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Back In Time

Il primo passo oltre il giardino: “Trespass” dei Genesis compie 55 anni

Ci sono dischi che lontani dalle luci della ribalta. Nascono in silenzio, lontano da tutto. Cinque ragazzi inglesi, Peter Gabriel, Tony Banks, Mike Rutherford, Anthony Phillips e un nuovo batterista, John Mayhew, si chiudono in un vecchio college di campagna. Undici ore di prove al giorno. Panini mandati dai genitori. E una sola idea in testa: scoprire chi sono.

Da quel ritiro nasce “Trespass“, un titolo che significa “sconfinare”, e in effetti è proprio quello che fanno. Sconfinano dal pop educato degli anni ’60 in un territorio nuovo, pastorale, un po’ fiabesco, molto inglese. Un suono costruito su chitarre a dodici corde, organi che respirano come la bruma del mattino e la voce roca e inquieta di Gabriel, già allora, un narratore d’altri mondi.

Il disco si apre con Looking for Someone: una preghiera, un richiamo nel vuoto. L’organo malinconico si intreccia con la chitarra, la voce si fa potente, poi dolce, poi ancora furiosa. È come se la band stesse imparando a camminare, ma sapesse già dove vuole arrivare.

White Mountain racconta una lotta tra lupi, una parabola antica sull’istinto e sul potere. Visions of Angels illumina la stanza con il suo pianoforte ritmato e le armonie luminose. E poi arriva Stagnation: una delle prime vere magie Genesis. Un viaggio interiore, sospeso, con Gabriel che scandisce, quasi come un attore, “Ah ah ah, I want to sit down… I want a drink.”. E per un momento, il tempo si ferma.

Dusk porta una calma irreale, quasi sacra, ma è solo il preludio al gran finale: The Knife. Qui tutto cambia. Le chitarre diventano taglienti, il basso pulsa, l’organo si apre come una ferita. Gabriel urla la rabbia e il sogno, la violenza e la libertà. È la prima volta che i Genesis mostrano la loro vera forza. È la nascita del suono che farà scuola.

Trespass non è ancora il capolavoro, ma è la chiave, è la porta che si apre sul giardino delle delizie progressive. Dentro ci sono già i semi di “Foxtrot“, di “Selling England by the Pound“, di tutto ciò che verrà. Riascoltarlo oggi è come tornare in quel college sperduto nel Surrey. Sentire il profumo dell’erba bagnata, la nebbia, il sogno di cinque ragazzi che ancora non sanno di stare scrivendo la storia.

Trespass” è il momento in cui i Genesis smettono di imitare, e cominciano a immaginare. E da lì in poi, non si fermeranno più.

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