Un’abbondante mezz’ora di buon folk.
È così che potremmo semplicemente definire l’ultimo lavoro di Alan Sparhawk insieme ai Trampled by Turtles. Quando si ha a che fare con un artista come Sparhawk, si è certi di trovarsi davanti a qualcuno che non ha bisogno di stupire, tantomeno di vendere. Sappiamo invece che la sua musica sgorga dal desiderio di crearla, dall’ispirazione, dalla curiosità di collaborare e dare vita a qualcosa, incrociando strumenti e storie con amici incontrati lungo il cammino. Sono gli snodi in cui si generano dei mix particolari, come quello di questo disco, “With Trampled by Turtles”. La collaborazione tra il gruppo e Alan Sparhawk, entrambi originali di Duluth, Minnesota, patria di Bob Dylan, non è certo una novità in quanto hanno bazzicato lo stesso palco già in altre occasioni ma mai avevano dato vita ad un lavoro corale come questo: un disco che affonda le radici nella tradizione americana e lì trova il suo habitat naturale. È un album che racconta di un folk alla Avett Brothers, dal sound semplice, quasi minimale, diretto e senza fronzoli. Nulla a che vedere con i Low, ma questo era facile da immaginare, e neanche col precedente lavoro solista, “White Rose, my god”.
È un album che si appoggia sulle melodie rallentate e sulle chitarre, talvolta leggere, altre più cupe, dai contorni dolorosi, che trasudano un velo di malinconia latente, pur senza mai precipitare nella tristezza senza ritorno. Non potrebbe essere altrimenti, dopo la perdita della compagna di vita privata e artistica Mimi Parker. L’eco della sua assenza e la presenza della voce della figlia Hollis nell’emblematica Not Broken, non fanno che dare un ulteriore livello di profondità alla situazione. È un disco intenso, lo si percepisce fin dalle prime note, e tramite le canzoni trova un suo equilibrio, una sua dinamicità, e la mantiene costante per tutti i nove pezzi. Certo, non mancano le canzoni di spicco, quali Stranger, il singolo che ha anticipato l’uscita del disco, e Princess Road Surgery, una chicca adorabile nella sua melodia e un po’ smitshiana nelle parole. In questo impasto di atmosfere speranzose e amare si ritaglia uno spazio il banjo di Torn & in Ashes, e una pioggia di violini piangenti che infrange la morbidezza complessiva, in Screaming Song.
“With Trampled by Turtles” è un disco coerente, diretto ad arte da un ensemble di marionettisti che sanno benissimo come muovere i loro fili, capaci di plasmare con elasticità i frutti della loro fantasia. Sembra quasi di vederli, tutti insieme, mentre, strumenti in mano, scrivono e riscrivono le canzoni, limando i dettagli nel cercare quella sfumatura agrodolce, quell’armonia minore perfetta per esprimere uno stato d’animo. Quello che rimane addosso dopo l’ascolto dell’ultimo lavoro di Alan Sparhawk e dei Trumpled by Turtles è questa sensazione di qualcosa di bello che però ha subito uno svuotamento, e che lascia in dote un filo di angoscia e insieme la possibilità del domani. Per quanto possa essere un semplice album folk, quando un disco riesce volutamente a lasciarti questa sensazione interdetta e potente, è senza dubbio un disco di spessore.
Ma, del resto, c’erano dei dubbi?