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Back In Time

Venticinque anni di “All That You Can Leave Behind” degli U2: cosa possiamo lasciarci alle spalle?

Nel 2000 avevo 11 anni e la fortuna di avere un papà che ascoltava musica. Gli U2 sono una delle sue band preferite da sempre: in casa giravano cassette di live degli anni ’90 e anche qualche testimonianza in prima persona. Mi raccontava che in uno dei loro concerti c’era “il palco più alto del mondo”: nella mia mente di bambino immaginavo una piattaforma a venti metri d’altezza, solo anni dopo capii che si riferiva alla scenografia monumentale, tipica dei loro show.

Non mi sono potuto sottrarre dal fascino di quel nome e di quel disco che, all’epoca, girava spesso per casa. “All That You Can Leave Behind” è stato uno dei primi cd che ho fatto davvero mio. Mi ha sempre colpito fin dal titolo, così poetico e pieno di domande: che cosa posso davvero lasciarmi alle spalle? Non sono ancora riuscito a darmi una risposta soddisfacente e ho i miei dubbi che un domani riesca a darmela.

Già i primi quattro pezzi mi avevano totalmente ipnotizzato, tanto che li ascoltavo a ripetizione. Già dai primi quattro brani ero completamente catturato. Questo rock con qualcosa di atomosferico dentro era diverso rdai lavori precedenti del quartetto irlandese, “Achtung Baby“, “Zooropa” e “Pop“. Scoprii solo dopo diversi anni che dietro a quel suono c’era la mano di Brian Eno, alla produzione con Daniel Lanois.

Pubblicato il 30 ottobre 2000, “All That You Can Leave Behind” segnava non solo l’ingresso nel nuovo millennio ma anche una sorta di rinascita per la band. Gli U2 sentirono il bisogno di ritrovare autenticità e immediatezza. Beautiful Day – con il suo messaggio di speranza e rinnovamento – divenne presto un inno mondiale, preludio a un disco che parlava di fragilità, fede e resilienza.

Mi è sempre rimasta impressa un’affermazione di Bono durante un concerto: “We are Irish, we can’t dance”, esortando il pubblico a ballare al posto suo. In “All That You Can Leave Behind” non ci sono pezzi ritmicamente ballabili, anche se potrebbero esserlo sicuramente i brani rock più famosi, come Beautiful Day, appunto, ed Elevation. Ci sono però delle ottime ballad: In a Little While, Walk On e Stuck in a Moment You Can’t Get Out Of, molto emotive e struggenti, a tratti richiamano più forse qualche lento, che forse andrebbero più a genio a Bono e compagni.

Pur essendo più legato al successivo disco “How to Dismantle an Atomic Bomb”, in quanto è uscito mentre ero adolescente e forse è l’ultimo disco degno di nota della band, questo “All That You Can Leave Behind” continua anche oggi ad esercitare un certo fascino su di me. Ogni volta che ho bisogno di ritrovare un senso di familiarità, metto su questo disco e riscopro questa felice contaminazione tra U2 e Brian Eno.

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