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Santamante – Santamante

2025 - Dischi Soviet Studio
alternative rock

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Tracklist

1. Vivere nella mia testa
2. Amante santa
3. Facciamo piano
4. Corpi su corpi
5. Amarti per sempre
6. Vai o non vai
7. Carne nuda
8. Sfiori
9. Coperta di vetri
10. Terra bruciata


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Paola Micieli (Dalai), Xabier Iriondo, Gino Sorgente e Davide Andreoni, ossia Santamante. In coda a questo 2025 che pare un deserto, esplodono, si lanciano in un mondo in decadenza, prima di tutto interiore. Si fanno suono quasi fisico, concreto.

E concretamente aprono: “Ora mi sono stancata di aspettare e guardare la mia pelle sanguinare, croce sopra i miei sbagli, una voce sopra i rimpianti, una luce attraversa i miei tagli”, Micieli non lesina, sale sul beat incessante, diluisce la rabbia, il suono pompa upbeat, Vivere nella mia testa è un ordigno, “Una tela bianca squarciata in mezzo come gambe aperte di una puttana”, boom. Facciamo piano è blues in rovina, mani che stringono la gola per cercare un respiro che non si trova ma si cerca senza posa, “Facciamo piano ma crollano i palazzi”, la fine dietro l’angolo. Il riff di Amante santa è malvagio, timbro iriondiano, tutto incede feroce, “mi vuoi leggera senza una reale funzione”, fa male a contatto con la pelle, cresce fino all’incendio finale. Bombastico electro rock, Corpi su corpi, “Non avvicinarti troppo”, con quel ritornello che si apre in cielo, “Ha fatto danni, l’astinenza di corpi su corpi”, necessità che gronda disperata volontà e impala sul posto. Vai o non vai si fa notturno oscuro, synth industriale in tensione da cui sboccia una chitarra che si gonfia come il respiro di un mostro. Carne cruda, crollo elettrificato, “Tu mi pietrifichi sono carne nuda”, un organo sbuca dalla disfatta a sei corde, elegia in mezzo alla demolizione.

Quando “Santamante” rallenta invischia, Amarti per sempre è struggente, si muove insinuandosi in mezzo ai muscoli, fa provare il dolore che si può, “Ho paura delle promesse che potrei mantenere, come amarti per sempre”, una frase che puoi vedere scritta su un muro, impressa sulla pelle. Questo il potere della penna di Micieli e della voce che le dà fisicità. Imprimersi a fondo. Parlare al cuore. Lo fa con lo spoken word che innerva Terra bruciata, una voce meccanizzata circondata di suoni che hanno il sapore del cosmo. Un ritorno a casa, una chiusura.

I Santamante ci salvano (allo scadere del tempo regolamentare) dall’inedia e dal vuoto della musica alternativa italiana, in italiano, che parla di qualcosa, di sé, di tutti, di quello che si cela nel profondo del petto. Sospiro di sollievo.

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