Scovo i Violent Magic Orchestra in una delle mie tante sortite (benché virtuali) nel mondo della musica sommersa proveniente da Estremo Oriente, più nello specifico dal Paese del Sol Levante. Ascoltandoli provo una sensazione di piacere sottile, amplificato dall’uso della violenza sonica che il gruppo adopera per annientare ogni singolo padiglione auricolare con cui venga in contatto. Nella mia mente si forma l’immagine degli Atari Teenage Riot e dei Vampillia (band a cui sono affiliati) che, incontratisi fortuitamente, danno vita a una T.A.Z immersa nel buio più totale. Talpah, invece, lo scopro ora. Italiano, nato nel 2199 (fidatevi che non è un refuso) e capace di ordire suoni che vanno oltre l’umana concezione, sbaragliando spazio e tempo. Un tour li unisce, da lì la decisione di imprimere le proprie sostanze miscelandole in un’unica soluzione assolutamente venefica.
Il mondo che queste due entità creano è un maelstrom di suono pieno, così viscoso che pare colarti addosso da ogni parte, fino a coprire ogni centimetro del corpo. In ogni suo singolo tassello si vengono a creare realtà a sé stanti, multisfaccettate, universi paralleli contenuti in provetta. Miscele esplosive che grondano dub, fatte di eco, casse roboanti, glitch stressati oltre l’eccesso. Cut and paste disarticolato, sezioni accelerate, ultra-techno e gabber scienza del massacro, rilasci industriali in mid-tempo da cui spurgano synth in odore cosmico, paddoni bastardi, melodie anomale e amare, bassi a sfondamento cassa dritta e ustioni black metal burstate senza pietà alcuna per l’ascoltatore convivono tutt’altro che pacificamente creando ambienti cyberpunk atonali, quadrimensionali, abitati da mostri biomeccanici che gridano fino a schiantare la cassa toracica.
Il tutto accade nel giro di 17 minuti tondi. In così poco tempo VMO e Talpah, attraverso “EXO SWAG KILLA” riescono ad architettare qualcosa che vorresti durasse almeno il doppio.