Quanto amo i Dire Straits e la chitarra di Mark Knopfler?
Impossibile da definire. È stato il mio primo approccio con la musica “seria”, da quando sulla bancarella del “Marocchino” a Giugliano (che poi non era nemmeno marocchino)comprai una cassetta di Mixed by Erry. Una delle tante che aveva inventato, una compilation (o sampler se siete esterofili) con le migliori canzoni dei Dire Straits, Eagles, America e Supertramp.
Una sua creazione che, come tante altre, permetteva a chi aveva fame di musica e soprattutto pochi soldi da spendere, di scoprire e ascoltare tanta bella roba.
Vengo letteralmente rapito da Sultans of Swing e da quel momento si apre tutto un mondo che si riempirà, poco alla volta, dai dischi del gruppo britannico. Poi c’è la chitarra di Mark.
Chitarra che mi ha accompagnato per anni e ancora riesce ad emozionare grazie ai suoi album solisti nei quali si veste di un suono a me congeniale e accattivante. Accolgo con piacere Golden Heart del 1996 e resto incantato da “Sailing to Philadelphia” del 2000. Sicuramente il mio disco preferito del periodo solista dello scozzese che, già con le prime note di What it is, mi fa sobbalzare dalla sedia. Un riff semplice e pulito che, con la sua rapidità, ti travolge e ti fa pensare “Hey, What it is now?”
“Sailing to Philadelphia” arriva come un fulmine a ciel sereno in un momento musicale di grande trasformazione, tra Radiohead, Eminem, e Linkin Park (per citarne alcuni) il buon Mark torna con un disco fuori dal tempo. Sembra fregarsene delle tendenze di mercato e propone un lavoroche si pone a metà strada tra un rock classico e il countryraffinato, con suoni puliti e una voce che più che cantare recita storie.
La voce di Knopfler è rassicurante, calda, e la sua pacatezza associata alla sua chitarra trasforma l’ascolto in un viaggio sonoro. E di viaggio si tratta, da fare in treno (perché io ho paura dell’aereo), magari con una buona birra gelata e tanta voglia di farsi trasportare dalle campagne di Glasgow fino in Pennsylvania. Un viaggio che dura da venticinque anni e non accenna a terminare, perché ogni volta che si arriva in stazione non si ha voglia di scendere, ci si perde ad ascoltare un assolo, ad assaporare l’ultima nota ed ecco che riparte verso una nuova fermata, sperando che arrivi il più tardi possibile, E di stazione in stazione si passa da What it is a Sailing to Philadelphia con la voce di James Taylor che rende la canzone una vera perla.
Who’s you baby now è una ballad con un stile country e incalzante, ti fa pensare ad una cavalcata lungo un fiume tra cercatori d’oro e Cowboy solitari. Baloney Again è una canzone notturna, da ascoltare in auto a volume leggero e con i finestrini abbassati per godere del fresco di una calda estate. Altra chicca del disco è The Last Laugh con la partecipazione di Van Morrison, un brano che sembra provenire dal periodo Making Movies, con una cadenza da ninna nanna segnata da un arpeggio delicato. Morrisonoffre una interpretazione magistrale donando al brano una identità particolare. Speedway to Nazareth è un brano da ascoltare tutto d’un fiato per lasciarsi avvolgere dal ritmo travolgente e dal solo di chitarra finale evocativo. SilvertownBlues, il mio brano preferito, è una parentesi nel disco. Totalmente diverso da tutto lo stile che caratterizza l’album, sembra trarre ispirazione dal periodo “On Every Street”. Il brano è una denuncia ai danni provocati dalla speculazione edilizia nell’area fluviale londinese di Silvertown. Sands of Nevada è una nostalgica riflessione su un amore finito con un parallelismo con il mondo del gioco d’azzardo. “What it is is I’m older And I’m still a fool For a one-way romance”. La fine del disco è affidata a One More Matinee, e non può essere scelta migliore, essendo una ballad delicata e dolce sul tempo che passa e sul non perdere la speranza, perché un giorno accadrà qualcosa che cambierà la nostra vita.
“Sailing to Philadelphia” ci fa capire che per i Dire Straits non ci sarà più nessuna possibilità di tornare insieme e che ormai Mark Knopfler è catapultato in un percorso artistico personale dal quale non intende separarsi. Possiamo solo essere felici che ci abbia regalato tanta musica da poter ascoltare e assaporare in ogni momento.