La nostra storia inizia in una città. Asia, sud est. Per la precisione e per dovere di cronaca ci troviamo lungo una strada apparentemente tranquilla che ad un primo sguardo distratto potrebbe apparire quasi anonima. In realtà è tutto tranne che questo. Rumori. Suoni. Colori. Vociare di persone in movimento. Vita. Tutto scorre seguendo un flusso che sembra non interrompersi. Ogni istante che passa notiamo nuovi elementi che arricchiscono il contesto che ci appare davanti e la storia, decisamente, inizia a farsi interessante.
Risoluzione in 4K, slowmotion, movimento di camera in avanti tra file di persone che ci vengono incontro. Il prologo volge alla sua conclusione. Dissolvenza. Inizia la storia.
Il nuovo album di Sibel Jaqueline Kocer aka JakoJako, elegante ed emozionale musicista vietnamita ormai di casa a Berlino, è un lento piano-sequenza tra minimalismi elettronici in continua ricerca di una relazione tra intuizioni sonore e rigori compositivi.
Talento e conoscenza, uniti a fervida ispirazione, fanno di “Tết 41” un disco sì per soli amanti del genere (…astenersi perditempo!), ma anche una pietra preziosa luminosissima da ascoltare in rigoroso silenzio per non sporcarne neanche la più piccola delle angolature.
Non a caso ospite dei più importanti festival di musica elettronica di tutto il Mondo, non a caso autrice di remix per artisti e band del calibro di Martin Gore e New Order e no, non è un caso se anche questa volta JakoJako è stata capace di dare vita ad un album da riporre con delicatezza sulla mensola delle più interessanti uscite discografiche di questi primi mesi dell’anno due zero due cinque.
No, non è un caso, non lo è affatto. Mercati suburbani, passeggeri solitari seduti in silenziosi bus notturni, affollate intersezioni stradali assediate da orde di scooter colorati, tranquilli vicoli di quartiere testimoni dello scorrere della quotidianità. Tradizione e visioni contemporanee, scenari frenetici e scorci di vita lentissima.
Prendete tutto questo e avrete le sensazioni che “Tết 41” saprà trasmettervi lungo lo scorrere delle 10 tracce che lo compongono. Un disco raffinatissimo, sintesi tra sintetico e umano, tra paesaggi futuri e angoli di città scevri da qualunque frastuono urbano.