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Eric Hilton – A Sky So Close

Nel messaggio descrittivo ricevuto assieme al promo le prime righe insistono sulla qualità erotica/inebriante di alcuni brani. Una così voluttuosa indicazione assieme ad altre poco modeste affermazioni mi fa dubitare della veridicità dei brani incasellando automaticamente questo disco come materiale di consumo fatto apposta per i consumatori. Ancora non l’avevo ascoltato e sopraffatto dai pregiudizi ho cercato subito di recuperare il materiale audio per evitare di farmi condizionare ulteriormente. 

Parliamo comunque di un personaggio che non è certo un novizio nell’ambiente musicale essendo Eric Hilton (per chi non lo conoscesse) uno dei due Thievery Corporation, duo attivo dal 1997 ed ormai in silenzio dal 2020. “A Sky So Close” è il nono album in studio per Hilton, preceduto l’anno scorso da “Midnight Ragas“. 

La sua produzione prolifica è spesso accompagnata da molte collaborazioni, eccezione fatta per questo disco in cui Eric ha preferito cavarsela in solitudine a parte in due brani (Lalita e Kali) in cui sentiamo la presenza vocale di Natalia Clavier, collaboratrice di lunga data sia di Eric che dei Thievery Corporation.

Il disco inizia con Akasha, dove in effetti siamo subito sedotti da un ottimo groove di basso. Il brano apre le porte al classico panorama trip-hop/new-age. Melodie ripetute che ci portano con la mente alle spiagge di Kerala e a quel tipo di relax da spa borghese. In The Dharma Lovers una voce femminile canta in una lingua a me sconosciuta e tutto d’un tratto ho prenotato inconsciamente una magnetoterapia. 

Sono diversi gli strumenti che si susseguono nei vari brani di “A Sky So Close”, violini, sitar, percussioni, flauti, marimbe, chitarre acustiche ed elettriche, handpan, forse un’arpa…. Qualche bpm in più ci risveglia dall’anestesia sensoriale post infuso di valeriana come in Lalita e A Sky So Close. L’intendo effettivamente può sembrare quello di inebriare in qualche modo l’ascoltatore intrappolandolo in sedute sensoriali da centro benessere. Il risultato è pericolosamente ripetitivo, i groove di basso gonfiano d’ossigeno quasi tutti i brani e sono la parte più incalzante dell’intera collezione.

Mi vien da pensare che forse sia lo stesso Hilton ad essere intrappolato in un labirinto di saune e bagni turchi in qualche paradiso taumaturgico. Gli amanti del genere andranno in overdose.

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