Si potrebbe dire “così de botto”, perché effettivamente il nuovo disco degli Hey Colossus sposa in pieno questa citazione. Il quindicesimo lavoro in studio in 23 anni di carriera per il sestetto inglese, tralasciando gli innumerevoli singoli, collaborazioni o EP (una produzione quindi iper prolifica), effettivamente è stato ideato e composto all’insegna della più naturale immediatezza possibile. “Così de botto”, anche perché “Heaven Was Wild” è stato registrato in soli cinque giorni in cui la band inglese si è chiusa in studio ed ha sfornato di getto dieci nuovi brani, come da loro stessa ammissione nella presentazione del disco:
The idea was simple: a week in a studio together playing live, no click-track, amps up full, don’t stress the spill. BE A BAND.
Le tracce di “Heaven Was Wild”, pubblicato dall’etichetta di loro stessa proprietà, la Wrong Speed Records, risultano dirette, concise e con la solita energia ed attitudine punk che li contraddistingue, ma riservano anche un occhio di riguardo ad una psichedelia che si potrebbe definire ruvida, efficace e senza troppi fronzoli. La band, che ormai è una vera istituzione del mondo underground inglese, ma non solo, suona come sempre efficace e diretta e negli anni ha raggiunto un suo sound distintivo e caratteristico. Nonostante le più svariate influenze, che sono state canalizzate nelle loro diverse uscite fino ad oggi, i loro dischi risultano infatti sempre variegati e mai uguali tra loro, al contempo rimangono sempre credibili e mai fini a se stessi.
Gli Hey Colossus sono insomma riusciti a mantenere sempre, oltre ad un suono sempre più personale, anche un filo comune distintivo che accomuna qualsiasi loro lavoro, vale a dire la voglia di divertirsi e di prendere l’ascoltatore a schiaffoni, figurati ovviamente, quegli sberloni che ti tirerebbe goliardicamente ed in modo affettuoso un tuo caro amico alticcio al pub davanti all’ennesima birra, come dimostrazione d’affetto.
L’iniziale Cannibal Forecast, così come Clock e la successiva Death and Deliverance — che fa vagamente Gioventù Sonica — o You’ll Rot in parte, sono rapide testimonianze di un’attitudine ancora rivolta e devota a un suono viscerale, schietto e deciso. Brani come Roses, Runaway Heart (con un finale sinistro), oppure People You Long To Forget e Consequences — quest’ultima potrebbe uscire tranquillamente da un disco dei The Damned — ma anche la “quasi” radiofonica Party of Fleas, tutte a tratti con voce approssimativamente impostata da crooner, coprono invece il lato più orientato verso quella psichedelia ruvida ed efficace di cui parlavo sopra, al tempo stesso irrequieta e con un retrogusto quasi dark. Venature che si manifestano, travestite da “ballata”, anche nella conclusiva The Spiders Line, probabilmente la traccia che più si differenzia stilisticamente dal resto del lotto.
Disco piacevole e che si lascia ascoltare senza grosse difficoltà e che mostra ancora una volta lo spirito vivo, intatto e sempre profondamente radicato nella filosofia DIY degli Hey Colossus.