“L’amore non ha cuore” è il nuovo album di Checco Curci, cantautore originario di Noci, in provincia di Bari, e di stanza a Milano, dove attualmente insegna Urbanistica al Politecnico. Pubblicato all’alba del 2026 per Dischi Uappissimi, realizzato sotto la sempre preziosa supervisione artistica di Riccardo Sinigallia e prodotto da Francesco Piro, il disco arriva a tre anni dal debutto discografico, “Anche solo per un saluto”, che già avevamo molto apprezzato da queste parti.
“L’amore non ha cuore” s’inserisce nel solco di una ricerca cantautorale che attinge tanto dalla tradizione più nobile e colta del genere quanto da un’urgenza di personalissima autenticità, anche grazie a una serie di scelte piuttosto nette in ogni fase della sua realizzazione. Sin dalle prime battute, “L’amore non ha cuore” si presenta stratificato, celando educatamente la sua complessità dietro un approccio produttivo artigianale, figlio dell’impiego di microfoni e riverberi naturali, scansioni poliritmiche e variazioni di tempo che richiedono un ascolto attento e attivo. L’idea alla base della seconda prova discografica di Checco Curci è quella della canzone come materia viva: ogni episodio, per questo motivo, diventa il prodotto di esecuzioni, suoni e arrangiamenti cuciti su misura e si concretizza senza l’intermediazione di loop o campionamenti preesistenti.
Sul piano musicale come su quello del songwriting, la cifra stilistica del cantautore/professore evoca colleghi illustri in maniera volutamente mai definitiva, restando sempre coerente e del tutto riconoscibile. Il titolo gioca con due parole piuttosto abusate nella musica leggera italiana, ma il collegamento per tramite di una negazione rappresenta la volontà di evadere da piani di lettura potenzialmente semplici e immediati fino alla costruzione di una sorta di itinerario emotivo frastagliato e imprevedibile, a partire da Cosa mi ero messo in testa, sussurrata e disillusa su uno sfondo per larghi tratti quasi marziale, per arrivare agli intarsi delicati e onirici di Detto tra noi, che chiude l’album con una metafora, in cui l’impronta indelebile dei sentimenti diventa quella di un liquido che penetra nel legno di un tavolo, definendo per sempre la sua traccia.
L’epicentro emozionale di “L’amore non ha cuore”, però, coincide con gli amori violenti della titletrack e i suoi morbidi saliscendi, definiti dal pianoforte e ulteriormente esaltati da soluzioni quasi cinematografiche, ma anche con l’ottima Non si torna indietro, già pubblicato come singolo di lancio, emblema di una visione razionale nel songwriting e della cura negli arrangiamenti, in questo caso più corposi, in termini meramente musicali. “L’amore non ha cuore”, comunque, viaggia su livelli costantemente alti, tra colori autunnali e atmosfere vellutate, a volte caliginose, impreziosito da alcune belle intuizioni come la descrizione, dall’afflato quasi mitologico, dell’amore tra Leonard Cohen e Marianne Ihlen (Un’idea di libertà).
Senza passaggi a vuoto o momenti riempitivi, “L’amore non ha cuore” ha il potere di svelarsi lentamente, ma mantenendo intatto il suo fascino delicato e fragile, attraverso una sintesi riuscita fra sensibilità e raffinatezza tanto nella musica quanto nei testi. Dopo “Anche solo per un saluto”, Checco Curci conferma di essere una delle figure più ispirate e interessanti nel panorama del cantautorato italiano contemporaneo.