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Neoprimitivi – Il sangue è pronto

Così, all’improvviso, de botto, in una notte d’inverno, a sorpresa, nelle nostre orecchie, senza alcuna pubblicità, senza alcun post, nessun preorder, niente di niente, mettendo al centro solo e soltanto la musica e nessun altro orpello accompagnativo, arriva il nuovo dei Neoprimitivi, combo romano che con “Orgia mistero” di appena 10 mesi fa aveva riportato la capitale e l’Italia intera al periodo splendente delle sperimentazioni anni 70 (volutamente senza identificazione geografica perché nel gruppo, di quegli anni, giacciono scorie tedesche, ovviamente italiane, inglesi e anche americane) tutto però per nulla anacronistico o passatista, anzi ben radicato nel presente, quindi attualissimo. 

“Il sangue è pronto” nasce come sonorizzazione live del film “Riti, magie nere e segrete orge nel Trecento” di Renato Polselli (un cult horror/erotico all’italiana degli anni ’70), ma adesso prende nuova vita in questa meraviglia sonica, presentata in un unica traccia estesa di 38 minuti, ma che non sarebbe opportuno chiamare suite nel suo significato più puro ma forse identificarla come semplice decisione artistica atta a far sì che il fruitore non sia distratto da cambi di brano e goda dell’esperienza in un unica volta, tutto insieme, con all’interno 6 brani molto diversi l’uno dall’altro, ma con un chiaro filo logico che unisce tutto, boicottando così le logiche odierne di streaming e di playlist. 

Si passa dalla psichedelia più cupa al jazz funky, dalla dub alla musica drone e ambientale, da atmosfere che ricordano chiaramente il cinema di Lynch ad altre che flirtano con le colonne sonore italiane anni ’70, dai Goblin a Fabio Frizzi, a rimandi al cinema kubrikiano soprattutto dell’ultimo suo periodo (quindi “Eyes Wide Shut”), tutto però tenuto insieme da una personalità e da una bravura tale da far sembrare tutto come nuovo (cosa non da poco), radicato nel passato ma con i piedi ben piantati nel presente. La voce (le voci), sempre in italiano, è ridotta a frasi ripetitive, come mantra, oscure e piene di mistero.

Questa è l’Italia che mi piace, l’Italia che sperimenta e sa farlo, che se ne infischia delle logiche di mercato e va per la sua strada, creando vere e proprie opere d’arte.

Grandi ragazzi.

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