Febbraio 2016. Avevo diciannove anni e stavo affrontando la prima sessione d’esami della mia (fin troppo lunga) carriera di studente universitario.
Ricordo che una di quelle sere, dopo una lunga giornata di studio nella biblioteca di area umanistica dell’Università di Siena, uscii col mio gruppo di allora. C’era anche Matteo, che da tanti anni ormai mi accompagna a concerti di nicchia in giro per la Toscana e non solo. Matteo quella sera stava esprimendo il suo disappunto per il nuovo album di un gruppo che ascoltava da tempo, a detta sua troppo diverso dai precedenti.
Venivo da un’adolescenza all’insegna del metal moderno e del rock classico (generi a cui mi ero approcciato, almeno per quanto riguarda alcuni gruppi, più da poser che da genuino ascoltatore). La scena alternativa italiana mi era totalmente aliena. Anzi, potrei proprio dire che la snobbavo. Eppure, mi aveva stuzzicato il bizzarro nome di quella band: I Cani. Fu quindi con la curiosità di un esploratore di epoca colombiana in un nuovo continente che decisi di ascoltare “Aurora”, l’album che tanto aveva lasciato perplesso Matteo.
Inutile dire che mi si aprì un mondo nuovo e che questa scoperta mi avrebbe portato a scoprire canzoni, album e musicisti che non mi sarei mai aspettato di poter apprezzare, sia avvicinandomi a molteplici generi di nicchia, sia riconciliandomi col pop che il me adolescente guardava un po’ dall’alto verso il basso. Non fosse stato per I Cani, in sostanza, non avrei mai scoperto gran parte della musica che ascolto oggi.
Ecco perché non posso esimermi da raccontare la storia di uno dei progetti più importanti della musica italiana contemporanea (e della mia personale maturazione come ascoltatore), nonché del suo artefice, Niccolò Contessa.
Giugno 2010. Su un canale YouTube appare un video intitolato I Cani – I pariolini di diciott’anni. Si tratta di una canzone post-punk che parla di adolescenti attratti da motorini, ragazze, cocaina e “un generico quanto autentico fascismo”. La canzone, dominata da tastiere acide e con una produzione del suono decisamente lo-fi, è accompagnata da una Polaroid che ritrae un chihuahua.
I Cani sono il nuovo progetto musicale di Niccolò Contessa, già attivo da anni nella scena romana, in quanto ex-membro dei Tavrvs e de La Routine. Sul bizzarro nome del progetto, Contessa avrebbe affermato nel 2016:
Non mi piaceva l’idea di un nome troppo specifico, cioè che evocasse troppo un immaginario. “I Cani” ha il vantaggio che ha tantissime connotazioni perché il cane è l’attore che non sa recitare, è il migliore amico dell’uomo, il cane è fedele, il cane può essere il cane da salotto, il cane randagio, il cane che fa il combattimento tra cani
da La Repubblica
A dicembre 2010 esce sullo stesso canale Il pranzo di Santo Stefano, insieme a un ennesimo scatto natalizio di due cani. Nel frattempo, la band si affilia alla bolognese 42 Records, con cui Contessa collabora tuttora.
È così che a giugno 2011 “Il sorprendente album di esordio de I Cani” che, come da titolo, segna l’esordio discografico della band. È qui che ritroviamo alcuni dei brani più iconici della band, tra cui Hipsteria, Le coppie, Velleità, Wes Anderson e i già citati I pariolini di diciott’anni e Il pranzo di Santo Stefano.
Il tono delle canzoni oscilla tra la festosità di una festa universitaria e il pessimismo tipico dei vent’anni. I testi descrivono una Roma fatta di arte underground, di lavoretti per ripiego e di relazioni passeggere vissute con un’intensità travolgente. Nei testi troviamo artisti falliti, coppiette che si formano all’improvviso e si sfaldano altrettanto velocemente, pischelli fascisti e zie fiorentine.
Il disco raggiunge un immediato successo, a cui segue un tour in giro per il Paese a cavallo tra 2011 e 2012. La live band che accompagna Contessa, in questa fase, è composta da Valerio Bulla (basso), Simone Ciarocchi (batteria), Gino Maglio (tastiere) e Marco Daretti (tastiere).
In questa fase, Contessa e la live band scelgono l’anonimato, nascondendo i volti con dei sacchetti di carta in testa o non facendosi riprendere in viso durante i concerti, come nel caso del videoclip di Perdona e dimentica. Già da qui si intuisce che Contessa non è una persona esattamente a proprio agio con la notorietà, come avrà modo di mostrare anche negli anni successivi.
Visto il successo del disco di debutto, I Cani iniziano nel 2012 a collaborare con numerose altre formazioni e progetti. Tra queste spiccano il featuring in Questa è Sparta, che appare nell’album “Musica X” dei Perturbazione, e la partecipazione alla compilation tributo agli 883 “Con due deca”, in cui i nostri portano una cover di Con un deca.
La più importante di queste esperienze, però, è senza dubbio “I Cani non sono i Pinguini non sono I Cani”, split EP pubblicato ad aprile 2012, realizzato con la collaborazione dei Gazebo Penguins. Nello split, ciascuna band presenta un inedito e una cover dell’altro gruppo. Nella prima metà, infatti, troviamo l’inedito de I Cani Asperger e una rielaborazione di Wes Anderson da parte dei Gazebo Penguins, mentre nella seconda parte troviamo Nevica, inedito della band emiliana, e una cover della loro Senza di te realizzata da I Cani.
A ottobre 2013, invece, esce “Glamour”, secondo full-length della band romana. L’album, adottando una cura del suono meno amatoriale, riprende gli elementi post-punk dell’album di esordio – presenti in Come Vera Nabokov, Storia di un impiegato e Lexotan. FBYC (sfortuna), invece, richiama “Sfortuna” dei Fine Before You Came, gruppo icona della scena alternativa italiana. La collaborazione con i Gazebo Penguins, invece, da vita a Corso Trieste, una canzone dominata da un lacerante senso di nostalgia. “Glamour”, però, rispetto al predecessore guarda maggiormente all’alternative rock e all’elettropop, come testimoniano Non c’è niente di twee, San Lorenzo o Storia di un artista.
Con il tour di “Glamour”, cadono definitivamente i sacchetti di carta e il velo di anonimato che aveva celato la band nei primi anni. I Cani ormai sono pronti per mostrarsi al pubblico, senza perdere però la loro nomea di gruppo “timido”. E, come attestano le numerose collaborazioni, il gruppo romano è a tutti gli effetti parte integrante della scena it-pop di quegli anni.
Fine 2015. Dopo una lunga pausa, I Cani pubblicano Baby Soldato, brano sulle modelle che percorrono le runway internazionali. Si tratta del singolo scelto per anticipare un nuovo album, che sarebbe uscito a gennaio 2016. Si tratta di una vera e propria svolta, in quanto le sonorità post-punk dei primi due album lasciano spazio a un sound decisamente elettropop.
“Aurora” – così si chiama il nuovo album – mette da parte il lo-fi dei predecessori a favore di canzoni quasi radiofoniche del calibro di Non finirà, Il posto più freddo, Questo nostro grande amore oppure Una cosa stupida. Altrettanto significativa è la title-track, una lovesong in cui Contessa si rivolge direttamente al “pacchetto digitale”, forse un video di gattini o una vignettina cute, dicendogli di raggiungere la persona amata passando di satellite in satellite. Forse con un velo di pessimismo, Aurora ci mostra come le relazioni umane non possono più prescindere dalla tecnologia, dai messaggi e dai contenuti da guardare “nei momenti vuoti“.
Un po’ capisco chi, come Matteo, è rimasto deluso da questa svolta. Allo stesso tempo, però, penso che Contessa abbia il merito di aver prodotto con successo un album pop in maniera quasi mielosa e, allo stesso tempo, radicalmente anti-pop. Ci sono brani orecchiabili, certo, ma c’è anche roba di qualità difficilmente digeribile da un pubblico poco avvezzo alle sperimentazioni, soprattutto verso la fine del disco. Penso soprattutto a Calabi-Yau e ai suoi mondi non-euclidei, o alla strumentale Ultimo mondo.
E, soprattutto, quel senso di angoscia già presente nei primi due dischi non solo permane, ma si fa filosofico e culmina nell’immagine della morte cosmica nelle conclusive Finirà e Sparire.
Una volta finito il tour di “Aurora”, il silenzio. Il progetto I Cani va in pausa e Contessa si ritira dalle scene. Le pagine social della band vengono chiuse, a parte il canale YouTube.
Mentre il musicista simbolo dell’indie italiano sceglie l’allontanamento dalle piattaforme, su queste ultime il pubblico è più in fermento che mai. La fine degli anni ‘10 e la pandemia è un periodo in cui il pubblico aspetta con trepidazione un qualsiasi segnale. Su Facebook nasce la pagina “Aggiornamenti quotidiani sul quarto album di Contessa”, che per anni annuncia a cadenza (inizialmente) quotidiana che, ahimè, il quarto album de I Cani non è ancora uscito.
In questo periodo, Contessa si dedica alla produzione musicale e alla composizione per altri artisti, collaborando, tra gli altri, con Coez e Tutti Fenomeni. In particolare, Contessa è coautore di Tuo padre, mia madre, Lucia, presentata a Sanremo 2022 da Giovanni Truppi. In realtà, della nuova musica firmata I Cani viene rilasciata ogni tanto, ma sempre col contagocce. Nel 2018 esce Nascosta in piena vista, scritta per la colonna sonora di “Troppa grazia” di Gianni Zanasi. In periodo COVID, escono sul canale YouTube della band le sperimentali Un altro Dio (2021) e Fiore (2022). Nel 2021, inoltre, Contessa appare sul piccolo schermo come guest star musicale in una puntata di Una pezza di Lundini. È la prima volta da diversi anni che l’artista compare sotto gli occhi increduli della platea televisiva. Tutte queste sporadiche apparizioni diventano argomento di discussione sui social: I Cani stanno davvero tornando? oppure sono solo episodi isolati?
Purtroppo, sembra che la risposta giusta sia la seconda. Tutte le volte che Contessa fa capolino dall’oscurità, scompare con la stessa velocità con cui si era manifestato. C’è chi perde la speranza di vedere uscire il famoso quarto album.
Dicembre 2023. Di punto in bianco, alcuni negozi annunciano di avere ricevuto dal nulla un pacco con alcuni vinili targati 42 Records. L’unica cosa che c’è scritta è “I CANI BAUSTELLE”. Sembra contenere due inediti. Ebbene sì: è uscita una nuova collaborazione tra due dei progetti più iconici dell’indie pop italiano, I Cani e i Baustelle. Mancava solo Vasco Brondi per fare tombola.
Le due tracce del disco, Nabucodonosor/Essere vivo e Canzone d’autore/L’ultimo animale, sono inizialmente disponibili in tiratura limitata su vinile e in streaming su Bandcamp, per poi approdare anche sulle altre piattaforme nei mesi successivi. Ma la cosa più sorprendente è un’altra. Mentre il trio di Montepulciano era già tornato sulle scene da mesi e aveva da poco concluso il tour di “Elvis” (2023), per I Cani questa è la prima pubblicazione di inediti in formato fisico dal 2016. Stavolta, il ritorno tanto atteso del più chiacchierato progetto indie italiano dello scorso decennio sembra verosimile.
Eppure, ancora una volta cala il silenzio…
… fino al 10 aprile 2025. Quella mattina, stavo scrollando Instagram mentre fingevo di seguire un tedioso webinar in compagnia di altre centinaia di fotocamere spente, quando mi sono imbattuto in alcuni miei contatti che annunciavano con entusiasmo di stare ascoltando il nuovo album de I Cani. La sensazione che mi colse subito (e che aveva colto tutte quelle persone prima di me) era di stupore: in che senso il nuovo album de I Cani? quando è uscito? quando è stato annunciato?
“post mortem” è il ritorno dalle ceneri del progetto musicale, un album che fa tesoro di tutto il lavoro precedente e lo rinnova. In particolare, è evidente il richiamo a “Glamour” (anche se con una piega meno punk e più dark), presentando canzoni come davos, f.c.f.t. e madre che avrebbero potuto benissimo comparire nel secondo album. L’elettropop di “Aurora” viene messo da parte e si manifesta soltanto in colpevole. Le melodie alla chitarra elettrica dominano io, colpo di tosse e carbone, mentre un beat semplice di drum machine costruisce la potente ossatura di buco nero e di buio. nella parte del mondo in cui sono nato, invece, col suo frenetico ritmo elettropunk fa subito pensare agli Offlaga Disco Pax e, vagamente, ai CCCP. Cosa ancora più spettacolare: I Cani torneranno in concerto tra novembre e dicembre! Chi avrebbe mai detto, fino a un mese fa, che questa cosa sarebbe successo? Inutile dire che il sottoscritto andrà a vedere (trascinando anche il caro Matteo).
La domanda però è un’altra: questo quarto album segna un ritorno definitivo davanti al pubblico? oppure Contessa ha fatto per l’ennesima volta capolino dalle tenebre, per poi nascondersi di nuovo nell’ombra fino a chissà quando (se ci sarà un quinto album de I Cani)? La risposta è che, come la band ci ha mostrato più volte nella loro carriera ormai più che decennale, dobbiamo aspettare senza farci troppe aspettative. Solo il tempo sarà in grado di dirci se Niccolò Contessa e I Cani rimarranno sotto gli occhi del pubblico o torneranno (definitamente?) a muoversi dietro le quinte.
L’unica certezza e la traccia indelebile che questo gruppo lascia sulla musica italiana, sempre pop ma mai banale, a cavallo tra mainstream e underground. E anche se I Cani dovessero chiudere i battenti domani, il loro fondatore probabilmente continuerebbe comunque a muoversi nell’ombra, dietro a qualche nuova maschera.
… perché pure a sparire ci si deve abituare