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Back In Time

Rompiamo le gabbie dell’anima: i 35 anni di “The Soul Cages” di Sting

“Avevo quindici anni, ero timido nei panni…” No! Questo non c’entra nulla. O meglio…che avevo quindici anni nel 1991 è vero. Ero un adolescente timido che si affacciava nel mondo cercando di affrontarlo con l’unica arma che avevo a disposizione: la mia passione per la musica. Ero alle superiori e intorno a me sfrecciavano chitarre distorte, urla strazianti e VJ “Made in USA” entusiasti di una musica nuova e graffiante.

Io, come sempre, con la testa altrove lasciavo che tutto questo mi girasse intorno in attesa di quei suoni che riuscissero a toccare le mie orecchie. Non era presunzione e nemmeno riluttanza, era solo la consapevolezza di non appartenere a quel mondo. Ma proprio su MTV cominciò a girare il video di All This Time, primo singolo di “The Soul Cages”, il nuovo album di Sting. Ecco, quelle erano le mie sonorità, le percepii subito come mie, le note che scandiscono l’andamento di una nave alla deriva, il movimento della voce che descrive la sensazione di solitudine celato dall’ironia.

All this time, The river flowed. Father, if Jesus exists Then how come He never lives here?

A quindici anni forse non si è ancora maturi per capire certe cose e, di certo, il mio inglese non mi aiutava nella comprensione del testo.
Ma che c’era del significato in quella canzone lo avevo percepito subito, e per questo motivo fui spinto a comprare il disco. 

A Giugliano ancora non c’era un negozio di dischi, e per questo motivo l’unico che vendeva dischi era un ottico. Si, un negozio di ottica che vendeva dischi e cassette, e meno male! Altrimenti non avrei potuto avvicinarmi seriamente alla musica.

“The Soul Cages” è il terzo disco di inediti di Sting, e viene pubblicato all’inizio del 1991, dopo pochi mesi scoppierà la bomba del grunge e, probabilmente, tutta la musica degli anni successivi subirà una grossa influenza. All This Time funge da apripista ad una serie di altri singoli di successo e tra questi Mad About You, con un bellissimo arpeggio di chitarra di Dominic Miller, (che verrà adattata in Italiano da Zucchero).
Il disco segna il ritorno alla scrittura di Gordon Sumner dopo diversi anni di blocco. Come lui stesso dichiarerà, l’idea della nave diventa il punto di partenza per iniziare un viaggio nella sua vita più intima. Si tratta di un concept album incentrato sulla figura del padre e della sua perdita. Evento che determinerà una catarsi che confluisce nella prima canzone scritta “Why should i cry for you?”. Una bellissima ballad introspettiva che evidenzia la perdita di un punto di riferimento.

Over the godless sea, Mountains of endless falling, For all my days remaining.

Il mare è l’anello di congiunzione, tanto amato dal padre che spesso rimpiangeva di non essere stato un marinaio e aver vissuto una vita tra le onde. Sting dedica a suo padre la vita di Billy, un personaggio di fantasia che vive nelle canzoni del disco, e che, per salvare la vita del genitore intrappolato nella rete di un pescatore malvagio, lo sfida a chi beve di più. Questo è il racconto di The Soul Cages, la title track con un riff di chitarra che sfida il tempo e tutti i suoni grunge che da lì a poco infesteranno l’etere.

Sting si fa accompagnare, oltre che dal fidato Miller, da una pletora di musicisti di prim’ordine come Manu Katchè, David Sancious, Kenny Kirkland, Branford Marsalis, giusto per citarne alcuni.

“The Soul Cages” è un disco che lancia la sua sfida al mondo della musica, è un disco dove l’equilibrio tra musica e parole raggiunge la perfezione in un mondo dove la perfezione comincia ad essere un difetto.

Mentre tutti gli altri rompevano le regole c’era qualcuno che, senza urlare e sfasciare le chitarre, rompeva le gabbie dell’anima.

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