Nuovo album per la band georgiana degli Ennui, “Qroba”, solo cinque tracce, ma che, con una media di dieci minuti l’una circa, raggiungono quasi un’ora di esecuzione. E che esecuzione.
L’aria, tutt’altro che allegra, mantiene fede al genere funeral doom metal ed è coerente con il percorso della band, se siete fan non resterete delusi.
La opening track di “Qroba” si intitola Antinatalism e ci introduce negli abissi attraverso questa condivisibile dichiarazione di intenti, da riff tremanti si scende nelle stanze più profonde del cuore e della malinconia, dove l’oscurità gioisce e il calore del sole sbianca. Si passa a Becoming Void, la traccia più lunga dell’album con i suoi oltre quattordici minuti di musica, nella traccia si ribadisce l’abbandono delle illusioni terrene, Decima è eseguita con il panduri, un liuto a tre corde, uno strumento tipico e nostalgico, utilizzato per rimarcare la struggente sofferenza dell’animo umano, ben adatto per affrontare il tema trattato: lo spezzarsi del cuore. Il dolore che ne deriva si prolunga per l’eternità. In Down The Stars e in Mokvda Mze il viaggio si compie, la morte sopraggiunge, la tristezza vince, e anneghiamo negli insondabili mari del dolore, senza possibilità di appiglio alcuno, fino a quando non scivoliamo nel nulla e nell’oblio più assoluti.
“Qroba” è un album coerente, lineare, carico di suggestioni e di sonorità dilatatissime che si affacciano su un tempo infinito, è un disco che dura circa un’ora ma che in realtà potrebbe prolungarsi per l’eternità dentro di noi, come una piovra nera i cui tentacoli di inchiostro si insinuano nei meandri più profondi dell’animo umano. È un disco che parla di malessere e di perdizione, più di malessere che di perdizione, perché la morte, clemente, arriva finalmente a salvarci dalla perdizione e a consegnarci alle acque eterne.
Tutto ciò che non può la vita con la sua luce, lo può la morte con il suo buio, e questo sembra essere l’agognato soccorso per lo spirito, il messaggio del disco. Non c’è rinascita, c’è solo il freddo della morte che anestetizza tutto il resto, e lo cancella, per sempre cullati in un’infinita irreversibile lobotomia al suono di una musica infernale che funge da ottimo accompagnamento. Almeno quello è ottimo.