Gli anni Novanta in Campania sono stati un periodo fortissimo da un punto di vista musicale. Il fermento si percepiva a ogni passo, non solo nella città capoluogo, la musica brulicava nelle strade, nelle piazze, ovunque si vedevano giovani girare con questo o con quello strumento, ci si scambiavano musicassette e cd su vari artisti, magari fino a quel momento sconosciuti, questo avveniva anche in tutte le province e nelle zone di periferia: sembrava davvero che Euterpe avesse avvolto la regione col suo manto armonioso. Un grande risalto lo ebbero, in quegli anni, sicuramente, fenomeni culturali e musicali basati soprattutto sulla “musica da ballo” house e techno, ma il fervore elettronico non si fermava alla sola musica per il dancefloor, già alla fine degli anni Ottanta qualcosa era successo: il dub si stava affermando come musica alternativa, con sonorità tribali ed elettroniche. Pionieri furono gli Almamegretta, ma qualche anno dopo altri iniziarono a fare musica dubbing instrumental, e fu con questo spirito che iniziò il percorso dei Surrey Iron Railway, un trio composto da Francesco Di Bella, Armando Cotugno e Renato Minale.
La prima pubblicazione risale a una compilation uscita nel 1995 che conteneva contributi di vari artisti della scena alternativa locale, dal titolo: “Napoli Sound System“, e la canzone prescelta per contribuire all’opera fu Regina, diventata nel tempo un must della band partenopea. Nel 1996 al trio si unisce la chitarra di Giuseppe Fontanella e, da questo momento, la band è al completo.
Il nome del gruppo riprende quello di una moneta coniata durante il regno di Ferdinando I d’Aragona, e utilizzata nel Regno delle Due Sicilie, la “grana” rappresentava una frazione dell’oncia d’oro, ed era coniata in rame o in argento, aveva poco valore dunque. Il nome prescelto segna allora sia il legame fortissimo con la città partenopea che il poco interesse verso la pecunia.
Nello stesso anno i ragazzi incontrano quello che sarà il loro manager fino al 2009, Claudio De Cristofaro, e sigillano il loro percorso musicale con la casa discografica La Canzonetta, che produrrà buona parte dei loro lavori. L’esordio avviene con l’EP “24 Grana”, poco dopo esce il primo album, “Loop”, gli intenti appaiono chiari fin da subito e la coerenza resterà la chiave del successo del gruppo napoletano che in poco tempo incontra i favori del pubblico, difatti, solo un anno dopo la band decide di registrare “Loop Live 1998” in concerto al Teatro Nuovo.
Inizia un periodo che vedrà il complesso costantemente in tour, in Italia e all’estero. Nonostante questo, riescono a fermarsi e, sull’isola di Procida, registrano nel 1999 “Metaversus”, mentre nel 2001 esce “K Album”, seguito dall’ultimo live registrato e uscito (fino a questo momento) “Overground Live”. Nel 2003 è la volta di “Underpop”, nel quale è presente una svolta linguistica che ha diviso i fan, solo alcune canzoni sono cantate in dialetto napoletano, gli altri testi sono in italiano.
Nel 2007 la cornice cambia, l’ambiente è quello di uno studio di registrazione a Roma dove viene inciso “Ghostwriters” con la produzione di Daniele Sinigallia, album che li porterà a vincere nel 2008 al MEI sia il Premio PIMI come miglior gruppo, sia il Premio come rivelazione indie rock dell’anno. Dopo l’addio alla band da parte di Armando Cotugno, rimasti in tre, i musicisti si dedicano alla registrazione del loro settimo album con la supervisione di Steve Albini nei suoi Electrical Audio a Chicago e, il 18 gennaio 2011, esce “La stessa barca”.
Il progetto 24 Grana si interrompe il 5 luglio 2013 con l’uscita di Francesco Di Bella che prosegue la sua carriera solista con i Ballads Cafè. Mai niente è perduto e la band si riunisce a ottobre 2019 con la formazione originaria, quella con Cotugno al basso, per registrare un nuovo brano agli Abbey Road Studios di Londra e il 6 marzo 2020, all’inizio della pandemia, viene lanciato il singolo A raccolta, il primo dopo sette anni di silenzio.
Per ogni gruppo prodotto da etichette indipendenti non è mai stato semplice emergere, a maggior ragione se i testi erano cantati in dialetto napoletano, se consideriamo anche che negli anni Novanta non era semplice come oggi condividere supporti e canzoni, la situazione appare una vera e propria impresa, eppure nel giro di pochi anni i 24 Grana hanno squarciato il velo dell’indifferenza e hanno raggiunto non solo la notorietà nelle loro città, province, regione, ma sono riusciti ad affermarsi sul territorio nazionale, arrivando ad esibirsi all’estero, fino all’“Italian Urban Festival” di Tokyo, in Giappone. La semplicità del loro approccio e l’indifferenza verso il successo li hanno portati a restare con i piedi per terra, ma anche a farsi apprezzare sia per il talento musicale, sia per la coerenza del messaggio trasmesso e sempre rimasto invariato. Napoli ormai è fornace di talenti, ma basti guardare i nuovi fenomeni emergenti per notare la differenza: la semplicità rimasta invariata in trent’anni di carriera dei 24 Grana parla chiaro, è un messaggio universale.
Oltre alle piazze, i 24 Grana hanno conquistato il pubblico per il loro approccio diretto durante i live, le serate nei club, nei locali, preferendo esibizioni più intime a quelle in grandi spazi. Già dal loro primo album “Loop” si sono contraddistinti per uno stile molto personale: non somigliavano a nessuno prima di loro e a nessuno volevano somigliare. Il dub si univa al reggae e a suoni etnici, quasi una world music, con un cantato popolare ma d’autore, mai i 24 Grana hanno riportato nelle loro canzoni testi banali, anzi l’approccio alla storia della città di Napoli, l’interesse verso i detenuti politici e non, il canto della quotidianità cruda, li hanno resi un vero e proprio caso nella sfera della musica d’autore. Si sono sempre presentati vestiti dei loro panni: tanta cultura trasmessa, cantata a modo loro, come risuona pure nella loro Vesto sempe uguale. Se “Loop” ha aperto il cammino nella musica che conta, “Metaversus” segna il passaggio verso temi ancora più incisivi, Stai mai ‘cca è anche contenuta nella soundtrack del film “Fame chimica”. Ma l’affermazione totale arriva con “K Album”, quasi tutti i titoli delle canzoni iniziano con la lettera kappa, tranne ‘E cose ka spakkano (dove però si compensa con l’intrusione della suddetta lettera al posto delle c). Come non citare i versi della meravigliosa Kevlar che resta una delle più belle ballad cantate in napoletano contemporaneo?
Quanta speranz s’arape ‘a matina
Quanno ‘a matina s’arapre cu te
Quanno nu juorn ‘e culure n’è chino
Tanta è ‘a speranza ca porto cu me
Questo resta un album che parla di speranza ma anche della difficoltà nell’affrontare la vita.
“Underpop” arriva dopo qualche anno ed è il disco più divisivo tra le opinioni dei fan storici, personalmente è uno dei miei preferiti e dico sempre che Luce e luna è una canzone che mi è rimasta impressa sulla pelle fin dal primo ascolto, come se avessimo un destino comune. “Ghostwriters” è il primo album con collaborazioni nazionali (Marina Rei, Riccardo Sinigallia), ma che segna anche una frattura tra il passato e il futuro. “La stessa barca”, per quanto registrato negli States, ha solo due brani in italiano, gli altri in dialetto, ma si distanzia ulteriormente dal genere, i suoni sono totalmente assimilabili al rock alternativo, le melodie sono molto più graffianti e le distorsioni aprono a nuove sperimentazioni, che però si fermano. Infatti, la band si scioglie, per poi ritrovarsi anni dopo.
Io ho vissuto gli anni Novanta, quei decenni, era il periodo pre-social e la musica si condivideva in maniera diversa da oggi, se un tuo amico ti regalava una musicassetta, entravi in contatto direttamente con la musica dell’artista. Io credo di aver visto per la prima volta i 24 Grana direttamente durante qualche live, dopo averli apprezzati tramite CD, non avevo proprio idea di come si mostrassero e quando li ho visti dal vivo mi sono resa conto di quanto fossero esattamente uguali alle loro canzoni: sinceri e genuini. I più limpidi che io abbia mai visto.
Con il tempo le cose cambiano e, come abbiamo già riportato, per un periodo il gruppo si è sciolto: qualcuno si è dedicato alla sua carriera solista, come nel caso di Francesco Di Bella, gli altri hanno proseguito con le proprie passioni e la propria vita. Il frontman ha pubblicato cinque cd da solo e il suo “Acqua Santa” ha ottenuto ottimi riscontri dalla critica.
Trent’anni di carriera sono tanti, chissà se chiedessimo a Francesco Di Bella di trent’anni fa se avesse mai creduto che la musica, sua passione, sarebbe diventata anche il suo lavoro, chissà cosa ci risponderebbe. Eppure, se stiamo qui a scriverne è perché il gruppo ha dato un fortissimo contributo alla musica campana d’autore, ma anche a quella nazionale, riuscendo a travalicare i confini della regione. I 24 Grana per me, nella mia vita, oltre ad esserci sempre stati musicalmente, come già scritto, hanno rappresentato proprio la colonna sonora di alcuni momenti fondamentali del mio percorso: io ascoltavo “Metaversus” in auto con il mio primo fidanzato e i nostri amici, ho pianto sulle loro canzoni quando le mie storie sono finite, ma sono stati pure il primo album che ho messo nello stereo quando me ne sono andata a vivere nella mia prima casa da sola. Insomma, ci sono band con le quali sembra di avere percorso, un destino condiviso, sebbene a distanza, gruppi che ti prendono da ragazzina e che ti accompagnano, il bello della musica, dell’arte sta proprio qui, in queste cose: persone che non si conosceranno mai ma che in realtà fanno pezzi di strada insieme e quella musica diventa la colonna sonora più bella di tutta la tua vita.
E forse, un po’, anche grazie a quella musica che ascoltavo per coprire i pensieri, i litigi, se oggi sono qui a fare questo per mestiere, a scriverne, a volerne narrare ancora.