà cavandogli i denti, Murphy riavvolge il nastro della Storia e guarda al conflitto dell’ex-Jugoslavia e all’orrore vissuto dalla gente di quelle terre, mentre danza svogliato su un tappeto post-punk mitragliato da “orrori” yacht rock. Fantabuloso. A proposito di suoni morbidi, Pyramid of Health: sorniona, soft rock ammorbato da virus rauchi, ritornello rotondo, suoni che si accoppiano a destra e a manca e alla fine le chitarre che si sfasciano colando merda. Lo switch resta su “dirtthestooges”, ma anche più ballad (a proposito di ballad, arrivate in fondo e troverete un pianoforte lacrimevole a lambire River King, iperbrit, ma chi, i Viagra Boys?), Medicine for Heroes è la quinta dimensione del gattesco, “Go ahead, break my neck, take the fluid from my spine” e poi fallo trangugiare ai figli, manco Burroughs nei suoi momenti più osceni, e tutto attorno è il velluto blu dell’alienazione rock, altro che post qui e post là.

Store Policy è una roba allucinata malissimo, tutto completamente storto, flauti che vengono fuori dal terreno in mezzo all’elettrospasticume più totale, disequilibri afrobeat che sbattono alle pareti. “Hai sentito che stanno arrivando i ragazzi sporchi? Meglio nascondere la bicicletta”, si ficca duro in garage con l’elettronica che gira come un elicottero giocattolo, Dirty Boyz, che si dice non sia manco umani, che arrivano dal fango, hanno la benzina nel sangue, beh, sono punk che picchiano sotto cintura, Sebastian marcissimo, sanguina sui sexy coretti, laidissimo, ritmo glamouroso, clamoroso. Basso di cartone, sintetizzatore che buca e Waterboy appare dal nulla come uno spettro fuzzatorio sbrodolante. Basso di cartone? Ancora? Garage punkeria, You N33d Me, sregolatezza chitarristica compressa in una pressa, si gode, ampiamente sfasati (questo tour americano con i Queens Of The Stone Age qualcosa l’ha portato, eh, a questo “viagr aboys”?).

Il crescendo di terrore “rock” innescato con “Cave World” (non che i primi due fossero da meno, sia chiaro), detona. Di primo acchito credevo che quel disco superasse ancora questo, più maledetto e scheletrico, cattivo e tutto il resto, e invece no. È il quarto lavoro dei ragazzi sporchi di Stoccolma a salire in cattedra e pisciare in tutte le direzioni. Pieno di scorie arrivate da chissà dove, avventuroso, sballato all’eccesso. Avanti, ancora una volta.

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