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Back In Time

I 40 anni di “Forever” di Luca Carboni, senza crisi di mezza età

Ai primi di settembre mi affacciavo sempre alla finestra della mia stanza, osservavo i grandi camion con le rotoballe parcheggiati lungo la strada. Nel 1985 avevo poco più di dieci anni e quell’immagine, per me, significava la fine dell’estate e il ritorno a scuola. “Forever” di Luca Carboni è entrato in casa mia per mano di mia sorella o qualche sua amica. Probabilmente su qualche Sony HF46 o una Mixed by Erry.

Tutte le ragazze sbavavano per lui e la sua voce si ascoltava ovunque, nelle autoradio o dai balconi aperti delle case. A dieci anni, io pensavo solo al Campionato e al Napoli di Maradona.

Poi cresci, cambi e scopri la musica e questo avviene per caso, come per caso ti ricapita quella cassetta in mezzo alle altre. La musica, per fortuna, supera il tempo, se ne frega della moda e ti colpisce quando meno te lo aspetti, come un boomerang ritorna a quindici anni e ti vedi già grande.

Sarà un uomo, E avrà qualcosa che assomiglia a una casa,
A un automobile nuova
Sarà un uomo,
A fare il figo camminando nel cielo
Per farsi notare
Con i suoi “M’ama, non m’ama, m’ama”
Non m’ama più
Coi suoi “Se deve partire un bacio,
Che sia di quelli che non scordo più

Parla di me e di tutti quelli come me, che stavano passando dall’infanzia all’adolescenza. Con tutte quelle incertezze e speranze che stanno lì ad aspettarci. Un giorno saremo uomini come nelle parole di Luca, che uomo lo era già da un pezzo, preso da sentimenti contrastanti di chi viveva gli anni di un Italia dritta con la schiena curva.

Con “Forever”, Luca Carboni si afferma come cantautore metropolitano, nato da una vecchia scuola che trovava difficoltà a reggere il passo con le classifiche e che aveva bisogno di un linguaggio nuovo per raggiungere i giovani. E sono proprio i giovani il suo pubblico, quelli che sono figli degli anni ‘70 e che cercano una loro identità. Quelli che all’oratorio di Sugo preferiscono andare in giro con il Bravo e la Vespa 50, indossano le Timberland e che, con la superficialità di chi crede di avere il futuro nelle mani, fanno finta di non guardare in alto perché “…lassù c’è un cielo che a volte mette paura”.

“Forever” è un disco maturo, consapevole, è l’inizio di una crescita personale per chi lo canta e per chi lo ascolta. Luca ci aveva già colpiti con il primo lavoro e brani come Ci stiamo sbagliando e Fragole buone buone, mostrando una poetica differente da quella dei suoi colleghi. Arrangiamenti moderni, accattivanti e con un sapiente uso di synth (senza tradire strumenti acustici) diventano il veicolo per diffondere stoccate ad una società che troppo spesso perde la strada.

Solarium strizza l’occhio ad una new wave non banale e di qualità con un testo attualissimo che sa di profezia. Basta sostituire Riccione con Sharm el-Sheikh e il Cabriolet con un Suv. Brani come Sarà un uomo, Ci sei perché, Le nostre parole o La mamma sono un manifesto di una generazione che qualche anno più tardi si perderà tra telefonini e Grande Fratello.
Se si apre la copertina interna del vinile ci si trova davanti Luca, seduto su una panchina e l’espressione di “…te lo avevo detto che sarebbe finita così”.

Realizzato con l’aiuto di nomi importanti come Roberto Costa, Gaetano Curreri, Angela Baraldi e un certo Domenico Sputo (Lucio Dalla) tra gli altri.

Il secondo album di Carboni è un disco ancora attuale e fondamentale che consiglio a tutti di ascoltare. “Forever” ci ha accompagnato per quarant’anni e quando noi non ci saremo più continuerà a risuonare, perché la musica vive per sempre e ci sarà sempre qualcuno che si fermerà mezz’ora ad ascoltarlo.

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