1. Jumpscare (Produced by Steel Tipped Dove)
2. STAR87 (Produced by Conductor Williams)
3. Misery (Produced by Kenny Segal)
4. BLK XMAS (feat. Bruiser Wolf) [Produced by Sadhugold]
5. Waterproof Mascara (Produced by Preservation)
6. Counterclockwise (Produced by The Alchemist)
7. Corinthians (feat. Despot) [Produced by EL-P]
8. Pitchforks & Halos (Produced by Kenny Segal)
9. All These Worlds Are Yours (feat. ELUCID) [Produced by Shabaka Hutchings & DJ Haram]
10. Maquiladoras (feat. al.divino) [Produced by Saint Abdullah]
11. A Doll Fulla Pins (feat. Yolanda Watson) [Produced by Jeff Markey]
12. Golgotha (Produced by Messiah Musik)
13. Cold Sweat (Produced by Ant)
14. BLK ZMBY (Produced by Steel Tipped Dove)
15. Make No Mistake (Produced by Messiah Musik)
16. Born Alone (Produced by Kenny Segal)
17. Lead Paint Test (feat. ELUCID & Cavalier) [Produced by Willie Green]
18. Dislocated (feat. ELUCID) [Produced by Human Error Club]
Dopo aver sprecato il mio tempo ad ascoltare le ultime uscite rap targate Italia delle ultime settimane per puro “dovere redazionale”, avevo bisogno di una boccata di ossigeno. Grazie a billy woods posso nuovamente respirare.
Siamo al tredicesimo (!) album in studio, e ancora una volta è centro sicuro. Solo due anni fa buttava fuori, come Armand Hammer (duo condiviso con il socio E L U C I D, altro genio totale della materia, che solo nel 2024 ha cacciato fuori due pezzi da cento), una pietra miliare dei nostri tempi, ossia “We Buy Diabetic Test Strips”, un viaggio allucinante che sembrava non poter essere pareggiato. Sembrava.
Like a memoriam I cite my sources: Antipop Consortium, Co-Flow and every line of “Accordion” (every line)
woods e i suoi numi tutelari sciorinati in STAR87, di certo non ignote, a ben sentire. Cucinata la base, archi che fischiano come sciami d’insetti d’acciaio, beat scheletrico, sopra ci si mette un rhyming serpeggiante e un sacco di violenza (domestica, sul finale), paura e terrore. Tutto. Fa e si infila. Altro terrore, Waterproof Mascara è hauntology totalizzante e a-ritmica, un pianto di donna, “don’t trust anyone”, come lo direbbe Jack Torrance, e i brividi che scuotono il corpo. Post-industrialismi ancora privi di battito, Maquiladoras lavora in sottrazione, sintomi trap incarnati da al.divino, sfanculare i MAGA tra le righe, coda soul con sax, roba micidiale. Jazzrap? Da queste parti si fa bene. Come? Fiati in base, batteria storta, oscurità che trasuda, un triangolo che marcisce, e Stephen King, Misery è un demone del buio, con woods che paga di nuovo dazio a MF DOOM (“Said I re-up on bad dreams”), senza tralasciare l’estrema jazzmatazz A Doll Fulla Pins, un cuore pieno di spilli e lasciato da parte reso stupendo dal ritornello di Yolanda Watson (e senza tralasciare l’assalto ultrapoliticizzato su base ethiopjazz di BLK ZMBY, decoloniale sentenza desolante).
Barra dopo barra dopo barra, woods divora tutto, interpreta pure le virgole. Sputa in faccia al razzismo su Jumpscare, la golliwog del titolo, bambola razzializzata, e il jumpscare arriva, senza necessità di stare su una cassa, in libertà su sintetiche sospensioni. Company Flow, si diceva? El-P fa gli onori di casa in Corinthians, usa lo spazio come solo lui sa fare, pannering vocale sui sample, synth sci-fi che aleggiano sul pezzo, il beat che parte solo dopo un verso che trasuda politica (il dito puntato sui miliardi di dollari spesi dal governo statunitense per spalleggiare Israele nel genocidio di Gaza), Despot fianco a fianco con woods, attraverso campi magnetici, “Fuck what they tellin’ you”.
La coppia Armand Hammer torna in ben tre brani: All These Worlds Are Yours, demoniaca, pende dalla forca che gli uomini costruiscono in modi disumani, storta, ancora violenza, ancora guerra (questa volta in Ucraina), Lead Paint Test, un notturno rap che più “classico” non si potrebbe, minutaggio lungo (gli altri brani difficilmente superano i tre minuti), una tromba lontana, scratch dosati, woods, E L U C I D e Cavalier sfasciano versi, nessun hook, nessun chorus, tutto ridotto all’osso, poi la closer, l’immensa Dislocated, ancora jazz, anche nelle parole, “I played facing the bassist, Miles Davis”, dare le spalle al pubblico seguendo solo se stessi, picchiare duro su tempi tritati, fiato e frasi decostruite, significati che sfuggono, “I can’t be located”. È proprio vero.
Dove lo piazzi “GOLLIWOG”? Nell’avanguardia? Nel classico alienato e osservato con lente futurista? Dove? Ovunque e in nessun posto. Boccata d’ossigeno, lo dicevo, anche se il fiato lo toglie.
Black Thanos finger snaps five gems on a four finger ring / It’s no going back no more.