Monografie – ImpattoSonoro – Webzine musicale e culturale indipendente https://www.impattosonoro.it Fri, 17 Apr 2009 17:11:19 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.3.2 Intervista ai MINISTRI https://www.impattosonoro.it/2009/04/17/interviste/intervista-ai-ministri/ Fri, 17 Apr 2009 10:17:57 +0000 http://3.123.164.90/?p=6009 Sono la rivelazione del panorama italiano del 2009. Si vestono da Napoleone e dipingono la realtà con cruda e disillusa obiettività. Nuovi portavoci di una generazione sempre più in bilico, abbiamo incontrato i Ministri, a Firenze per presentare dal vivo il loro disco "Tempi Bui" che scommettiamo a cuor leggero sarà uno dei migliori del 2009. A cura di Jacopo Cardinali.

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Flog, Firenze – 4 aprile 2009

Sono la rivelazione del panorama italiano del 2009. Si vestono da Napoleone e dipingono la realtà con cruda e disillusa obiettività. Nuovi portavoci di una generazione sempre più in bilico, abbiamo incontrato i Ministri, a Firenze per presentare dal vivo il loro disco “Tempi Bui” che scommettiamo a cuor leggero sarà uno dei migliori del 2009.

A cura di Jacopo Cardinali

ministri22Ricordo che in un intervista di qualche tempo fà uno di voi dichiarò di volere arrivare a 40 anni facendo un disco alla Nick Cave: ascoltando i vostri lavori sembra che l’abbiate presa estremamente larga come strada. Avete abbandonato l’idea? Ma più che altro perchè Nick Cave? Mi sono sempre chiesto se fosse un’affermazione seria o meno.
Davide Rimaniamo ancora della stessa opinione: è che la voce mi sta cambiando, non ho ancora finito la pubertà! No, vabè è che cantare così fino a quarant’anni, tutti zozzi, farebbe ridere, è auspicabile un evoluzione comunque.
Michele Quando saremo ricchi lo faremo: I Ministri and The Bad Seeds. O I ministri e The Shadow Turnists. Wow, ho detto una parola in inglese.

L’artwork che avevate proposto, ma che poi è saltato, per la promozione di Tempi Bui a mio avviso era geniale. Guardandosi un pò intorno sembrate essere uno dei pochissimi gruppi ad aver capito quanto sia importante la comunicazione anche nella musica. Quanto conta per il progetto Ministri la cura di quest’aspetto? E penso all’euro in copertina o al riepilogo delle spese sostenute, quanto alle locandine per i concerti o flyer vari.
Federico
Questo era molto importante all’inizio quando non ci conosceva neanche il cane.
Michele
No, il cane ci conosceva: dalla puzza.
Federico
Cercavamo per ogni concerto di fare comunque qualcosa di particolare, o unico se vogliamo, però erano, come dire, frittate fatte con gli avanzi nel senso che tutte le foto poi finite sulle locandine non erano assolutamente fatte appositamente per le locandine. L’ultima coi delfini è nata perchè cercavo proprio quel che c’era nel computer e ho trovato la foto di questo delfino di gomma che proprio non c’entrava un cazzo: l’importante sono proprio gli avanzi.
Tutte le locandine sono fatte con le foto delle nostre vacanze, non è che diciamo “oh c’è da fare una foto vieni” anche perchè quello li (Michele ndr) non muove il culo neanche a pagarlo.
Davide
E’stato un pò il nostro primo passo e ce lo teniamo stretti perchè ha avuto una risonanza bestiale. I Ministri credo che siano più comunicazione che altro.

ministri3In La faccia di Briatore la presa di posizione riguardo un certo tipo di stampa e un certo tipo di lettori sembra esser netta ed evidente. Nel frattempo si firma per il ritorno del nucleare, si approva il federalismo e si mandano parlamentari oltralpe a tenere lezioni decisamente discutibili: tutto questo nel più totale silenzio. E’una mia eccessiva malizia o veramente il fatto che la gente smetta di discutere (e pensare) è davvero l’unica cosa che in questo momento si sta perseguendo in Italia?
Federico
Ma io non penso che ci sia un grande capo, il cattivo dell’ispettore Gadget che coccola il gatto e decide “ah la gente non deve pensare”, ci sono tanti piccoli omuncoli in ogni posto. In realtà è nel singolo ufficio che ognuno si plasma sulle opinioni del suo vicino di scrivania, dell’altro vicino di scrivania: è un pò come quando vai a scuola e ti viene da pensare che 15 persone su 20 sono dei coglioni e ti trovi bene solo con altri 3, cioè queste proporzioni tutto sommato rimangono.
Davide
Io penso che la maggior parte dei politici prendeva degli schiaffi alle medie, la smania di potere ce l’ha infatti il debolino non il capetto.
Federico
Infatti, quelli che erano i capetti dei licei non seguono più quella strada lì, cioè non è proprio più una strada quella se vedi i nuovi punti d’arrivo della politica, non è da lì che arrivano, i capetti dei licei o finiscono alla bocconi e dopo tre anni li ritrovi con una cravatta o si impantanano a lettere e non combinano più un cazzo.

ministri7La piazza, la strada, la gente: sono argomenti che ricorrono e toccano molto frequentemente i Ministri, quanto è importante questo tipo di approccio, diciamo dal basso, per voi? Mi riferisco ai concerti in qualsiasi buco d’Italia, a quelli improvvisati nelle piazze, nelle manifestazioni, alla sensibilità nei confronti della Milano che stanno chiudendo, degli spazi di cui fondamentalmente ci stanno privando.
Davide
Il fatto è che anche agli inizi, prima che uscisse il primo disco, giravamo, ci piaceva suonare ovunque, poi col disco fuori ci siamo ritrovati a fare tanti date in dei posti che comunque ti lanciano una quantità di imput dove non è “la strada” che ti plasma e ti forgia, anzi, è proprio il contrario, è che tu sei in giro, sempre per strada, e vedi un sacco di robe che poi alla fine, non dico che ti condizionano, però arrivano a volte a sbarellarti proprio. Comunque essere in tour ininterrottamente da due anni e mezzo, salvo registrazioni, c’ha fatto vedere delle situazioni per cui fingere che non esistano è la prima grande ipocrisia.
Federico
Vedi intere province alcolizzate. Poi in realtà la cosa è la vera ancora di salvezza: due anni fa era partito Myspace ed ora è una nave che già sta affondando, Facebook affonderà tra un annetto, quando arriverà il momento in cui nessuna di queste cose funzionerà più realmente, quando davvero i giornali avran chiuso e vaffanculo, se tu hai girato prima ed hai girato tra la gente e ci sarà comunque gente che viene a sentire i Ministri, come dire la crisi su di te non si abbatte, ci sarà sempre gente che vuol sentire la sua cazzo di voce, lui che fa tupa tupa e noi che facciamo para para. Abbiamo fatto un concerto, in apertura del tour, per il Conchetta (centro sociale milanese chiuso dall’amminitrazione comunale ndr) dove avevamo un impianto che sembravano davvero 4 culi messi in fila, si sentiva di merda, eppure per la gente è stato uno dei concerti dei Ministri più belli di sempre: capisci quindi che se tra tre anni finirà per crollare tutto quel meccanismo, potremo comprare un alimentatore a benzina, andare in giro a fare concerti come quello e viverci. Dall’altra parte, invece, se parte del tuo successo necessità della “macchina” se crolla la macchina sei nella merda. Parlavamo con un tipo a Verona che aveva fatto la produzione di un concerto di Giusy Ferreri , tipo 13.000 euro di produzione e poi ha fatto 150 ingressi.
Davide
Appena esci da un reality show è chiaro che il feedback televisivo ti garantisce una mole di vendite spropositate, il problema è quando ti ritrovi una come Giusy Ferreri a fare un tour: chi cazzo la va a vedere, hai già sentito un milione di volte la canzoncina alla radio, ti ritrovi 150 persone e chi sono? Sociopatici. Comunque far musica dovrebbe essere un divertimento e il divertimento sta diventando tante cose, anche molto brutte e allora c’è da chiedersi anche dove cercano di impedire un divertimento sano o comunque un divertimento, al di là che possa esser sano o meno, quello poi te lo gestisci tu.

ministri4L’idea degli skit tra una canzone e un altra da dove viene? Soprattutto come mai la scelta, almeno in Tempi Bui, è ricaduta su un genere di musica tradizionale totalmente distante da quella che è la tradizione delle vostre parti?
Davide
Cazzo già che la noti, l’analogia, fa piacere. L’Ep non ne aveva bisogno, il disco già di più.
Federico
In realtà siamo molto legati al concetto di album inteso in modo “settantino”, come opera unica e indivisibile.
Davide
La scelta del genere è in gran parte fatta apposta, cioè tecnicamente è un ottimo collante tra un pezzo e l’altro perchè lo rende molto più digeribile e da un attimo di stacco, poi c’è tutto un discorso di cercare di mettere i brani in un altro piano di lettura mantenendone la tematica identica però in chiave molto più popolare. Nel primo disco c’era un riarrangiamento del tema della canzone in 3/4 con la fisarmonica, suonata tra l’altro dalla madre del nostro produttore, invece in Tempi bui è diciamo lo stesso concetto: tecnicamente è lo stesso giro di accordi della canzone, però ovviamente ricantato e riadattato in un contesto diverso. Molto stimolante.
Federico
Però non è stata molto calcolata, abbiamo provato diverse cose poi abbiamo scelto questa, un pò al buio e anche dicendo “chissà come cazzo viene” e alla fine la cosa è venuta bene.

I post sul blog sono divertenti e caustici come pochi altri. A quando un libro che li raccolga o che ne contenga di nuovi? La butto sulla sfida: Vasco Brondi l’ha già fatto.
Federico
C’è un progetto su questo, non necessariamente sui post dei blog, però ci sarà.
Davide
Io è già tanto che riesco a parlar bene l’italiano, lui (Federico ndr) penso che ce la possa fare più che discretamente. Io posso fare un capitolino alla fine: “Quello che ha capito Divi” sintetizzato tutto in una pagina.
Michele
Io faccio solo le battute scomode: ad ogni fine capitolo un capitolino “L’opinione di Michelino”.

ministri5Due domande da consumatore. Che fine ha fatto quella Muccino aveva un sogno che avevate promesso su un vostro post? Il fatto che il disco precedente avesse un euro vero in copertina inevitabilmente ha fatto si che non potesse essere ristampato in eterno, il che ne ha fatto quasi un piccolo oggetto di culto introvabile: a quando la ristampa (anche senza euro)?
Davide
Non è in download su iTunes? Non sapevo che non fosse in download, allora cazzo mettiamola in “free sharing”! Per “I soldi sono finiti” abbiamo pensato una roba assurda col nostro produttore per la ristampa: l’idea è quella di mettere in copertina un gratta e vinci da 1 euro e se poi ti vinci il cifrone però almeno il 10% fallo avere alla band cazzo! No, comunque lo ristamperemo, però alla fine è anche bello che rimanga un “chi se l’è beccato se l’è beccato”, bella lì.
Michele
Il disco riuscirà ma diverso, ci saranno dei pezzi in più, degli inediti, sara mixato di nuovo, suonerà diversamente.

Fondamentalmente il musicista è il lavoro più precario che esista. Per questo siete così sensibili al problema come in Ballata del lavoro interinale? Come la vivete questa precarietà? Bastano l’entusiasmo dei vent’anni e l’affetto del pubblico “qui ed ora” per rimandarne la presa in considerazione?
Federico
Sinceramente non guardiamo molto più in là, noi sappiamo che abbiamo un altro disco con l’Universal, per contratto, per il resto anche il nostro fonico per esempio non è che può pensare a cosa farà tra 3 anni. L’importante è che non ci tiriamo la cacca tra di noi, finchè va bene tra di noi abbiamo qualcosa da vendere.
Davide
Se vai in giro a suonare è ovvio non è che puoi immaginare la tua vita in giacca, cravatta e discoteca, viviamo tutto sommatto, non dico di stenti perchè non è che ci vogliam male, però facciamo una vita normalissima in fondo. E finchè va, va.

ministri6Un’ultima domanda, che più che una domanda vera e propria è una curiosità mia: la cover di Uomini soli è un puro divertissement o c’è di più?
Davide
Come hai fatto a saperlo?? Anche questa è una di quelle cose che nascono per caso..
Federico
Il pezzo l’abbiam fatto solo per due concerti, nel bergamasco, per il primo tour avevamo fatto i Pixies sopra a Rino Gaetano: c’era Mio fratello è figlio unico che aveva gli stessi accordi di Where is my mind, era bello vedere la gente dire “uah fanno anche i Pixies” e poi invece partire con Gaetano, per Uomini soli è andata un pò allo stesso modo l’abbiamo sovrapposta, sempre casualmente, provando,  a One of these day dei Pink Floyd. Sono esperimenti divertenti, non so che fine faranno.

La chiacchierata è stata ben più lunga e a volte anche più scomoda e interessante di quella che è invece finita trascritta.
Spesso divagando su altri temi.
Grazie di cuore ai Ministri e alla loro estrema simpatia e disponibilità: persone ottime e gruppo tra i migliori in Italia, dal vivo più che mai.
Un ringraziamento speciale a Daniela di Saphary Deluxe e a Massi per la disponibilità.

a cura di Jacopo Cardinali

www.myspace.com/ministri

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Speciale PGR https://www.impattosonoro.it/2004/06/30/monografie/speciale-pgr/ In attesa del nuovo album “D’Anime e D’Animali” (uscirà il 2 luglio), ImpattoSonoro.it vi da la possibilità di ascoltare in esclusiva il nuovo singolo dei PGR, “Alla Pietra” “d’anime e d’animali ” è stato scritto, di getto, dormendo poco e male, mangiando pane, formaggio, olive, sempre la zuppa sulla stufa a ribollire e una bottiglia […]

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In attesa del nuovo album “D’Anime e D’Animali” (uscirà il 2 luglio), ImpattoSonoro.it vi da la possibilità di ascoltare in esclusiva il nuovo singolo dei PGR, “Alla Pietra”

“d’anime e d’animali ” è stato scritto, di getto, dormendo poco e male, mangiando pane, formaggio, olive, sempre la zuppa sulla stufa a ribollire e una bottiglia di vino buono, rosso fermo, sempre aperta e presto svuotata. Fuori l’inverno, i primi giorni dell’anno. Un fervore di pensieri ritmati dallo scrivere continuo, cervello braccia mano, le pause per rileggere, a voce alta, cercando melodie minimali a sostegno delle parole o toni di voce per farle fiorire. Finito un testo, e soddisfatto, continuava lo scrivere. Catene di parole a spiegarlo, approfondirlo, fortificarlo e mi ritrovano a lavorare sul testo successivo.
Una sola uscita nei boschi a cavallo sotto una pioggerella gelida, per riposare la mano e respirare il freddo dell’inverno mi ha riportato al fuoco, in casa, con una canzone pensata cantata memorizzata sul ritmo dei cavalli: passo/galoppino.
Tre notti e tre giorni dopo, stremato e intontito dall’eccitazione il lavoro era lì, sul tavolo. In un angolo una cartella gonfia di fogli scritti fitti e un titolo ” ,orfano di sinistra” a cui non ho più messo mano e mi dispiace, ma mi manca il tempo.

Una settimana dopo arrivavano Gianni, Giorgio, Cristiano e Pino. Eravamo tesi, tristi e preoccupati. Non è facile ricominciare d’improvviso, di nuovo. è che non c’era altra possibilità.

P.G³.R. Però Gianni Giorgio Giovanni Resistono.

Otto giorni dopo, in un crescendo di soddisfazioni e gioie, complice la casa e la tavola perennemente imbandita da Loredana, il disco era finito. Si trattava solo di suonarlo, cantarlo, registrarlo bene.
La prima canzone ricorda uno dei momenti più belli della passata stagione dei P.G.R., così come vogliamo ricordarli: “alla Pietra”. L’ultima prelude a un poi: ”si può”.

In mezzo, aperto e chiuso dal suono della tammorra, il presente, il nostro presente.
Da: “io non capisco proprio che succede ma quello che si vede non si crede,
non si crede”

A: “mi pare di capire che succede a quello che si vede io ci credo. io ci crede.”

Post scriptum pseudo-politico:
“,orfano di sinistra” vuol dire che una famiglia, geneticopolitica, l’avevo. Che non l’abbia più, l’ho vista morire l’ho sepolta, non significa che sono disponibile al farmi adottare.

Ho superato la fase del lutto e del cordoglio, mi tengo disponibile se il caso
per il pianto rituale.

Giovanni Lindo Ferretti

d’Anime e d’Animali sarà in tour in Italia dal 19 giugno ’04, per tutta l’estate.

Anime e Animali in tour:

Giovanni Lindo Ferretti Voce
Gianni Maroccolo Basso
Giorgio Canali Chitarra, cori
Cristiano Della Monica Percussioni, basso, cori
Pino Gulli Batteria
Chiara Bagni Danza

Sergio delle Cese Tour Manager
Lorenzo “Moka” Tommasini Tecnico del suono
Anna Maria Vannozzi Merchandising
Gianluca “Lox” Losi Fonico di palco
Fabio “Piki” Menozzi Datore luci
Mauro De Pietri Backliner
Marco Greco Backliner

Ecco le date del tour estivo dei PGR

19 Giugno Longiano FC Piazza Del Castello
21 Giugno Fucecchio FI Marea Festival 2004 – ex Buca D’Andrea
25 Giugno Caivano NA Caivano Rock – Stadio E. Faraone
26 Giugno Bismantova RE ConFusion& Festival – Piazzale della Pietra Di Bismantova
28 Giugno Roma Laghetto di Villa Ada
3 Luglio Cuneo Nuvolari Libera Tribù Festival
7 Luglio Arezzo Arezzo Wave Love Festival – Stadio Comunale
9 Luglio Cosenza Festa delle Invasioni – Piazza XV Marzo
18 Luglio Ancona Sessantenario della Liberazione di Ancona – Piazza
23 Luglio Bologna Per Te Festival – Piazza Santo Stefano
24 Luglio Chieri TO Baraonda Summer Point – Centro Sportivo San Silvestro
25 Luglio Paderno Dugnano MI Lago Nord Live Festival
31 Luglio Padova Festival di Radio Sherwood – Stadio Nereo Rocco
10 Settembre Acquaviva SI Live Rock Festival of Beer

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Biografia

CSI 1991 – 2001 PGR 2002 – 2004

“Tutto lo sporco degli anni ’90 con la tecnologia degli anni ‘70”.
Nasceva così, in una villa di Rio Saliceto, provincia di Reggio Emilia, EPICA ETICA ETNICA PATHOS, l’ultimo album dei CCCP di Giovanni Lindo Ferretti e Massimo Zamboni. Tra aprile e giugno del ’90 le canzoni che lo compongono vengono registrate da un’insolita formazione: oltre a Ferretti e Zamboni, c’è l’ex-Litfiba Gianni Maroccolo, cooptato inizialmente come produttore e poi anche come bassista a tempo pieno. E’ lui, conosciuto dai CCCP nel corso di un tour in Unione Sovietica insieme ai Litfiba, a coinvolgere nelle registrazioni il suo amico Francesco Magnelli (tastierista, autore e arrangiatore per i Litfiba) e Giorgio Canali, chitarra disturbata e anarchica, fonico e produttore. Praticamente i CSI sono già insieme, anche se non lo sanno ancora.

“E quindi dopo i trenta avvenne che non contento di me tornai a casa”
Il 13 settembre ’90 i CCCP presentano alla stampa il loro nuovo album, EPICA ETICA ETNICA PATHOS, e annunciano al tempo stesso il proprio scioglimento, all’indomani del crollo del muro di Berlino, della riunificazione delle due Germanie e della morte del mondo comunista. Muore l’Unione Sovietica (CCCP), i CCCP non hanno più ragion d’essere. Nasce però, pochi mesi dopo (gennaio ’91) l’etichetta Dischi del Mulo, da un’idea di Ferretti & Zamboni: i primi artisti a pubblicare album per la neonata label sono Ustmamò, Disciplinatha, AFA.

“Maciste contro tutti. Un kolossal minimale: solo musica”
Chi non ricorda i film di Maciste, esempio quasi trash di kolossal mitologico fatto in casa? Uno dei registi che girarono quei film, Cottafavi, era di Correggio e aveva una villa a 500 metri da dove i CCCP avevano registrato EPICA… forse arriva da lì l’idea di utilizzare Maciste come personaggio metafora di chi si batte contro chiunque. Di certo l’iniziativa relativa al concerto MACISTE CONTRO TUTTI fu del direttore del Museo Pecci di Prato, e divenne pretesto per una festa in famiglia, con Ustmamò, Disciplinatha e il nuovo gruppo di Ferretti, Zamboni, Maroccolo, Magnelli e Canali, per la prima volta sul palco. Il nome arriva la sera prima del concerto, il 17 settembre ’92, e sembra qualcosa in più di un semplice gioco di parole. Il nome dell’ex-CCCP era diventato CSI. E CSI, Consorzio Suonatori Indipendenti, diventa anche il nome del nuovo gruppo che nasce dagli ex-CCCP. Il 18 settembre, nell’ambito del Festival delle Colline, su un palco gremito di musicisti e amici, i CSI fanno il loro debutto dal vivo. Alla batteria c’è Roberto Zamagni, che ha il compito di riempire il vuoto lasciato dalla tragica scomparsa dell’ex-Litfiba Ringo De Palma, avvenuta all’indomani di EPICA ETICA ETNICA PATHOS. Alle percussioni Alessandro Gerby, che sarà della partita anche per KO DE MONDO e IN QUIETE. Dal concerto viene estratto un album, il primo dei live che il gruppo pubblicherà nel corso degli anni, sempre a testimonianza di un momento unico: su MACISTE CONTRO TUTTI sfilano dal vivo “Emilia paranoica”, “Spara Juri”, Mozzill’o re”, “Valium Tavor Serenase”, “Morire”, “Madre”, “Depressione caspica”, “Maciste contro tutti”, “Aghia Sophia”. “Il Maciste” diventerà anche il nome del bollettino/fanzine del CPI, Consorzio Produttori Indipendenti, con cui si presentano le novità discografiche prodotte dai Dischi del Mulo e da Sonica, etichetta che fa capo all’ala fiorentina dei CSI, capitanata da Gianni Maroccolo.

“…niente provini e l’impegno che nessuno arrivasse lì con delle idee fisse in testa…”
Dopo l’esperienza live di MACISTE CONTRO TUTTI, Gianni Maroccolo torna all’assalto del duo Ferretti& Zamboni: perché non fare un disco? Perché non tornare a registrare? La risposta è sì, ma dove? Scartata l’ipotesi Mongolia si parte per Finistère, sullo spigolo tra Bretagna e Atlantico, e lì tra i mesi di agosto e settembre del ’93 nasce, completamente ex-novo, KO DE MONDO. Alle registrazioni partecipa anche Ginevra Di Marco, da quel momento in poi sempre più voce dei CSI insieme a Giovanni. Per il resto la formazione è ormai consolidata, tranne per il batterista, dove arriva Pino Gulli a sostituire Roberto Zamagni. L’album contiene “A tratti”, “Palpitazione tenue”, “Celluloide”, “Del mondo”, “Home sweet home”, “Intimisto”, “Occidente”, “Memorie di una testa tagliata”, “Finistère”, “La lune du Prajou”, “In viaggio”, “Fuochi nella notte (di San Giovanni)”. KO DE MONDO esce a gennaio del 1994 ed è seguito da un tour.

“In quiete non è come dire relax, credetemi”
Il 3 giugno ’94, negli studi Michelangelo di Cinisello Balsamo (MI), i CSI registrano un concerto “unplugged” per il programma televisivo ‘Acoustica’ di Videomusic. Tra i brani, in gran parte estratti da KO DE MONDO – “In viaggio”, “Inquieto”, “Memorie di una testa tagliata”, “Palpitazione tenue”, “Occidente”, “Fuochi nella notte di San Giovanni”, “Del mondo” – ci sono alcuni numeri dei CCCP – “Stati di agitazione”, “Io sto bene”, “Allarme”, “And the radio plays” – e una cover dei Marlene Kuntz, “Lieve”. La voce di Ginevra Di Marco entra a far parte dei CSI in pianta stabile, e gli arrangiamenti acustici offrono a molti brani la possibilità di vivere in una dimensione diversa, come dimostra il tour nei teatri.

“canzoni di gesta eroiche, di contadini divenuti guerrieri poi, quasi per caso, eroi, martiri…”
Il 1995 vede la partecipazione dei CSI a due importanti progetti: il primo è quello dedicato ad Augusto Daolio dei Nomadi, per il quale il gruppo incide la storica “Noi non ci saremo”, il secondo – e di sicuro il progetto più importante realizzato dal gruppo in quell’anno – è MATERIALE RESISTENTE, che nasce per festeggiare – e ricordare – il cinquantesimo anniversario della Resistenza e della Liberazione ‘in modo non ortodosso’. La festa del 25 aprile diventa un concerto, un film (di Guido Chiesa e Davide Ferrario), un libro, un disco cui partecipano 18 gruppi, ognuno con un brano (per i CSI è “Guardali negli occhi”), ma soprattutto un’esperienza fondamentale, anzitutto a livello civile, nella storia dei CSI. E non solo: «Quando abbiamo cominciato a pensare al disco nuovo», dirà poi Massimo Zamboni, «avevamo già un titolo: LINEA GOTICA. Era un lascito dell’esperienza di MATERIALE RESISTENTE…»

“…è un disco di chitarre elettrificate, anche alle tastiere, al basso, alla voce è prima consigliato poi imposto di adeguarsi…”
Una grande casa colonica in Val d’Orcia, e tutto intorno a vista d’occhio grano maturo… è lì che nel luglio del ’95 vanno a chiudersi i CSI per scrivere le canzoni che faranno parte di LINEA GOTICA. L’album viene ultimato a ottobre di quell’anno nello studio Emme di Calenzano, alle porte di Firenze e pubblicato nel gennaio del ’96: contiene “Cupe vampe”, “Sogni e sintomi”, “E ti vengo a cercare – una cover del brano di Franco Battiato incisa in quei giorni per un tributo al musicista catanese intitolato “Battiato non Battiato” e organizzato da Francesco Virlinzi della Cyclope – “Esco”, “Blu”, “Linea Gotica”, “Millenni”, “L’ora delle tentazioni”, “Io e Tancredi”, “Irata”. Alessandro Gerby e Pino Gulli, rispettivamente percussionista e batterista del gruppo, hanno lasciato i CSI: alla batteria, durante le registrazioni del disco, provvede, dove necessario, Marco Parente. All’uscita dell’album segue come di consueto una nuova serie di concerti.

“1996: chiama, inaspettata, la Mongolia”
E’ dal 1993 che Ferretti & Zamboni hanno fatto domanda per poter visitare la Mongolia, ma quando l’occasione arriva -l’invito da parte di Soyombo, Associazione culturale per la diffusione della cultura mongola – li coglie comunque impreparati. Il tempo di decidersi e nell’estate del 1996, in barba a un eventuale tour estivo, i due approdano a Ulan Bator e da lì attraversano la Mongolia, 5000 chilometri percorsi con jeep e a cavallo. Con loro il fotografo Alex Maioli, mentre in Italia, sul filo del 45° parallelo che collega invisibilmente Reggio Emilia e il delta del Po alla Mongolia densamente spopolata, il regista Davide Ferrario gira immagini che finiranno in un curioso film documentario a metà strada fra Mongolia e pianura padana, “Sul 45° parallelo”, appunto. Non è l’unico lavoro che lega il regista torinese ai CSI: l’anno dopo il suo film TUTTI GIU’ PER TERRA, tratto dall’omonimo romanzo di Giuseppe Culicchia, vedrà la colonna sonora curata dal CPI e i CSI debuttare come attori in un film, nel ruolo scherzoso di una serissima commissione d’esame.

“Alba la presero in duemila il 10 ottobre…”
Il 5 ottobre ’96 i CSI suonano nella Chiesa di San Domenico ad Alba (CN), per un concerto in onore e memoria di Beppe Fenoglio. Proprio con una frase di Fenoglio si apriva la canzone che dava il titolo al loro più recente album, LINEA GOTICA. E l’invito del Circolo Fenoglio ’96, tra i cui componenti figura il regista Guido Chiesa, già coinvolto nel progetto MATERIALE RESISTENTE, è accolto di buon grado. Il concerto si intitola “Un giorno di fuoco” e comprende, oltre all’esibizione musicale dei CSI, anche interventi e letture di Ferretti e altri ospiti. E’ un evento unico, ‘una questione privata’, come giustamente sottolineano i CSI, che troverà una doverosa documentazione in una pellicola e in un CD che vedrà la luce soltanto un anno e mezzo dopo – nel gennaio del 1998 – e per giunta per un periodo limitato – verrà ritirato dal commercio il 1° maggio ’98 -. Titolo, LA TERRA, LA GUERRA, UNA QUESTIONE PRIVATA e all’interno 12 canzoni: “Campestre”, “Esco”, “Fuochi nella notte di San Giovanni”, “Guardali negli occhi”, “Linea Gotica”, “Cupe vampe”, “Memorie di una testa tagliata”, “In viaggio”, “Del mondo”, “Annarella”, “Irata” e una ripresa di “Guardali negli occhi”. Alla batteria arriva Gigi Cavalli Cocchi.

“tabula rasa elettrificata”
Tra gennaio e marzo del ’97 i CSI compongono, arrangiano e registrano il nuovo album, TABULA RASA ELETTRIFICATA, nell’agriturismo “Le scuderie” a Carpineti (Reggio Emilia), in un’atmosfera di grande concordia. Il disco risente naturalmente del recente viaggio in Mongolia, anche se Ferretti lo definisce “più che un disco sulla Mongolia, un disco dalla Mongolia”. 10 le canzoni contenute nell’album, registrato dalla formazione ormai stabile dei CSI: “Unità di produzione”, “Brace”, “Forma e sostanza”, “Vicini”, “Ongii”, “Gobi”, “Bolormaa”, “Accade”, “Matrilineare”, “M’importa ‘nasega”. L’uscita dell’album, programmata per settembre di quell’anno, viene anticipata da una serie di attesissimi concerti tra cui fanno discutere quelli che vedono i CSI aprire alcune date del tour di Jovanotti. A settembre TABULA RASA ELETTRIFICATA è primo in classifica a una settimana di distanza dalla sua pubblicazione, e viene seguito da un tour che affronta spazi e pubblici più ampi che in passato.

“lo stato delle cose, il punto di partenza: la Jugoslavia”
le cupe vampe della tragedia jugoslava fiammeggiavano già nelle canzoni di LINEA GOTICA, ma è nel giugno del ’98 che i CSI comunicano la propria intenzione di recarsi nella ex-Jugoslavia per una serie di concerti. In accordo con le iniziative che le regioni Emilia Romagna e Marche sostengono in Bosnia all’indomani della fine della guerra, il gruppo decide di tenere tre concerti, due nella città di Mostar – ancora smembrata in due parti, una cristiano-croata e l’altra bosniaco-musulmana – e uno a Banja Luka, per l’etnia serbobosniaca. La spedizione si compie tra il 10 e il 18 giugno ’98 e si rivela una delle più intense esperienze dei CSI, al ritorno dalla quale niente sembra più essere come prima. E’ necessaria una pausa di riflessione, nel corso della quale si sciolgono momentaneamente le fila del gruppo e diversi componenti dei CSI tornano alle proprie occupazioni individuali. Giorgio Canali lavora a un suo album solista, “Che fine ha fatto Lazlotòz?”e lo stesso fanno, insieme, Francesco Magnelli e Ginevra Di Marco per l’album di quest’ultima, “Trama tenue”. Giovanni Lindo Ferretti e Massimo Zamboni programmano di festeggiare la maggiore età della propria ditta tornando nella città in cui si erano conosciuti, Berlino, per registrare un album a quattro mani. Nel frattempo, al Salone della Musica di Torino, nell’ottobre del ’98, viene presentato un importante progetto del CPI, il tributo a Robert Wyatt intitolato “The different you” e organizzato da Magnelli e Maroccolo: l’album consta di 17 cover di Wyatt eseguite da un insieme eccezionale di musicisti (Battiato, Almamegretta, Jovanotti, Area, Max Gazzè, Marlene Kuntz, Cristina Donà, Marco Parente sono solo alcuni dei nomi coinvolti) e in una cover di “Del mondo” dei CSI suonata e cantata da Robert Wyatt. “The different you” diventa anche un film documentario e un concerto programmato in Italia per alcune date.

“ciò che deve accadere accade”
Il ’99, come accennato, trascorre con i CSI impegnati nelle proprie vicende personali e musicali. A ottobre Giovanni Lindo Ferretti e Massimo Zamboni sono a Berlino, in compagnia di Eraldo Bernocchi, per la realizzazione del loro album insieme, ma qualcosa non funziona e la loro collaborazione si interrompe. Zamboni diserta l’esibizione che i CSI tengono a Milano, di fronte al Dalai Lama, alla fine di quell’anno e non è nemmeno presente alla festa del Capodanno Ortodosso organizzata il 5 gennaio 2000 in uno stracolmo Palasport di Firenze, un’indimenticabile serata nel corso della quale i CSI dividono il palco con Goran Bregovic – che omaggiano con una cover di “Ederlezi” – e la sua orchestra. Alla fine l’album, intitolato “Co.dex” uscirà a solo nome di Giovanni Lindo Ferretti, mentre Massimo Zamboni firmerà insieme al suo ex-socio le pagine di un libro intitolato “In Mongolia in retromarcia”. Nel frattempo in primavera viene anche presentato al festival del corto di Bra “Linea di confine – Diario di Mostar”, un collage di immagini e letture che Davide Ferrario ha organizzato all’indomani dal suo ritorno dalla ex-Jugoslavia. Per il resto sono mesi di silenzio, ai quali segue in estate un nuovo tour dei CSI, ambientato soprattutto in festival e spazi all’aperto.

Il 9 luglio 2000, proprio nel corso di una di queste date – l’occasione è quella del Monza Rock Festival – Ferretti, Maroccolo, Magnelli e Canali annunciano l’intenzione (fino a quel momento mai manifestata) di voler sciogliere i CSI e di non escludere di proseguire in futuro a fare musica insieme.

“noi non ci saremo”
A Gennaio e ad Aprile del 2001 esce il lavoro con il quale i CSI hanno scelto di congedarsi dal proprio pubblico. Intitolato significativamente NOI NON CI SAREMO, quest’ultimo album antologico dei CSI viene pubblicato in due volumi separati, entrambi contenenti canzoni mai pubblicate, rarità, colonne sonore, registrazioni dal vivo. Tutto il materiale contenuto nei due volumi di NOI NON CI SAREMO VOL.1 & 2, è stato raccolto, ascoltato e selezionato dai CSI e prodotto da Gianni Maroccolo.

“per grazia ricevuta”
Il 12 aprile 2002 esce il primo album omonimo dei PGR- PER GRAZIA RICEVUTA , il nuovo progetto di Giovanni Lindo Ferretti, Gianni Ma roccolo , Giorgio Canali e Francesco Magnelli con la partecipazione di Ginevra Di Marco.
L’album è stato registrato nell’autunno del 2001 con la produzione di Hector Zazou (uno dei più innovativi ed imprevedibili compositori francesi) e missato da Peter Walsh (già ingegnere del suono per Simple Minds e Pulp). E’ stato presentato al museo d’arte moderna di Roma e all’ università cattolica di Milano come un “manufatto industriale di musica moderna, solo plastica stampata, prezioso e puro”. Queste poche parole esplicitavano il rifiuto di qualsiasi opzione ovvia : nessun videoclip, nessun singolo, nessun concerto, a sottolineare che la musica nella sua complessità sconta un eccesso ed è abusata.

“montesole”
Il 29 giugno 2001, a Montesole , luogo dell’eccidio conosciuto come “strage di Marzabotto” si svolse un concerto alla memoria e per la memoria . I CSI avevano già manifestato l’intenzione di congedarsi ma quel concerto memorabile in un’atmosfera irripetibile costituì di fatto la “copula” che avrebbe portato alla nuova avventura PGR. MONTESOLE 29 giugno 2001 ne è la registrazione fedele . Un album live che esce il 21 febbraio 2003 e che contiene 18 brani prodotti Gianni Maroccolo.

“D’anime e d’animali”
Nel Gennaio 2004, Canali, Ferretti e Ma roccolo, coadiuvati da Pino Gulli e da Cristiano Della Monica, in brevissime sessions tenutesi a casa di Ferretti nell’appennino toscoemiliano, compongono di getto il nuovo album “D’anime e d’animali”. Sarà registrato nei mitici studi Real World di Peter Gabriel a Bath (uk) da Lorenzo Tommasini e Peter Walsh , che già avevano collaborato al precedente album di studio. Peter Walsh firma questa volta anche la produzione artistica dell’album.

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Ash Ra Tempel https://www.impattosonoro.it/2004/06/06/monografie/ash-ra-tempel/ Tra i pionieri del kraut-rock cosmico tedesco, discepoli di Timothy Leary, guru della psichedelia e delle sostanze psicotrope. Come potrei rimanere obiettivo quando si parla di un gruppo come gli Ash Ra Tempel, la chiave di svolta di una intera epoca musicale, che lanciò sulla scena le figure di Manuel Gottsching e Klaus Schulze. Credo […]

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Tra i pionieri del kraut-rock cosmico tedesco, discepoli di Timothy Leary, guru della psichedelia e delle sostanze psicotrope.


Come potrei rimanere obiettivo quando si parla di un gruppo come gli Ash Ra Tempel, la chiave di svolta di una intera epoca musicale, che lanciò sulla scena le figure di Manuel Gottsching e Klaus Schulze.
Credo sia davvero impossibile se non che la loro musica, annoverata tra le mie preferite, è una entità a se stante, qualcosa di unico e forse irripetibile. Proprio così, perché se da una parte troviamo l’abilità tecnica indiscussa dei componenti degli Ash Ra Tempel, dall’altra non possiamo di certo escludere il loro contatto con gli insegnamenti di Timothy Leary, guru psichedelico trasferitosi da poco in Svizzera (dato che la Germania non gli diede il permesso), intorno al quale si formò una cerchia di poeti, letterati e musicisti. I suoi insegnamenti sull’acido lisergico, sui quattro stati della coscienza-conoscenza umana, furono punto di forza per la formazione della musica spazio-temporale improvvisata che si fece conoscere come Krautrock; nome preso dall’etichetta Kosmische Musik.
Tra i tanti discepoli troviamo proprio gli Ash Ra Tempel. Partendo dalla genesi ci dobbiamo imbattere nella carismatica figura del chitarrista Manuel Gottsching, già in contatto tra il 1968 e il 1969 con il compositore svizzero d’avanguardia Thomas Kessler, fondando nel 1970, a Berlino, con Klaus Schulze e Hartmut Enke, il nucleo di partenza degli Ash Ra. Sicuramente in un ambiente ancora troppo giovane per poter parlare di musica cosmica, e con soli Tangerine Dream, Amon Duul, Can e Kraftwerk, tra i più importanti rappresentanti della scena tedesca, gli Ash Ra Tempel debuttarono nel 1971 con il loro album omonimo, in un tripudio di psychedelia, musica esotica e improvvisata. Due lunghe jam, se così possiamo chiamarle, “Amboss” e “Traummachine”, formando un clima surreale tra la chitarra di Manuel, le percussione di Klaus e la seconda batteria di Harald Grosskopf, il tutto circondato dal suono del sintetizzatore come amalgama per atmosfere di meditazione, di distaccamento totale dal mondo materiale. Dopo questa prima uscita Schulze lascia il gruppo per tentare la carriera solista e sarà sostituito da Wolfgang Muller, con il quale gli Ash Ra Tempel produrranno la loro seconda uscita, “ Schwingungen” del 1972. Se non il disco più riuscito è sicuramente il più completo, che riesce a fondere un susseguirsi ininterrotto di stili, tra approcci progressivi, distacchi blues e frizzanti spicchi psichedelici. Musica esotica anche qui, con duetti tra tastiere e percussioni, chitarra e sax, nei quali spicca la voce o il coro di sottofondo. Un grande album diviso anch’esso in due lunghe jam. Tutto questo in preparazione al 1972, a quella svolta cosmica spaziale portata dall’arrivo di Leary, che collaborerà proprio con il loro terzo album “Seven-up”. Le differenze sono notevoli sorattutto se consideriamo anche l’arrivo dell’ingegnere del suono, bassista, percussionista e addetto al synth, Dieter Dierks. La profonda voce di Leary che si alterna con quella femminile di Duwe in sottofondo, gli effetti elettronici spaziali che si ripercuotono su tutta la prima jam, chiamata proprio “Space”, e i suoni più graffianti e metallici, ci indicano l’abbandono del pianeta Terra verso destinazioni aliene, forse raggiungendo proprio Alpha Centauri, sulla navicella chiamata Ash Ra Tempel. Non sarà un lungo viaggio e già l’anno seguente, il 1973, si farà ritorno a casa, ritrovando la formazione iniziale con il ritorno di Klaus Schulze, nella produzione di “Join Inn”. Il disco è un chiaro ritorno alle origini, a quel vecchio album chiamato “Ash Ra Tempel”, con le dolci escursioni chitarristiche di Gottsching, il tempo tenuto da Schulze con la sua batteria, le tastiere e il basso di Enke, tra sintetizzatore e VCS-3 a dare quegli effetti elettronici fruttando una colla lisergica per tenere il tutto compatto. La collaborazione con Rosi Mueller e la sua calda voce femminile continua ancora per tutto il 1973 soprattutto con l’uscita dell’album “Starring Rosi”, che annovera l’ennesimo abbandono di Schulze. Una parabola che si conclude con questo semplice rock, perché in seguito, seppur sotto il nome di Ash Ra Tempel, album come “Invention For Electric Guitar” e “New Age of Earth” saranno praticamente lavori solisti di Manuel Gottsching; ma questa è altra storia.

Alessandro Bianchi

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Julian Cope https://www.impattosonoro.it/2004/06/01/monografie/julian-cope/ Dall’esperienza con i Teardrop Explodes si ripresenta in una strabiliante veste solista, pronto a stupirci sotto tutti gli aspetti. La musica, la cultura e lo spettacolo dell’eco-Cope allucinanto. Mi toccherà ora proseguire nella sterminata carriera discografica di quel Cope in veste solista, una volta terminata, come detto, l’esperienze formativa nei Teardrop Explodes. Bisogna premettere, senza […]

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Dall’esperienza con i Teardrop Explodes si ripresenta in una strabiliante veste solista, pronto a stupirci sotto tutti gli aspetti. La musica, la cultura e lo spettacolo dell’eco-Cope allucinanto.

Mi toccherà ora proseguire nella sterminata carriera discografica di quel Cope in veste solista, una volta terminata, come detto, l’esperienze formativa nei Teardrop Explodes. Bisogna premettere, senza alcun dubbio l’anno 1983, passato a riordinare le idee, studiare i vari progetti che passavano velocemente e a flusso continuo nella sua mente, adeguarli a un tappeto sonico innovativo e poi metterli definitivamente in qualcosa di concreto. Non possiamo quindi considerare il 1983 come un anno di pausa per il Cope reduce dall’esperienza “Teardropiana”, ma come un ciclo ricco di evoluzioni artistiche, cercando di ripercorrere le strade degli sciamani poetici visionari e mistici, imponendosi come il nuovo Morrison o il nuovo Barrett. Si avvicina sempre più alla sperimentazione sonora, appassionandosi alla scena teutonica chiamata krautrock, scrivendo anche un libro “Krautrocksamplers”, ed infine acculturandosi sulla tradizione celtica e mitologica della Gran Bretagna: il libro “The Modern Antiquarian” ne è la dimostrazione. 1984, pronti ai posti di partenza? Un’onda sonora esce dagli schemi e prende corpo in Julian Cope. Escono in rapida successione due dei dischi più importanti e rivoluzionari della new wave e in chiare lettere del suono degli anni ’80, “World Shut Your Mouth” e “Fried”. Due autentiche bombe che abbattono le fondamenta della musica passata sostituendole con un nuovo modo di ragionare la musica. Ascoltando questi dischi viene subito alla mente la classica melodia barrettiana, di “Love You” o le tenebre di “No Man’s Land”, con quella psichedelia smorzata da toni ritmati, quell’eccentricità visionaria e stralunata, perché in fondo al primo ascolto viene naturale accostare Cope a Syd. Provate a immaginare Barrett che canta sopra una base post punk o nella freddezza metallica della new wave, con un sitar, il suono del vento e un organo in accompagnamento; non è semplice, vero, ma in questo caso potete ascoltare “World Shut Your Mouth” e avrete un’idea precisa di quanto detto. Sembra quasi un continuo storico di “Kilimanjaro”. Probabilmente anche le sostanze psicotrope si mettono a fare la loro cospicua parte e la rivoluzione inizia da una concezione aggressiva della psichedelia britannica, ascoltando “Reynard the Fox”, in “Fried”, si trova risposta a questo, ricchissima di distorsioni. Proprio “Fried” è l’album maggiormente riuscito a Cope, ma paragonarlo con i suoi lavori futuri, che presto vedremo, risulta compito improponibile viste le diversità che intercorrono. La bellezza di questi due album, proprio come accadde con i Velvet Underground, non trovò assolutamente un riscontro commerciale adeguato e per quel Cope alla ricerca della fama fu un colpo assai duro da digerire. I fiaschi dei due singoli successivi, Competition e Sunspots, sommati agli abusi di droga e ai problemi con la casa discografica portarono Julian sull’orlo dell’abbandono della scena, che in effetti durò per quasi due anni in un ritiro a vita privata. Dobbiamo aspettare il 1986 per vedere nuova linfa vitale e musicale scorrere nelle vene di Cope. In questo anno prenderà corpo una tournee mondiale con il chitarrista Donald Skinner e la firma sul contratto della Island. L’anno seguente uscirà il terzo album, “Saint Julian”, che non sarà altro che una rivisitazione dei dischi precedenti, rendendoli più accessibili semplificandoli. Con questo disco il Nostro raggiungerà il successo commerciale tanto atteso, ma l’album a mio modesto parere non è poi nulla di così eccezionale. Un lavoro buono, con la sola “Trampolene” a tenere alta la bandiera delle eccezioni. Il resto è un susseguirsi di coretti semplici e adatti a far colpo sul grande pubblico, dimostrazione fatta con “Placet Ride”. Anche quella “World Shut Your Mouth”, irriconoscibile e ridotta allo scheletro inconcludente non sembra rispecchiare per nulla i capolavori di tre anni prima. “Saint Julian” rimane tuttavia un discreto disco pop con qualche buona nuova qua e là, quali “Pulsar”, “Screaming Secrets” e la conclusiva “A Crack in the Clouds”. Questo rimarrà comunque una breve parentesi all’interno della discografia “copeiana”, tanto che l’anno successivo, 1988, si andrà verso a un preambolo di sperimentazione sonora con l’uscita dell’eccentrico “My Nation Underground”. Il disco sarà anticipato dall’uscita di tre singoli, poi racchiusi nello stesso, la romantica “China Doll”, “Charlotte Anne” e la cover dei Vogues “5 O’Clock World”. “My Nation Underground” suona come un crogiuolo di suoni senza apparente filo logico, allestiti con una parodia di percussioni e l’ampio uso del sintetizzatore, organo e armonica, con il vibrato wha wha che entra in campo, lasciandoci sconcertati per il primo, plausibile, avvicinamento all’elettronica. Come solito sono persistenti dei coretti contagiosi e la voce istrionica di Cope riesce a percorrere in modo perfetto tutto il disco. Una bella boccata di ossigeno dopo “Saint Julian”. Abbiamo iniziato la mini-scheda sui Teardrop Explodes dicendo che la carriera solista di Cope fu una continua evoluzione musicale, mai un disco eguale ad un altro e così, dopo aver tracciato la strada della sperimentazione sonora, ecco che esce nel 1990 “Skellington”, con l’etichetta propria CopeCo. Questo è un disco improntato unicamente sull’acustica, con la triade batteria–basso–chitarra sempre in primo piano. Si abbandona quindi per il momento la sperimentazione sonica e ci si addentra in un rock oscuro, vicino a un folk eclettico, con il corno che da fiato ogni tanto. Sembra quasi un disco riflessivo e intimo, una versione completamente nuova per Julian Cope che riesce ad interpretarla alla grande, l’animale da palco. Canzoni come “Robert Mitchum”, “Doomed”, “Out of My Mind on Dope and Speed” e perchè no “Comin’ Soon” riportano nuovamente a un ricordo di Barrett, con la sua voce profonda e ipnotica, caposaldo della psichedelia britannica. Le tracce non superano mai i tre minuti, così come nel secondo disco, sempre dello stesso anno, “Droolian”, con Cope alla chitarra e voce per una pseudoraccolta di bozzetti sonori. Non mancano certo le eccentricità e i tocchi di estro ego, le ambientazioni mistiche di “Look after your leathers”, la scanzonata e ironica “Unisex cathedral”, l’incomprensibile “Commin’ down…”, sono solo parte di quanto potrete trovare su “Droolian” che abbandona quella melodia folk per addentrarsi in piccoli esperimenti, come prova generale per il futuro e l’emulazione della scena kraut tedesca. Prima di questo però arriva uno dei suoi dischi più belli, il doppio “Peggy Suicide”(1991). Allestendo un’intera “orchestra” per la sua realizzazione, “Peggy Suicide”, è il primo capitolo di una trilogia dedicata all’ambiente e alle sue problematiche, dell’eco-Cope. Oltre a questo il disco è uno dei migliori dello stesso Cope, una sorta di “Fried” raffinato e dedito alle religioni pagane, che scivola via sopra le note, anche in momenti intensi come “Safesurfer”, una lunga riflessione sul mondo dell’Aids e sulle conseguenze nell’animo umano. Altri momenti intensi sono l’iniziale “Pristeen”, “Promise Land”, mentre pezzi come “You” e “Soldier Blue” si divincolano dagli schemi restando in totale libertà espressiva. Rimane sempre in voga la melodia, il pop criptico di “Beautiful Love” o “Hanging Out and Hung Up on the Line”. E’ un periodo di grosso fermento compositivo e le attività di Cope si fanno frenetiche. Tutto porta a lavori particolari e di altissima qualità, così come il secondo episodio della trilogia ecologista, “Jehovakill”. Il disco, come il suo stesso titolo, è inquietante e oscuro mentre Julian si esprime in uno stato catatonico dopo la schizofrenia umana scagliatasi sull’ambiente e sulla nostra società. La sua voce si fa cupa e apocalittica, con suoni freddi e lenti, dapprima, in un vortice che porta verso la catastrofe umana. Si apre con “Soul Desert”, in un continuo crescendo di ritmo. Da sottolineare “Wards at 45°”, uno dei pezzi più intensi creato attorno a un rock sperimentale, la funerea “Gimme Back My Flag”, che si tramanda per riti orientali tra profumi di incenso e ambientazioni mistiche ed infine come non poter mettere in rilievo “The Subtle Energies Commission” che mette assieme “Hallogallo” dei Neu! con gli Stooges, creando una canzone fine a se stessa, tra continui cambiamenti di ritmo. Inizia proprio qui, da questa traccia rivisitata dei Neu!, il momento di massimo avvicinamento alla scena krautrock sperimentatrice; dopo i problemi con l’etichetta Island che lo taglia fuori dalla scena, che grazie alla casa Ma-Gog riesce a produrre due album di pura improvvisazione psichedelica/elettronica, “Rite”(1993) e “Queen Elizabeth”(1994). Questi si articolano su lunghe jam ispirate alla musica cosmica, come “In Search Of Ancient Astronomies”; una sorta di emulazione krautiana in chiave new wave. Sempre nel 1993 esce “The Skellington Chronicles”, fusione tra “Skellington1” e “Skellington2”, che prosegue la serie dei bozzetti sonori del 1990. In ottobre scende in piazza “Floored Genius”, una raccolta per la BBC dei venti migliori pezzi realizzati tra il 1979 e il 1991. L’attaccamento alla Germania è momentaneamente messo in disparte e il nuovo contratto con la Echo lo porta a concludere quella trilogia ambientale con “Autogeddon” (1994). Il disco sembra ricollegarsi a “Peggy Suicide” che in precedenza si era persa, mentre gli attacchi si fanno sempre più duri e ci si divincola in un misto di blues (“Madamax”), folk acido (“Paranormal in the west country”) e space rock (“Ain’t but the one way” o la conclusiva “Starcar”, probabilmente la più rappresentativa del disco). Nel 1995 esce “20 Mothers”, con venti donne in copertina, un album sotto tono rispetto ai canoni standard di Julian Cope, ma tutto sommato discreto, senza alcun picco memorabile. E’ il classico disco pop, synth pop con influenze psichedeliche, nel quale “Try Try try” raggiunge un buon successo commerciale. Le cose cambiano sostanzialmente l’anno seguente con “Interpreter”. Un disco meno accessibile rispetto al precedente, un disco legato alle tematiche spaziali e cosmiche ad iniziare dalla copertina, proseguendo con la prima traccia nella quale Cope afferma di essere un marziano, (non l’avessimo mai messo in dubbio) “I come from another planet, baby”. Con l’aiuto di Thighpaulsandra, Tim Lewis, polistrumentista dedito alla sperimentazione sonora, riesce a raggiungere dei sublimi livelli, addentrandosi dentro lo space rock, dapprima in una parodia scherzosa dei Cosmick Jokers con “Planetary sit-in”, per poi dedicargli un’intera traccia tutta eccentrica: “Spacerock with me”, assolutamente da sentire, con una voce lirica femminile che si divincola da un suono cosmico. Uno dei suoi dischi migliori che da una nuova giovinezza al Nostro. Da qui in poi il suo eclettismo spaziale prenderà maggior spessore all’interno della sua carriera musicale e i suoi lavori, azzardati, come la continuazione di “Queen Elizabeth”, ossia “QE – Elizabeth Vagina”, assieme al disco dello stesso anno (1997) “Rite2”, daranno nuovamente sfogo alla sua interminabile voglia di scovare nuovi suoni, assemblarli, farli rendere al massimo. Ancor più particolare rimane “Odin” del 1999, non sarei mai capace di descriverlo ma potrei benissimo accostarlo a quell’”Aumgn” presente in “Tago Mago” dei Can, con una durata di settantatre minuti. Un disco messianico abbastanza indecifrabile, probabilmente l’estrema esagerazione dell’ambient, dato che in fatto di esagerazioni Cope non fu mai secondo a nessuno. La sua ultima esperienza (per ora) sarà quella con i Brian Donor, ma questa è altra storia.

Alessandro Bianchi

da FREAKOUTMUSIC

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Kurt Cobain e i Nirvana: Ten years after https://www.impattosonoro.it/2004/05/08/monografie/kurt-cobain-e-i-nirvana-ten-years-after/ 5 aprile 1994: ormai sono passati dieci anni da quel giorno, che per molti ha segnato la fine, la fine della più grande rock band degli anni 90, gli indimenticati ed indimenticabili Nirvana, e del loro leader Kurt Cobain, suicidatosi nella sua casa di Seattle con un colpo di fucile alla bocca. giulia “black_mothervedder” 5 […]

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5 aprile 1994: ormai sono passati dieci anni da quel giorno, che per molti ha segnato la fine, la fine della più grande rock band degli anni 90, gli indimenticati ed indimenticabili Nirvana, e del loro leader Kurt Cobain, suicidatosi nella sua casa di Seattle con un colpo di fucile alla bocca.

giulia “black_mothervedder”

5 aprile 1994: ormai sono passati dieci anni da quel giorno, che per molti ha segnato la fine, la fine della più grande rock band degli anni 90, gli indimenticati ed indimenticabili Nirvana, e del loro leader Kurt Cobain, suicidatosi nella sua casa di Seattle con un colpo di fucile alla bocca.

Da sconosciuta band underground di provincia, i Nirvana erano diventati nel giro di qualche mese il nuovo fenomeno rock mondiale, iniziando a vendere milioni di album in tutto il mondo e ritrovandosi costretti a fare i conti con un successo planetario.

Il gruppo si formò ad Aberdeen nell’85, con il nome di Sellouts, messo su da Kurt Cobain e Krist Novoselic per suonare cover dei Creedence Clearwater Revival: la line-up prevedeva Kurt alla batteria, Krist alla chitarra e un ragazzo, Steve Newman, al basso. La formazione si sciolse dopo pochissimo tempo a causa di alcuni litigi tra Kurt e Newman.
Dopo l’inverno del 1987, Krist e Kurt trovarono un nuovo batterista, Aaron Burckhard; cambiarono il loro nome in Skid row.
Tennero il loro primo concerto alla GESCCO Hall di Olympia, a cui erano presenti circa dieci persone; seguirono a questo altri concerti, apparizioni radiofoniche, e una lunga serie di nuovi nomi, tra cui Bliss, Ted Ed Fred, Pen Cap Chew… E alla fino approdarono a Nirvana, che, secondo Kurt, si avvicinava molto alla sensazione che aveva facendosi di eroina.
Il primo album Bleach uscì nel giugno dell’89: il titolo deriva da una campagna contro l’aids, i cui slogan ammonivano i consumatori di droga a disinfettare i loro aghi con la candeggina.

Nel 90 venne a delinearsi quella che diventò la line-up definitiva dei Nirvana, con l’entrata di Dave Grohl alla batteria.
Come Kurt e Krist dissero spesso in seguito, Dave era proprio il batterista che avevano sempre desiderato; autodidatta, aveva imparato a suonare la batteria a dodici anni, rifacendosi allo stile di John Bonham degli Zeppelin, influenzato da dosi massicce di Devo e Bad Brains, che lo avevano reso un’autentico picchiatore.
Completata la formazione, iniziarono dopo qualche mese le prime sessions di Nevermind: il gruppo registrò l’album agli Smart Studios di Los Angeles nell’aprile del 91, dopo aver firmato un contratto con la major Geffen.

Il resto è storia: uscito il 24 settembre 1991, Nevermind è la sintesi perfetta del suono dei Nirvana, e in definitiva di tutta la musica grunge.
Il gruppo riesce a mettere insieme al meglio gli elementi del proprio sound; rabbia, dolcezza, malinconia, punk, metal e parti acustiche si fondono per creare l’album che ha rivoluzionato il rock degli ultimi dieci anni, innescatore di un’esplosione che fece tabula rasa di tutta la vacua musica pop e rock degli anni 80.
Un album che dopo tredici anni dalla release riesce ancora a mettere i brividi a chiunque lo ascolti: riff essenziali ma incendiari, testi apparentemente senza senso, carichi di un’autoironia feroce in cui Kurt si mette a nudo, raccontando i propri tormenti e il suo costante male di vivere, e una voce divenuta il grido di una generazione.
Proprio la voce di Kurt fu, suo malgrado, un veicolo per la frustrazione di milioni di ragazzi, una voce che urlava dolore e sussurrava disperazione, in quelle canzoni sempre sul crinale di un’innocenza violata (rappresentata a partire dalla copertina, con un bambino di pochi mesi che nuota verso un dollaro appeso ad un amo), che assume ora i toni remissivi di Come as you are e Polly, o che diventa il motore di una rabbia incontrollabile, come in Smells like teen spirit o Breed.

A Nevermind seguì, nel 93, un altro capolavoro, In utero: un album duro e grezzo, meno immediato e accessibile del precendente, ma che ancora una volta proietta i Nirvana in cima alle classifiche di mezzo mondo, e che li consacra definitivamente come rockstar planetarie.

Ma purtroppo la storia di una delle più grandi rock band di tutti i tempi si conclude in una fredda mattinata d’aprile, quando Kurt si spara nella sua casa a Seattle, a soli ventisette anni, scegliendo di immolarsi e bruciare, piuttosto che farsi spegnere a poco a poco dalla noia e dal successo. Quel giorno Kurt divenne per sempre il simbolo della generazione x, icona di un rock maledetto del cui olimpo fanno parte Jim Morrison, Jimi Hendrix, Sid Vicious.

Il grunge: finzione o realtà?

Morto Kurt Cobain, si chiude l’avventura dei Nirvana, e di fatto si chiude un’era, quella del grunge, che aveva visto la rinascita di un rock autentico e viscerale, e la fine di una musica fatta solo per vendere dischi e riempire stadi: i Nirvana sono stati gli apripista di molte altre band di quel tempo, avendo portato in cima alle classifiche il rock alternativo.
Di quel rock hanno fatto parte gruppi altrettanto grandi, come Pearl Jam, Soundgarden, Alice In Chains, Sreaming Trees, e molti altri, fautori di una musica, il grunge, che ha segnato per sempre gli anni 90, e che ha lasciato una pesante eredità a tutta la musica successiva.

Ma cos’ha rappressentato veramente il fenomeno grunge?
I suoi protagonisti hanno sempre rifiutato questa definizione, coniata dalla stampa per definire tutti i gruppi punk-rock underground provenienti da Seattle, cupa metropoli dello Stato di Washington.
Musicalmente, il grunge è una miscela di punk, hard rock e post punk, caratterizzata molto spesso da una costante malinconia di fondo; il grunge ha rappresentato la fusione dei generi, che negli anni 80 erano stati, fino a quel momento, ben distinti l’uno dall’altro: la new wave e il post punk da una parte e il metal dall’altra. I Soundgarden riuscirono ad unire le due culture, mettendo insieme l’estremismo punk di matrice SST con il sound dei Black Sabbath, l’estetica post punk alla Bauhaus e l’immediatezza anni 70 dell’ heavy metal; ma la depressione, il nichilismo, la riservatezza e la droga sono stati parti fondamentali tanto quanto quelle strettamente musicali.

è il 1984 ed iniziano a formarsi a Seattle e dintorni alcune band, come Green River, U Men, Melvins e Soundgarden; la primissima uscita discografica si ha l’anno successivo con Come on down dei Green River, di cui fanno parte Stone Gossard e Jeff Ament dei futuri Pearl Jam, e Mark Arm, Steve Turner e Bruce Fairweather dei Mudhoney. Al tempo Kurt Cobain è un fan sfegatato dei Melvins, e diventa un loro roadie.
In agosto Steve Turner lascia i Green River per divergenze musicali; gli Screaming Trees registrano il loro primo demo, che verrà pubblicato come l’album Other words.

I Melvins esordiscono nel 1986 con 10 Songs per l’etichetta Boner; Bruce Pavitt e Johnathan Poneman danno vita alla label SubPop, che in quell’anno pubblica la raccolta SubPop 100, contenente brani di Sonic Youth e Scratch Acid; a gennaio la C/Z pubbblica Deep Six, compilation con i già citati Green River, Melvins, Soundgarden, Malfunkshun e U Men.
I Green River incidono il loro ep Dry as a bone, che uscirà l’anno successivo.

I Green River si sciolgono nel 1987: a dicembre Jeff Ament, Stone Gossard e Bruce Fairweather iniziano a provare con Andrew Wood e Regan Hagar dei Malfunkshun, con il nome di Lord Of The Wasteland; sostituito Regan Hagar con Greg Gilmore, il gruppo cambia nome in Mother Love Bone. Escono l’ep Screaming life dei Soundgarden, e il secondo album degli Screaming Trees, Even if and eventually when, che inaugura il contratto con la SST.
Si formano gli Alice In Chains.

1988: escono Rehab Doll dei Green River, il singolo d’esordio dei Mudhoney Touch me I’m sick, e l’ep Fopp dei Soundgarden. Sorprendono i Nirvana con il singolo Love buzz, cover degli Shocking Blue, e ancora i Mudhoney con il mini album Superfuzz Bigmuff; esce Ultraomega Ok dei Soundgarden.
La SubPop pubblica la sua seconda compilation, SubPop 200, con Green River, Mudhoney, TAD e Nirvana; escono due perle della SST, Invisible Lantern degli Screaming Trees e Bug dei Dinousaur Jr.

Nel giugno dell’89 esce il primo album dei Nirvana Bleach; ha inizio la grungemania nel Regno Unito.
Nello stesso mese si tiene a Seattle il Lame Fest Moore Theatre, primo festival SubPop, con Nirvana, TAD e Mudhoney. A settembre esce Louder Than Love dei Soundgarden, sotto etichetta A&M. Intanto i Mother Love Bone pubblicano l’ep Shine, aggiudicandosi un lunghissimo contratto con la Polygram, che crea l’etichetta Stardog apposto per loro; a novembre vengono completate le registrazioni per l’album d’esordio Apple.
Escono l’Omonino dei Mudhoney ed il terzo album SST degli Screaming Trees, Buzz Factory.

L’anno successivo esce il primo ep degli Alice In Chains, We Die Young, seguito dopo pochi mesi dall’album Facelift. Il 16 marzo Andrew Wood viene ritrovato in overdose; morirà tre giorni dopo. Apple viene pubblicato postumo alcuni mesi dopo.
Ad ottobre si tiene il primo concerto all’Off Ramp di Seattle dei neonati Mookie Blaylock, combo formato da Stone Gossard, Jeff Ament, Mike McCready ed Eddie Vedder; circa tre mesi dopo Chris Cornell e Matt Cameron dei Soundgarden si uniscono con Stone Gossard, Jeff Ament e Mike McCready per tributare un omaggio al defunto Andrew Wood. Ne uscirà fuori il supergruppo Temple Of The Dog, che pubblicherà l’album Omonimo l’anno successivo, con il contributo vocale di Eddie Vedder su tre brani.

Il 1991 è l’anno della consacrazione definitiva del grunge: escono Badmotorfinger dei Soundgarden e Nevermind dei Nirvana. Mentre l’opera dei primi riscontra inizialmente un buon successo a livello underground, Nevermind esplode immediatamente, suscitando subito la curiosità dei media.
Un mese prima di Nevermind vede la luce un po’ in sordina un altro capolavoro, il magnifico Ten dei Pearl Jam, che comincerà la sua scalata alle classifiche solo all’inizio dell’anno successivo.
La controparte femminile rilancia la sfida: escono Pretty On Inside delle Hole, e Smell The Magic delle L7.

è il 1992: gli Alice In Chains pubblicano Dirt; Nevermind è in cima alla classifica di Billboard.
A luglio Pearl Jam e Soundgarden si uniscono a Ministry, Jesus And Mary Chain e Red Hot Chili Peppers nel tour del Lollapalooza, il festival itinerante americano più importante del circuito alternativo.
Esce per gli Screaming Trees l’album Sweet Oblivion, trainato dal singolo Nearly lost you; vengono ripubblicati come Omonimo l’ep Shine e l’album Apple dei Mother Love Bone.

L’anno successivo vede gli Alice In Chains alle prese con il Lollapalooza, a cui partecipano Fishbone, Tool, Rage Against The Machine, Primus e Dinosaur Jr; il 21 settembre esce In Utero dei Nirvana, che a novembre registrano il celeberrimo Unplugged In New York.
L’8 ottobre viene pubblicato il secondo lavoro dei Pearl Jam, Vs, che raggiunge immediatamente la posizione n. 1 nelle classifiche durante la prima settimana d’uscita.

1994: gli Alice In Chains pubblicano l’ep acustico Jar Of Flies, che è il primo del suo formato a raggiungere nella storia la n.1 su Billboard. Si tiene a Monaco, a marzo, l’ultimo concerto dei Nirvana; tre giorni dopo Kurt Cobain cade in coma per alcune ore a causa di un intossicazione da farmaci, durante un breve soggiorno a Roma.
Esce Superunknown dei Soundgarden, che debutta al n.1 e vende 300.000 copie nella prima settimana.
Il 4 aprile viene aperto un fascicolo su Kurt Cobain, scomparso da due giorni: verrà ritrovato l’8, morto, sparatosi con un colpo di fucile alla faccia.


giulia “black_mothervedder”

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Speciale RADIOHEAD https://www.impattosonoro.it/2004/04/15/monografie/speciale-radiohead/ “Finchè in tv, il massimo del supermarket, ci saranno tipi come Thom Yorke allora vorrà dire che c’è ancora spazio per la Bellezza. E la Bellezza può salvarti.” Zappo e ^Sandman^ Qualche scienziatello musicale con aria arrogante dice che siano la band più sopravvalutata degli ultimi tempi. Io penso che sognare di assistere a uno […]

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“Finchè in tv, il massimo del supermarket, ci saranno tipi come Thom Yorke allora vorrà dire che c’è ancora spazio per la Bellezza. E la Bellezza può salvarti.”

Zappo e ^Sandman^


Qualche scienziatello musicale con aria arrogante dice che siano la band più sopravvalutata degli ultimi tempi. Io penso che sognare di assistere a uno dei loro concerti o aspettare frementi l’uscita di uno dei loro dischi, sempre, sia uno dei motivi per cui vivere.
Si, perchè i Radiohead, non hanno mai deluso. E non è facile stare sempre al centro dell’attenzione e non distrarsi mai, mettendo sempre in primo piano la musica. Sarebbe facile perdere di vista la giusta strada, ma loro non sono una band con l’illusoria ambizione ad essere la più grande rock band di sempre, come per esempio vorrebbero essere gli U2, lasciando spesso e volentieri da parte il lato artistico per dare spazio all’immagine.
No..per i Radiohead la cosa che più conta è la musica. E in fin dei conti non sarà certo la pettinatura di Thom Yorke a trasmettere quello che si prova a contatto con la paranoia di “Ok Computer”, con l’elettronica (e non solo) di “Kid A/Amnesiac” o con la semplicità di “The Bends” o con l’ultimo discusso (tanto per cambiare) “Hail To The Thief”.
Proprio per questa loro apertura musicale, il cammino dei Radiohead è sempre diverso, i loro album sono come persone che amiamo e che cambiano continuamente, e per questo fanno discutere.
E tutto è arte: dai dischi ai video, senza parlare dei loro live (indescrivibili), le copertine dei dischi…tutto…. ci sarebbe da parlare per ore, ma penso che questa frase di Giulio Casale degli Estra dica tutto:

“Finchè in tv, il massimo del supermarket, ci saranno tipi come Thom Yorke allora vorrà dire che c’è ancora spazio per la Bellezza. E la Bellezza può salvarti.”

Una gran bella storia…

“Radio Head” è una canzone dei Talking Heads inclusa nell’album “True Stories”.
Siamo nel 1992 ed ecco ufficialmente i Radiohead, band nata nel 1988 sotto il nome di On A Friday per opera di cinque studenti di Oxford: il cantante Thom Yorke, il bassista Colin Greenwood (già nella punk band TNT), il chitarrista Ed O’Brien, il batterista Phil Selway ai quali si unirà in seguito anche Jhonny, fratello di Greenwood, alla chitarra.
Il 22 luglio 1991, con questa formazione gli On A Friday si esibiscono per la prima volta in pubblico all’Hollybush di Oxford. Nel marzo del 1992, come già detto, i cinque studenti oxfoniani decidono di cambiare nome, optando appunto per Radiohead, dal singolo dei Talking Heads.
Con il nuovo nome i cinque incidono un EP, “The Drill”, che ottiene uno scarsissimo successo.
Ma i Radiohead con gli strumenti ci sanno fare…è solo questione di tempo.
Il 21 novembre dello stesso anno esce “Creep”, primo singolo della band, la canzone che a detta di Colin Greenwood “ci avrebbe dato fortuna, ci avrebbe distrutto la vita e ci avrebbe illuminato il cammino”.
Una sorta di inno generazionale per perdenti ed emarginati che diventa subito un hit mondiale che cambia radicalmente la vita ai cinque studenti di Oxford, catapultandoli nel complicato mondo della musica.
Molti classificano i Radiohead come la classica “one-hit-band”, capace di un grandissimo successo per poi eclissarsi nel nulla.
Evidentemente (e fortunatamente) si sbagliavano.
Ed ecco quindi “Pablo Honey”, primo album dei Radiohead, che raggiunge la venticinquesima posizione delle classifiche inglesi. Un disco di pop-rock all’inglese suonato magistralmente e con originalità dai cinque, che ottengono il disco d’oro per le vendite in America, dove tengono anche un tour di supporto a Belly.
L’anno successivo esce l’ep “My Iron Lung”, un piccolo assaggio di ciò che i Radiohead ci faranno scoprire l’anno successivo con “The Bends”, secondo album, che stupisce per l’appeal psichedelico (vedi “Planet Telex”), e per le divagazioni acustiche di “Street Spirit”. I più critici definiscono i Radiohead come una copia degli U2, come una band ancora immatura incapace di trovare una via comune, ancora in bilico tra hard rock, psichedelia e pop alla Smith.
“Ma The Bends è un disco magnifico dall’inizio alla fine: il rock della title-track o di “Bones” spezza le gambe in un attimo a qualsiasi ubriacone mancuniano (ogni riferimento ai Gallagher è puramente casuale) e a qualsiasi brettanderson.
Il capolavoro del disco è sicuramente “Street Spirit” di cui lo stesso Thom Yorke dirà: “”Non l’ho scritta io, si è scritta da sola. E’ un tunnel oscuro senza una luce alla fine. Per cantarla distacco il mio radar emozionale dal pezzo, altrimenti non potrei suonarla, mi accascerei sul palco. Street Spirit parla del guardare il diavolo dritto negli occhi, sapendo che, qualunque cosa tu faccia, sarà lui l’ultimo a ridere”.
“The Bends” porta i Radiohead ad esibirsi come supporters nella tournè degli R.E.M. e di Alanis Morissette. Ed è in questo periodo che la band comincia ad impegnarsi nel sociale a favore di organizzazioni come Amnesty International e War Child. il 19 febbraio 1996 ricevono il “Freddie Mercury Award” per il progetto “Help!”, un album a favore dell’organizzazione War Child che aiuta i bambini bosniaci nel quale è presente l’inedita “Lucky”.
Nel 1997 esce “Ok Computer” destinato a diventare uno degli album capolavoro degli anni ’90. é un album vario, fantasioso in cui svettano pezzi come “Karma Police” (accompagnata da un video a dir poco stupendo), “Lucky”, e un singolo dichiaratamente anti-commerciale, i 7 minuti di “Paranoid Android”, uno di quei pezzi che davvero ci ricordano che la musica è essenzialmente un’arte: ogni nota sembra (anzi è) messa al punto giusto, ogni parola è lì per colpire l’ascoltatore.
Ok Computer resterà una delle più alte cose che potremo far ascoltare ai nostri figli, senza temere il confronto con i vari dischi degli anni 60 e 70, e consegna i Radiohead alla storia della musica al fianco dei grandi nomi.
Rolling Stone scrive a proposito di “Ok Computer”: “Questo album è la prova che i Radiohead è una band che è pronta a guardare il diavolo negli occhi”
C’è chi comunque continua imperterrito ad osteggiare i Radiohead, definendo la loro musica quanto di più artificiale e formale ci possa essere…ed è in questo periodo che certi rinomati “esperti di musica” diranno: “i Radiohead sono la band più sopravvalutata di tutti i tempi”.
A tre anni di distanza, esce “Kid A”, con il quale i Radiohead dimostrano il loro spirito anti-promozionale…non sono loro a cercare il mercato, è il mercato a cercare loro.
“Kid A è stato il nostro primo tentativo di lavorare sui suoni delle canzoni in studio. Volevamo capire maggiormente alcuni dei mezzi moderni per creare musica, come ad esempio i moduli di suono e i sampler, frammenti di musica estratti da canzoni preesistenti per comporre canzoni ex-novo. Eravamo anche interessati a ricreare suoni freschi usando vecchi sintetizzatori analogici e batterie elettroniche. Alla fine suonare dal vivo ci piace ancora molto”.
Le parole della band testimoniano una continua attitudine a sperimentare, creando un disco in cui le canzoni sembrano implodere per poi dissolversi. Canzoni sognatrici, canzoni coraggiose, canzoni “non-canzoni”.
“Kid A” è la Bellezza forse proprio perché la perfezione, pur non venendo ricercata per forza (come è accaduto molto probabilmente per “OK Computer”), emerge in ogni istante che separa l’inizio dell’album dalla sua fine.
“Kid A”, verrà “perfezionato” in seguito dal “gemello” Amnesiac. A differenza del predecessore, “Amnesiac” appare forse più accessibile, con un ritorno alle chitarre. In ogni caso la band prosegue nel suo progetto di “distruzione della forma canzone-pop”, facendo largo uso di elettronica, strumenti a fiati e quant’altro.
Due dischi che faranno largamente discutere…i Radiohead sono cambiati di nuovo, e le cose che cambiano fanno discutere.
“Amnesiac” l’ennesima prova della grande intelligenza e abilità musicale dei Radiohead.”
“Amnesiac” fa valere ai Radiohead, il titolo di migliore band dell’anno (2001).
Nel 2003 esce “Hail To The Thief”, “Saluti al Ladro”, titolo polemico nei confronti del buon George W. Bush e dei suoi brogli elettorali.
“Hail To The Thief” è un album pregustato su internet molti mesi prima su internet e che per questo suscita molte polemiche.
Ma quel che conta anche stavolta è la musica. E anche stavolta la musica c’è e non delude.
“Hail To The Thief” è un disco suonato perfettamente dai Radiohead, che, in 10 anni di carriera sono passati per il pop-rock di “Pablo Honey” con una sosta alla psichedelia di “Ok Computer” approdando infine allo “stile Radiohead” difficilmente imitabile e di presa non sempre immediata. Brani che mutano in corsa senza mai però risultare studiati: la band di Oxford ha trovato un perfetto e sorprendente equilibrio musicale che va compreso e analizzato ascolto dopo ascolto vissuto nelle innumerevoli sfaccettature che questo “Hail to Thief” ci presenta.”

DISCOGRAFIA

Pablo Honey (1993)

The Bends (1995)

Ok Computer (1997)

Kid A (2000)

Amnesiac (2001)

I Might Be Wrong – Live Recording (2001)

Hail To The Thief (2003)

08/07/03 – Firenze – Radiohead Live (by Mao168)

www.radiohead.com

Zappo e ^Sandman^

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