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Agriculture – The Spiritual Sound

2025 - The Flenser
blackgaze

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Tracklist

1. MY GARDEN
2. FLEA
3. MICAH (5.15AM)
4. THE WEIGHT
5. SERENITY
6. THE SPIRITUAL SOUND
7. DAN’S LOVE SONG
8. BODHIDHARMA
9. HALLELUJAH
10. THE REPLY


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È l’anno del “gaze”. Se in primavera i Messa ci avevano deliziato con un altro grandissimo disco evocativo degli anni ’80, di ciò che a loro piace definire “scarlet gaze”, in quest’autunno è il secondo e attesissimo disco degli Agriculture a confermare le attese attorno a questa band, inevitabilmente in scuderia The Flenser e amiconi dei Chat Pile che presto ritorneremo a sentire.

Siamo al blackgaze più puro, e allo stesso tempo più variegato e carico di cose da dire. Lo sapevamo già, eravamo dalle parti dei Liturgy già nel precedente disco, in una forma un po’ meno solenne e più svolazzante, in un certo senso. L’EP “Living is Easy” è risultato un promettente concentrato di wholesome metal, come se la vita contadina scorresse a 300bpm. Ma su The Spiritual Sound” siamo su un altro livello. É più di una raccolta di canzoni, è un manifesto programmatico, tre quarti d’ora di musica fatta mettendo convinzione in ogni nota e in ogni parola, senza segni di cedimento o sbavature. 

A volte ti arrivano le brochure dei dischi e hai la sensazione di leggere un sacco di cazzate. Qui persino la brouchure è convincente, la leggi e sai che descrive per filo e per segno l’esperienza che ti aspetta. Un disco in due atti, una prima parte rumorosa, barocca, estrema e catartica, una seconda più devota, riflessiva spirituale. Due atti, due voci: la calma zen e la riflessività di Dan Meyer, le grida taglienti di Leah B. Levinson. 

Bastano 20” di The Garden e sei già dentro il disco, catturato da questo ronzare chitarroso di api che solo i Marlene Kuntz avevano reso così bene in precedenza. Il livello tecnico è alto, altissimo, ma gli Agriculture non si perdono in eccessi di esercizio: ci stanno anche i power chord quando devono essere funzionali, vedi The Weight o Bodhidharma, pezzo anche di lunghi silenzi così difficili da suonare. 

Dicevamo che è l’anno del “gaze”. Ma è anche l’anno delle artiste trans. Da Ethel Cain a Backxwash, passando per Luisa Almaguer (Africa Express), trovare il meglio nelle opere di o con musiciste trans è la regola: l’arte va spesso di pari passo con la sofferenza e una transizione, per quanto desiderata, non è una passeggiata di salute. Leah B. Levinson non serve eccessi di poetica: The Weight è un racconto olistico dei disagi della vita queer, tra aggressioni, insulti, minacce e pedinamenti, cose delle quali si fa ringhiosa voce. 

Passiamo da un pezzo a un altro e ascoltiamo cose bellissime, alle volte così poco metal. Flea parte decisa sul black e poi stacca su un basso da tardivi Red Hot Chili Peppers, chissà che il titolo non voglia essere un omaggio. Dan’s Love Song è forse quella che la fa fuori dal vaso più di tutte, suonando come una cover dei My Bloody Valentine. Anche più di Hallelujah, il pezzo che si spinge più ‘lontano’ dal genere arrivando ad un acustico spiritual (per poi tornare sul seminato). La finale The Reply, al primo ascolto, ricorderebbe I Might be Wrong dei Radiohead. 

La brochure si chiude con questa frase: “Quando l’imperatore cinese chiese al fondatore dello Zen cinese, Bodhidharma, ‘Qual è il vero significato della sacra verità?”, egli rispose: “Un vasto vuoto. Niente di sacro”. Questa non è musica di sottofondo. Non è per creare atmosfera. “The Spiritual Sound” è musica che interroga.

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