Del periodo natalizio, una cosa che ricordo con piacere, era andare al cinema. Ci accompagnava mio padre con la Renault 14 bianca, che dietro mi sembrava un salotto tanto era grande. I film degli anni ’80 dovevano far ridere, erano per famiglie, commedie brillanti per portare allegria negli anni della Milano da bere, oppure di avventura, Rocky, Rambo e i vari Vacanze di Natale.
Noi volevamo ridere e ricordo che andammo a vedere il nuovo film di Celentano, “Joan Lui”. Avevo 10 anni è per me fu divertente, o almeno lo pensavo in quegli anni. Solo dopo, con una maturità diversa, rivedendo il film mi resi conto che non era il solito Adriano Celentano.
Le battute alle quali ci aveva abituato il molleggiato con i film precedenti lasciavano spazio a parole e concetti che, in quel periodo, l’italiano medio non era pronto ad accogliere. Venivamo dalla grazia al criminale nazista Walter Reder, responsabile della Strage di Marzabotto, la Fininvest fu salvata dal decreto Berlusconi approvato dal Governo Craxi, il Verona festeggiava il suo primo scudetto mentre il 29 Maggio morirono 39 persone nella Strage dell’Heysel, figuriamoci se qualcuno aveva voglia di ascoltare le elucubrazioni mentali di un profeta venuto dal nulla, che metteva al muro l’ipocrisia e l’edonismo del genere umano. Nulla potrà salvarci dalla nostra smania di arrivismo e di affermazione sociale, in un mondo fatto di “Taac” e egoismo non ci poteva essere spazio per la riflessione, soprattutto da Celentano e soprattutto a Natale.
Eppure Adriano lo fa, porta avanti un progetto cinematografico impegnativo, un film di tre ore con dialoghi al limite del paradosso, tragicomiche evoluzioni teatrali che sconfinano nella realtà, personaggi al limite del ridicolo ma che non fanno ridere o perlomeno fanno sorridere con un velo di ansia e tensione, una tensione palpabile ma che conviene ignorare per non lasciarsi trascinare in un vortice di paura per quello che potrebbe succedere se “Joan Lui” esistesse realmente.
“Joan Lui” ci sbatte in faccia, senza troppi preamboli, come è realmente la società nella quale viviamo e che vivremo, una società destinata a crollare se non faremo qualcosa per evitarlo. Ovviamente il film non fu un successo di botteghino, e la critica lo stroncò in diverse occasioni: buon segno, vuol dire che vale la pena guardarlo e vi consiglio di farlo.
“Joan Lui” non è solo un film, ma anche un disco, una colonna sonora che vive di vita propria e precede l’uscita del film di alcune settimane. Più che una soundtrack si tratta di un vero concept album che, abbracciando ogni genere musicale, racconta all’ascoltatore in che mondo sta vivendo.
L’Uomo perfetto, il primo brano che nel film fa la sua comparsa dopo 19 minuti, è un’invettiva contro l’umanità che ha perso i suoi valori, i valori di chi l’ha creata, ed è destinata alla distruzione. Non a caso, nel film, è preceduto da scene di guerriglia urbana e dal rapimento della figlia di un’industriale. (Potrebbe essere un riferimento alla vicenda di Emanuela Orlandi).
L’aria e diventata irrespirabile e qui regna solo l’indifferenza che e peggiore e più mortale di qualsiasi bomba atomica. E nelle vostre vene scorre I’ infezione di quest’aria ormai che distrugge i sentimenti lasciandovi nel petto un cuore arido.
Il Tempio è una scena splendida nella quale il profeta, in una lingua incomprensibile (inglese) dichiara la sua intenzione di porre fine alla vita sciagurata degli essere umani, indegni del dono ricevuto. La folla scappa impaurita mentre un gruppi di adepti si prosta ai suoi piedi per seguire le sue parole.
Mistero è il dialogo tra il profeta e il signore del mondo che vuole corromperlo, “Son qui che mi chiedo, il motivo mi chiedo Di questo mistero
Come mai t’interessi a me Tu che tutto possiedi Tu che tutto possiedi Ogni cosa del mondo
E comandi la terra”
La televisione è lo strumento con il quale il profeta entra nelle case del mondo portando il suo messaggio, come dichiara in Lunedì.
“E quando noi vorremo far sentire la nostra voce, Noi schiacceremo il dito su quel pulsante. E tutti nelle case ci vedranno entrar e di tante cose alla gente noi parleremo”
Il disco procede a raccontare le intenzioni di Joan Lui tra brani come Qualcosa nascerà fino a L’Ora è giunta dove per l’umanità non c’è più scampo.
L’ultimo brano La prima stella (non presente nel film) è cantata da Claudia Mori, ed è una dichiarazione d’amore e fiducia nel mondo, che può risollevarsi se si ha la voglia e il desiderio di rinascere.
Ci sarebbe altro da aggiungere, ma si rischierebbe di superare la durata del film stesso, si può solo dire che Joan Lui è un progetto ambizioso di Celentano, il quale cambierà il suo approccio alla scrittura e alla realizzazione di album successivi, ovvero “La pubblica ottusità” e “Il re degli ignoranti”.