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Newt. – Voider

2026 - Ostia Records
alternative rock

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Tracklist

1. Sleepwalk
2. Acetoned
3. All Belongs to Grey
4. She
5. Enemies
6. Saturnine
7. How to Dismantle an Atomic Girl
8. This Place
9. You Gotta Lose a Thing
10. Nobody


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Tenete bene a mente che non si esce vivi dagli anni ’90. Sembrava che fosse dagli ’80, ma la verità è che il decennio successivo a fare la differenza. Sempre. Ok, detto questo parliamo degli Newt. Membri di Antares, ED e Marnero, in quegli anni son venuti su e ora ci portano qualcosa di completamente diverso, almeno per questi anni standardizzati.

No, non è il suono ad essere differente. Che ci frega, poi? C’è suamaestàdelgrunge Jack Endino che mette le mani sul master e lui sa come si fa. Infatti, una volta messo in cuffia, “Voider” esplode. Splende di una luce tutta sua. La band i suoni li sa scegliere, e lo fa con una saggezza che sembra portarci davvero oltreoceano nella decade di cui sopra. E fin qui tutto bene. Ma quello che mi ha tirato via la faccia è altro.

Mentre vedo (ascolto) tutte queste band (mica solo italiane, solo che qui la situazione è di gran lunga peggiore) che tentano di buttarsi nell’alternative rock con vero e proprio insuccesso – ovviamente non si parla in termini economici, che ci frega pure di questo? -, Newt. è una realtà che scavalca il muretto dell’incapacità di “scrivere canzoni”. Sì, perché “scrivere canzoni” mica significa mettere in fila due o tre riff, piazzarci sopra un testo, farci attorno un ritmo e buonanotte suonastronzi, no, “scrivere canzoni” vuol dire far sì che queste canzoni si incollino in faccia, pur girando le spalle alle facilonerie del pop. L’alternative rock novantiano, che di questi inanellatori melodici ne ha visti a bizzeffe, oggi è terra di nessuno. Questo prima di mettere su “Voider”.

Sì, perché il disco di debutto (è un disco di debutto, e non lo sembra affatto, poco importa se Yuri, Chris, Bido e Zinga sono un quartetto di veterani) degli Newt. è qualcosa di altro, fa scoppiare una bolla da troppo tempo immota. Funziona come poche altre cose ho sentito negli ultimi anni, a maggior ragione nel nostro grigio Paese in cui la plastica domina sovrana. Mi fanno salire i brividi come la prima volta in cui ho ascoltato i Malfunk (nessuna somiglianza, è solo per far capire la sensazione) una cosa come 26 anni fa, e già ero in ritardo. Mi fanno immaginare di non essere qua, nella provincia oscura ai limiti dell’impero. È il suono di un mondo dichiaratamente già decodificato ma fatto funzionare a giri altissimi.

Non uno dei dieci brani che compongono “Voider” mostra il fianco. Gli elementi a presa rapida esplodono nel power pop di She e Nobody, custodi di hook a gioiello con in testa Rivers Cuomo e nei muscoli Mark Arm, ritornelli di diamante assoluto. Mattonate elettriche che puntano dritte ai denti, Sleepwalk, Acetonated, intinte nell’acido, assalti frontali fatti di grida e riff spianati. Enemies trasuda rivalschoolismo puro, le chitarre gonfissime che riempiono tutti gli spazi di How to Dismantle an Atomic Girl mostrano la via in bilico con un ampio respiro acustico che si estende all’infinito su Saturnine, ballata che ricorda da vicino “Demon Box” e, per questo, decisamente deliziosa. I richiami sono chiari ma non sanno di retromania, anzi, stanno a dimostrare che anche un disco che deriva da un altrove ben conosciuto può suonare fresco.

E non è una cosa da poco, nel 2026.

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