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BEST ALBUMS 2025: i migliori dischi italiani del 2025

Andiamo dritti al sodo: non nascondiamo quel certo scoramento che ci prende da qualche anno a questa parte quando è il momento di farci spazio tra le uscite discografiche italiane nel tentativo di abbozzare una classifica delle migliori uscite dell’anno. E pure in questo 2025 non è andata diversamente.

Tanti dischi, quelli che seguiamo giorno dopo giorno e che cerchiamo di raccontarvi, ma quelli che colpiscono, che rimangono anche a distanza di tempo, alla fine dei conti non sono poi così numerosi. Si è un po’ tutto attorcigliato su se stesso, in una continua ricerca di imitazione reciproca, per cui sono in pochi a voler osare davvero, in tanti a non cercare di uscire neanche per sbaglio dalla propria comfort zone, tanto per voler usare un termine xfactoriano (che è solo uno dei mali della musica italiana).

Abbiamo quindi cercato di riepilogare quelli che riteniamo essere i lavori e i progetti con una propria identità, con un’anima riconoscibile, comunque con il desiderio di cercare di risultare credibili senza suonare sempre come altri. Spiace un po’ rendersi conto che tocca sempre fare affidamento sulla vecchia guardia (non ce ne vogliano, guardare i primi due posti per capire), ma d’altro canto per fortuna anche tra le nuove leve si scorge ancora qualcosa che cerca di bucare la superficie del piattume che ci circonda. Pensiamo ai Messa, che ormai sono una realtà mondiale, ma anche Laura Vittoria, Giulia Impache e Laura Agnusdei, che sono alcuni dei nuovi nomi che ci hanno davvero impressionato.

Noi comunque la passione non la perdiamo, e continueremo a scandagliare il bosco e il sottobosco della musica italiana, aspettando magari che si torni a ribollire.

Ad ogni modo, questi sono i nostri 20 dischi italiani preferiti del 2025. E ricordatevi: non siamo soliti scherzare.

20. Fine Before You Came – C’è Ancora Amore

|Recensione|

“C’è ancora amore” parla degli intrecci tra vite trascorse in città, tra amici e animali domestici, a tamponare puntualmente ogni nostra ferita. Colpisce durante il nostro riassettare le case, recuperare le bollette, organizzare le agende con i colleghi. Le paranoie per i riscaldamenti che non funzionano, le gomme dell’auto da cambiare, i rimpianti per chi non abbiamo salutato. E come colonna sonora avremo questo disco.

19. P38 – Dittatura

|Recensione|

Questa nuova uscita ha spiazzato un po’ tutti, ma non serve un grande sforzo intellettuale per rendersi conto che non abbiamo a che fare con tre scemi che giocano a fare i ribelli e che si tratta di qualcosa di tutt’altro di improvvisato.  Con il virus del totalitarismo che si è insediato in ogni dove, la radicalità attira più simpatie.

18. Alfio Antico & Go Dugong – La Macchia

|Recensione|

Uno studio ontologico di tradizioni e miti nell’ottica della contemporaneità, privo di tentativi di eludere la loro stessa essenza.

17. Bee Bee Sea – Stanzini Can Be Allright

|Recensione|

È una specie di taccuino sonoro, è il racconto di ciò che succede vivendo in un posto che magari non ti cambia la vita, ma che può diventare sopportabile nel momento in cui si decide di prenderlo per mano e trasformarlo un po’. E, in fondo, la musica ha proprio questo potere.

16. Massimo Pupillo – Industrial Slave

|Recensione|

Pupillo, ancora una volta, si fa creatore di mondi oltre a quello tangibile.

15. DISH-IS-NEIN – Occidente, A Funeral Party

|Recensione|

DISH-IS-NEIN sono la storia di una band che non si arrende al dolore e alla perdita. “Occidente, A Funeral Party” è il proseguimento di questa eredità: il punk in una nuova veste, il viaggio di Cristiano e Roberta insieme al pensiero di Dario Parisini, che, pur nella sua assenza, sembra incredibilmente ancora presente.

14. Niccolò Fabi – Libertà Negli Occhi

|Recensione|

“Libertà negli occhi” è un disco catartico che scorre come acqua dalla fonte di un ruscello in un bosco. Limpido, cristallino, fragile. Un abbraccio lento e silenzioso che guarda al passato, per fare pace col futuro.

13. NULLACONTA – TUTTONERO

|Recensione|

Un esperimento riuscito che farà la gioia di chi è sempre alla ricerca di qualcuno che canti la depressione in modo originale e al passo coi tempi.

12. Massimo Silverio – Surtùm

|Recensione|

Dice Massimo: Volevo creare qualcosa che avesse una forza anche fine a sé stessa, ma che – nonostante ciò – avesse un suo senso di esistere…..Cosa resta di un canto una volta che è finito? Dove si deposita?” Nella palude (“Surtum” in carnico) delle nostre anime immortali, seminando bellezza.

11. Torba – II

|Recensione|

Qualcosa brucia nel sottosuolo della pedemontana veneta, sotto quella striscia di terra a ridosso delle montagne tra la linea del Brenta e quella del Piave.

10. Leatherette – Ritmo Lento

|Recensione|

Non è quello che vi aspettavate, ci scommetto quel che volete. E non è forse questa la ricetta per un gran bel disco?

9. Dalila Kayros – KHTHONIE

|Recensione|

Sotterranee, le divinità ctonie, che, ammantate di oscurità, portano con sé le proprie promesse, di una Terra che si spacca e da cui fuoriescono le nere fumate vulcaniche, un inframondo che si sovrappone a quello superiore. “KHTHONIE” lo dipinge in tinte rosso sangue e di terreno riarso.

8. Laura Agnusdei – Flowers Are Blooming in Antarctica

|Recensione|

“Flowers Are Blooming In Antarctica” esplora un paesaggio immaginario composto da suoni diversificati i quali proliferano così come fanno gli organismi viventi di una foresta.

7. Giulia Impache – IN:titolo

|Recensione|

Erano anni che non mi imbattevo in un esordio così impressionante. Semplice e complesso, fuorviante e rassicurante. Impossibile da accostare.

6. Krano – Le Città di Pianura

|Recensione|

Krano definisce forse un genere, o perlomeno lo porta in Italia, proponendo con la sua musica che alterna momenti cantautorali a fasi distorte, sporche, allucinate. È un lavoro davvero interessante, come il film stesso. È un rumore di fondo costante fatto di canzoni, che non prevale ma rimane nella testa.

5. Laura Vittoria – Kein Traum

|Recensione|

Per Laura Vittoria, forse, “Kein Traum“, nessun sogno, non è una rinuncia, ma un invito a guardare altrove, dentro le crepe della quotidianità, dove qualcosa – anche solo un dettaglio, un suono, una parola – può rivelare verità minuscole eppure giganti.

4. Santamante – Santamante

|Recensione|

Santamante ci salvano dall’inedia e dal vuoto della musica alternativa italiana, in italiano, che parla di qualcosa, di sé, di tutti, di quello che si cela nel profondo del petto. Sospiro di sollievo.

3. Messa – The Spin

|Recensione|

Come l’uroboro a opera di Nico Vascellari in copertina, “The Spin” è un eterno ritorno di bellezza, catarsi infinita di sensazioni che si incidono a fondo nell’anima.

2. OvO – Gemma

|Recensione|

OvO è nuovo, OvO è tradizione e Apocalisse. OvO è piacere proibito. OvO trova una nuova vena cava in cui far fluire un sangue che fa pompare il cuore ancor più forte. OvO è, ancora una volta, rinascita.

1. Julie’s Haircut – Radiance Opposition

|Recensione|

Il potere di “Radiance Opposition” sta proprio nel mantenere uniformità nel cambiamento, una trasmigrazione di anima da un corpo all’altro.

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