Dopo ben cinquanta anni, essere ancora perfettamente attuale, e non solo per gli aspetti musicali, non è una qualità che molti album possiedono. È così invece per “Radio-Activity“, iconico album dei Kraftwerk pubblicato nel novembre 1975, manifesto e momento fondamentale della electronic music che, mentre segnava una svolta nella carriera del gruppo di Düsseldorf, andava a costituire una vera e propria pietra miliare di questo tipo di musica.
“Radio-Activity“, meglio noto come “Radio-Aktivität” nella versione tedesca, fu il primo album completamente elettronico dei Kraftwerk, gruppo formatosi nel 1970 e costituito da Ralf Hütter, Florian Schneider, Karl Bartos e Wolfgang Flür, gruppo che già prima faceva largo uso di strumenti elettronici ma che in quell’occasione abbandonò totalmente gli strumenti acustici.
In “Radio-Aktivität” è infatti evidente la rinuncia alle sonorità strumentali acustiche che erano ancora presenti in “Autobahn” (1974) a favore di una musicalità interamente basata su sintetizzatori, vocoder e percussioni elettroniche, sonorità ricavate da strumenti elettronici talvolta modificati dai musicisti dei Kraftwerk o addirittura da loro stessi progettati e costruiti.
L’album era anche il risultato di corposi investimenti effettuati nello studio di registrazione di proprietà del gruppo, il Kling Klang, dove furono ampiamente utilizzati sintetizzatori Moog e l’Orchestron, molto simile al Mellotron, che permetteva di riprodurre suoni preregistrati come archi o cori.
Dopo il quarto album, “Autobahn“, che continuava a muoversi sulla scia del genere krautrock, “Radio-Aktivität” segnava effettivamente una svolta definitiva verso quel genere di musica che da allora li avrebbe contraddistinti e che li avrebbe condotti verso i successivi album, pienamente rappresentativi del genere da loro stessi creato, il concept “Trans Europa Express” (1977), “Die Mensch-Maschine” (1978), “Computerwelt“ (1981).
Una delle caratteristiche peculiari dell’album è lo stile minimalista, freddo e meccanico, che conferisce un voluto senso di artificialità e di isolamento, riflettendo in questo modo il fascino per la tecnologia e la meccanizzazione della società, due elementi che dal punto di vista artistico risalgono all’ultima fase dell’espressionismo tedesco, quella a confine con il successivo futurismo.
Altra caratteristica i ritmi, spesso ipnotici, ossessivi e ripetitivi, un evidente riferimento all’estetica della macchina e della tecnologia e che insieme alle sonorità robotiche renderanno lo stile dei Kraftwerk l’antesignano di molte tendenze della musica elettronica fra cui la techno music, la house music, la synth pop.
Interessante notare che il titolo dell’album è un gioco di parole essendo “Radio” e “Aktivität” (Activity nella versione internazionale) divisi da una linea; si ha quindi un doppio significato: la radioattività intesa come emissione di radiazioni ionizzanti, ma anche l’attività connessa alle trasmissioni radio.
Questo è confermato dalla grafica della copertina, che riporta sia il simbolo della radioattività che la riproduzione di un apparecchio radio, così come dai titoli (e dai testi) dei pezzi stessi. Mentre Geigerzähler (contatore Geiger) si riferisce ovviamente alla radioattività, Sendepause (pausa in invio) si riferisce alle comunicazioni radio.
Alcune delle dodici tracce dell’album sono effettivamente particolari, a partire dalla prima, Geigerzähler (Geiger Counter nella versione inglese) che apre l’album con il crepitante e irregolare ticchettio di un contatore Geiger che poi si trasforma nel ritmo base della successiva Radioaktivität (Radioactivity), brano con peculiarità uniche.
La più rilevante è che il sottofondo è costituito da un messaggio trasmesso in codice morse (.-. .- -.. .. — .- -.-. – .. …- .. – -.– , ecc.) “Radioactivity Is in the air for you and me…”, stesse parole che poi si ascoltano nelle liriche. Questo espediente, insieme alla melodia semplice, malinconica e particolare per il fatto di essere scandita dalla voce di Hütter modificata dal vocoder, la rende un vero e proprio capolavoro musicale.
Airwaves, con un inizio che in effetti rappresenta molto bene le onde elettromagnetiche che pervadono l’etere, un pezzo dolce e sinuoso, è stilisticamente abbastanza simile ad Antenna, che dopo l’inizio pervaso da echi prodotti sulla voce intraprende un percorso sonoro che rappresenta in modo magistrale le frequenze e le onde sonore di un’antenna trasmittente. Egualmente etereo Radioland, risultando invece ben più dinamico Transistor.
Geniale è il pezzo finale: Ohm Sweet Ohm, una litania musical-tecnologica che chiude l’album in un’atmosfera malinconica e celebrativa della nuova era della comunicazione e della radioattività. Anche qui si gioca con le parole sostituendo nella classica espressione inglese “Home Sweet Home” (casa dolce casa) la parola “Home” con “Ohm”, l’unità di misura della resistenza elettrica, a suo tempo scelta per rendere omaggio al fisico tedesco Georg Simon Ohm.
Con l’andar del tempo il singolo Radioactivity, è divenuto un pezzo di contestazione antinucleare, grazie al remix del 1991 nel quale i testi vennero modificati, citando esplicitamente i disastri di Hiroshima, Harrisburg (Three Mile Island) e Chernobyl e adesso, nei live del gruppo, anche Fukushima. A differenza di quel che oggigiorno avviene, il singolo Radioactivity fu pubblicato il 13 febbraio 1976, quindi successivamente all’uscita dell’album.
L’importanza dei Kraftwerk nel panorama artistico, chi li ha visti e ascoltati in un live potrà ben confermarlo, è data non solo dalla loro musica, ma dall’avere adottato, in quel particolare momento storico, una ben specifica estetica della comunicazione, qui antesignani di qualcosa che oggi è patrimonio comune di molti artisti moderni. Questa scelta importante si può notare da vari fattori, sia dell’immagine personale nei vari video in studio, sia dai live. I componenti del gruppo appaiono sempre asettici, impersonali, con posture e movimenti meccanici, tanto da far dubitare della loro umanità, arrivando fino a coprire le strumentazioni musicali, così che chi assiste a un loro concerto può vedere solo quattro entità in piedi davanti a desk impersonali, senza capire chi suona cosa.
La copertina di “Radio-Aktivität“, disegnata da Emil Schult, è un capolavoro di grafica, perfettamente capace di legare visivamente il concetto dell’album all’estetica minimalista e asettica dei Kraftwerk.
Le foto effettuate per la promozione di allora dalla casa discografica (EMI/Capitol) furono scattate con il gruppo che si recò presso una vera centrale nucleare, cosa che sottolinea ulteriormente l’approccio estremamente distaccato e asettico dei Kraftwerk ai temi trattati. “Radio-Activity” dei Kraftwerk è stato il faro profetico che ha elevato la strumentazione elettronica da novità a componente essenziale, definendo così il vocabolario timbrico e strutturale che avrebbe plasmato ogni successivo genere di musica elettronica.