Capita spesso, soprattutto nel mondo musicale, che per un lungo periodo la critica giri la faccia dall’altra parte rispetto ai fenomeni nascenti. Chissà perché invece di scoprire qualsiasi cosa che sia nuova, la novità viene quasi sempre additata come mediocre (se non pessima), scabrosa, irriverente, incomprensibile, se ci metti che un genere musicale viene eseguito e seguito principalmente da una fascia della popolazione che non gode in questo periodo storico di grande simpatia (i maranza), allora, il rischio di passare per quella “strana” perché tu invece ti documenti a riguardo diventa quasi certo. Eppure, a noi, ciò che ha sempre infastidito è la parola “normalità” non il suo esatto contrario. Mai come in questo periodo storico c’è bisogno di parlare dei nuovi fenomeni sociologici e la musica è sempre un’ottima cartina di tornasole, diciamocelo, ci salva pure quando non abbiamo molto da dire…Per musica non intendiamo a questo proposito solo il genere, ma anche il mood, la moda, lo stile, il mostrarsi alla società che ne deriva: il fenomeno di costume che merita di essere indagato. C’è bisogno di parlare di trap e di capire tutto quello che sta succedendo, soprattutto a partire dall’ultimo decennio.
Un’idea ambiziosa quella di Piccinini e di Robertini che, attraverso le pagine del loro saggio “Maxi-rissa, I diari della trap“, ci invitano a scoprire a fondo questo mondo. Il libro affronta vari aspetti, approfondisce le figure di spicco degli ultimi anni, si sofferma sull’ascesa del genere femminile in questo mondo, presenta qualche testimonianza. È un libro scritto con chiarezza, arriva a tutti e non ha pretese di insegnare niente a nessuno, e questa ci sembra una cosa buona e giusta. Non mancano digressioni politiche un po’ troppo prosaiche e gli atteggiamenti canzonatori verso coloro che sembrano snobbare il genere un po’ ridondanti, ma ho letto il libro con molto interesse, sperando di apprendere qualcosa in più rispetto a quanto si sa al momento, credo che però sia mancata una parte, quella aneddotica, qualche fatto accaduto in più avrebbe conferito al testo un valore ancora più forte.
La scena trap è affrontata in maniera ordinata, si parla di seconde generazioni, di gentrificazione, di maranza, di cash, di ostentazione, di carceri, di successo raggiunto con le grinfie e con i denti, di classifiche, di Spotify, si riparla di snobismo, eppure, qualcosa sembra non arrivare mai, come se non si fosse scavato abbastanza nelle vite di questi giovani wannabe. Il libro offre comunque un ottimo inizio di riflessione dal quale partire per iniziare a dare un senso e dignità a un genere che davvero viene fin troppo ghettizzato e lasciato macerare da sé, come se fosse qualcosa dal quale tenersi alla larga, senza capire che forse se si partisse dalla musica, tante questioni potrebbero essere affrontate in maniera giusta anche nelle opportune sedi, magari i ragazzi sarebbero più invogliati ad avvicinarsi al mondo degli adulti, se si capisse ciò che davvero viene cantato e non si ostacolasse una parte della cultura nascente si creerebbe un ponte per il dialogo. In ciascuno di quei ragazzi c’è la voglia di rivalsa, di emancipazione, c’è la voglia di vincere che nella più solida tradizione pop incitava quel famoso “uno su mille ce la fa” e che cosa è cambiato? Sono cambiate le periferie? Le lotte? No, sono cambiati gli attori e forse è arrivato il momento di iniziare ad ascoltarli per davvero, invece di evitarli.
Il libro accende una luce su una parte della musica che pretende giustamente attenzione e dignità a iniziare da noi critici, musica che merita di essere recensita, ascoltata e casomai anche blastata con le giuste motivazioni ma che non si può più far finta che non esista, soprattutto visti i numeri che raggiunge. La trap è un discorso che va affrontato, non più come un monologo politico, non più come una censura su un palco importante, non più come il salottino perbenista e buonista nel quale entrano solo i meritevoli e gli amici degli amici, la trap se l’è guadagnata sul palco la giusta attenzione, come un approfondimento su Pinocchio e Lucignolo, sugli ultimi della classe che con la giusta dedizione possono diventare i primi, così come è arrivato il momento di prendere seriamente, di approfondire, quella rabbia che ti fa venire voglia di vincere tutto, di ascoltarle per davvero queste voci che ci stanno dicendo qualcosa e, da questo punto di vista, “Maxi-rissa” è un ottimo punto di partenza per iniziare il fight da faida, poi trovare equilibrio e prendere tutto ciò che di buono questo genere ha da offrire.