I Notwist sono una band che non ha mai sentito il bisogno di spiegarsi. Da trent’anni, il collettivo dei fratelli Acher si muove in equilibrio tra elettronica, pop obliquo e sperimentazione analogica, preferendo il suggerire al dichiarare. “Magnificent Fall” raccoglie tredici brani dispersi nel tempo – remix, b-sides, composizioni rimaste ai margini – e li ricompone in un archivio emotivo che scorre con la coerenza di un diario costruito per frammenti.
La raccolta copre un arco temporale ampio: ci sono materiali risalenti alle session di “Neon Golden” (2002) e “The Devil, You + Me” (2008), bozzetti successivi a “Close to the Glass” (2014), fino a episodi nati attorno all’ultimo “Vertigo Days” (2021). Episodi che, nelle diverse epoche, condividono alcuni tratti tecnici ricorrenti del metodo Notwist: l’uso congiunto di drum machine vintage e batterie acustiche filtrate, le linee modulari di Martin Gretschmann, le registrazioni ambientali intrecciate alla scrittura.
L’apertura con One Of These Days stabilisce subito il tono: un brano sospeso, quasi trattenuto, che introduce alla dimensione più intima del disco. La title track, Magnificent Fall, isola il tema centrale: la caduta come movimento naturale, un cedimento che si trasforma in forma di bellezza. Le canzoni sembrano provenire da stanze diverse, com’è normale per brani estratti da vari momenti della carriera del collettivo tedesco, ma respirano la stessa aria. Blank Air vive nei suoi spazi vuoti, in quel respiro interrotto tipico della band, mentre Avalanche accelera gradualmente fino a un’esplosione elettronica che richiama l’energia dei Notwist dei primi anni Duemila. Il remix di Run Run Run, ad opera di Ada, introduce una parentesi più pulsante, costruita su micro-variazioni ritmiche e linee sintetiche che mantengono intatta la malinconia del brano originale.
Nella parte centrale, la raccolta si apre verso una dimensione più cinematica. Red Room procede come una sequenza visiva, con un uso della dinamica che sembra suggerire movimenti di macchina. Come In, giocata su trame acustiche, offre un momento di trasparenza quasi confessionale. Sleep, qui restituita in una nuova versione deformata e onirica, diventa una soglia: una canzone che sembra dissolversi nel momento stesso in cui cerca di affermarsi.
Il finale raccoglie il senso dell’intero progetto. Who We Used To Be riflette sulla distanza tra ciò che si è stati e ciò che si è diventati, mentre Das Verschwinden – La scomparsa – chiude tutto in evaporazione, lasciando un’eco più che una risposta. È in questa dissolvenza che i Notwist chiariscono l’intento della raccolta: rimettere in circolo il passato, mostrando le crepe con cui il tempo ha solcato la vita, e la luce che ancora le attraversa.
“Magnificent Fall” non è un nuovo inizio né un ritorno per i Notwist, ma un tentativo di ricomposizione: la prova che anche ciò che sembrava marginale può trovare un posto nel presente. Un disco che si offre come un ricordo vivo: fragile, imperfetto, autentico.