Un disco che rappresentava il ritorno sulle scene musicali di John Lennon dopo una lunga assenza, ma anche un lavoro scritto a quattro mani e due cuori dall’ex Beatle e da Yoko Ono, compagna di vita, di lavoro e madre di Sean, il figlio tanto desiderato dalla coppia, per accudire il quale il musicista si era allontanato dallo show business per cinque anni. Ciò sarebbe bastato a rendere “Double Fantasy” un album di rilievo nella discografia lennoniana.
Purtroppo, però, ciò che contribuì a rendere il full-length un bestseller (oltre 4 milioni di copie vendute, di cui 3 milioni solo negli USA) non fu il suo intrinseco valore, che al momento dell’uscita venne messo in discussione da una parte della critica, bensì il fatto di essere l’ultimo disco di Lennon. Come è noto, infatti, la vita di John fu stroncata, a tre settimane dall’uscita dell’LP, dal folle gesto di Mark David Chapman, il venticinquenne che uccise il musicista con cinque colpi di pistola alle 22.51 dell’8 dicembre 1980, mentre quest’ultimo stava rientrando con la moglie nell’appartamento nel Dakota Building, sulla 72ma strada a New York. Chapman era rimasto fin dal mattino all’entrata del palazzo dove risiedevano i LenOno. Nel tardo pomeriggio riuscì a farsi autografare una copia di “Double Fantasy” e a scambiare qualche parola con John mentre questi si recava con Yoko allo studio Record Plant. Nelle ore precedenti, Lennon e Ono avevano ricevuto la fotografa Anne Leibovitz, che li aveva immortalati in una memorabile sessione fotografica. L’assassino restò in attesa fino in tarda serata finché, al rientro della coppia, attirò l’attenzione di Lennon e gli sparò, ferendolo mortalmente. Il giovane non oppose resistenza quando venne arrestato dalla polizia. Oggi Chapman sta scontando l’ergastolo, mentre la sua copia autografata dell’album finì, dalla scena del crimine, nelle mani di un passante, Philip Michael, che la custodì fino al 1999 per poi cederla ad un compratore anonimo; il disco è stato rivenduto più volte finché, nel 2020, qualcuno se l’è aggiudicato per un milione di dollari.
“Double Fantasy” era stato pubblicato il 17 novembre 1980 dalla Geffen Records. Il titolo fu ispirato da una varietà di fresia che John e Yoko videro in un giardino botanico alla Bermuda, dove erano stati in vacanza quell’anno. La tracklist comprende quattordici tracce, sette firmate da Lennon e sette da Ono, in gran parte alternate. Altri brani non inclusi nella sequenza furono in seguito pubblicati nel disco postumo “Milk and Honey” (1984). Nel 2010, poi, Yoko lavorò con il produttore Jack Douglas ad un remix dell’album intitolato “Double Fantasy Stripped Down”, con una produzione più sobria rispetto all’originale. Le registrazioni si erano tenute alla Hit Factory di New York tra agosto e ottobre 1980 in forma riservata: Lennon, infatti, essendo rimasto lontano dalle scene per lungo tempo, non si sentiva sicuro del proprio lavoro e voleva sentirsi libero di interrompere l’attività qualora lo avesse ritenuto opportuno. Lui e Yoko raramente si trovarono in studio contemporaneamente, perché lei non voleva che il marito interferisse nel suo processo creativo. Solo dopo che le sessioni furono a buon punto venne divulgata la notizia che i due stavano realizzando un nuovo LP insieme (otto anni dopo “Some Time in New York City” del 1972) che si configurava come un “dialogo musicale”: un disco a due voci, il cui sottotitolo sarebbe stato “A Heart Play”.
Al di là della rivalutazione tardiva (“Double Fantasy” vinse il Grammy Award 1981 come album dell’anno), non si può negare che il disco contenga alcuni dei pezzi più amati del Lennon solista: da (Just Like) Starting Over, il singolo dal gusto Fifties che fece da apripista, allo struggente rock di I’m Losing You e dalla dolcissima Beautiful Boy, dedicata al piccolo Sean, fino a Woman, un autentico inno d’amore per la sua compagna. Senz’altro Watching the Wheels è uno dei brani più autentici e sinceri, una dichiarazione di intenti che si allontana dall’autocelebrazione del rapporto di coppia presente in altre canzoni per esprimere il proprio bisogno di prendersi del tempo per sé e di allontanarsi dalla confusione e dalla frenesia del mondo circostante, dopo essere “sceso dalla giostra” di una vita trascorsa sotto i riflettori:
People say I’m lazy
Dreaming my life away…
I’m just sitting here watching the wheels go round and round
I really love to watch them roll
No longer riding on the merry-go-round
I just had to let it go.
Quanto al contributo di Ono, le danze si aprono con l’orgasmica (in senso letterale) Kiss Kiss Kiss e proseguono con tracce come Give Me Something e Every Man Has A Woman Who Loves Him, seguendo un trend new wave- pop che risuona come congeniale all’artista e, tutto sommato, gradevole e più “digeribile” dei suoi sperimentalismi vocali e musicali di qualche anno prima. Ma Yoko si concede anche escursioni in altri generi: il jazz da vaudeville di Yes, I’m Your Angel, il gospel in Hard Times Are Over, la nostalgica e un po’ cupa ballata dedicata ai suoi due “ragazzi” Beautiful Boys. È comunque il pop-rock avant-garde il linguaggio in cui Ono sembra esprimersi al meglio, tanto che il pomeriggio di quel terribile 8 dicembre era stato dedicato alle registrazioni di Walking On Thin Ice, il suo successivo singolo che proseguiva su questo filone. La parte di chitarra di John nel brano, registrata il 4 dicembre, fu l’ultima da lui realizzata prima di morire.
Nel complesso, in “Double Fantasy” l’alternanza delle voci e dei generi dà vita ad un prodotto che, in linea con le intenzioni degli autori, è davvero un racconto amoroso a due, tra fallimenti, ritorni di fiamma, celebrazioni della rinnovata fiducia nella relazione di coppia, l’emozione della genitorialità, il bisogno di fare ordine in senso metaforico e letterale, rivendicazioni di autonomia e indipendenza. Se pensiamo all’evoluzione della collaborazione di John e Yoko, dagli esperimenti estremi dei primi lavori di “unfinished music” alle instant songs militanti di “Some Time in New York City” con una manciata di altri album e il “lost weekend” a fare da spartiacque, quest’ultimo disco rappresenta davvero il punto di arrivo di una partnership artistica, oltre che del loro rapporto. E le dichiarazioni di amore reciproco (“Even after all these years/I miss you when you’re not here/I wish you were here, my dear Yoko”; “Yes, I’m your angel/I’ll give you everything in my magic power/So make a wish, and I’ll let it come true for you”) che essi si scambiano, condividendole con il pubblico, sono il simbolo della loro ritrovata armonia, come individui e insieme, giunti finalmente all’equilibrio della mezza età e proiettati verso dimensioni purtroppo mai realizzate.
Una delle frasi più conosciute e più vere di John Lennon è contenuta proprio in “Double Fantasy”: “life is what happens when you’re busy making other plans”. La vita, ma anche la morte, sono spesso ciò che accade mentre si è intenti a fare altro: l’esistenza di John, drammaticamente e ingiustamente interrotta a soli quarant’anni, così come la portata di questo album, sono infatti diventati “altro” dagli intenti di partenza. “Double Fantasy”, probabilmente, avrebbe avuto una risonanza diversa se non fosse stato l’ultimo disco di John Lennon, ma così è stato; certo, tutti noi avremmo voluto che esso avesse rappresentato un nuovo inizio – just like starting over – e non una fine, ma proprio per questo l’album risulta, nei suoi episodi migliori ed anche nel suo insieme, profondamente toccante.