Impatto Sonoro
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Back In Time

Back In Time: KING CRIMSON – Thrak (1995)

“Thrak” porta il Re Cremisi a testa alta nei feroci anni ’90, ancora comunque ubriachi del proprio gusto seventies per le avanguardie e la struttura delle composizioni affiancate da infestazioni oscure ed aggressive fino a quel momento in parte sopite

Back In Time: SLINT – Spiderland (1991)

“Spiderland” è un capolavoro di stasi e orrore nevrastenico. Un paesaggio drenato dai colori e su cui il sole non osa posarsi per timore di essere a sua volta privato del proprio calore. Un paesaggio attraversato da un mostro solo che naviga attraverso la terra brulla e smossa dai mostri che un tempo l’abitavano.

Back In Time: GUANO APES – Proud Like A God (1997)

A 21 anni dalla sua uscita “Proud Like A God” continua ad essere la scintilla che innesca il pogo violento in cameretta, tra un poster dei Limp Bizkit e uno degli Slipknot, come fosse una micidiale iniezione di benzina super dritta nelle tempie

Back In Time: LINKIN PARK – Meteora (2003)

“Meteora” rimane comunque una prova di forza di rilievo e da tale va trattata/ricordata, e lo era sia al tempo in cui eravamo in piena tempesta ormonale sia oggi che siamo vecchi e malmostosi

Back In Time: ULVER – Perdition City (2000)

“Perdition City” è William Gibson che costruisce nel centro di Bristol una torre di cavi, motherboards e schermi rotti che mandano in heavy rotation un complesso di androidi innamorati e che permette di volgere lo sguardo fino all’Oxfordshire.

Back In Time: MAD SEASON – Above (1995)

Nessuna band come i Mad Season ha racchiuso in sé l’agghiacciante senso di sconfitta che gli anni ’90 della compagine grunge seattleiana si sono portati dietro, come fosse un fiume che ancora oggi porta sulle proprie acque placidamente i corpi senza vita di coloro che l’hanno resa celebre, amata e odiata al tempo stesso.

Back In Time: RADIOHEAD – The Bends (1995)

Radiohead

A quasi 25 anni di distanza, i 12 brani in scaletta non sfigurano mai, confermando anzi l’impressione che si ebbe all’epoca: “The Bends” è un’opera dall’importanza seminale che lasciava trasparire in maniera sempre più netta le fattezze ingombranti di un talento inarrivabile.

Back In Time: NINE INCH NAILS – The Downward Spiral (1994)

“The Downward Spiral” è diventato un manifesto per un’intera generazione di adolescenti in tutto il mondo. A quei tempi Reznor era più vicino a loro. Viveva più a contatto con quel mondo e con quella realtà.

Back In Time: BLINK 182 – Enema Of The State (1999)

Blink 182

A riascoltare oggi “Enema Of The State” si ha la certezza di avere fatto parte di quell’ultima generazione salvabile, ancora capace di fare stronzate senza che venissero immortalate da uno smarthphone.

Back In Time: THE SMASHING PUMPKINS – Machina/The Machines Of God (2000)

Mentre quasi tutti gli artisti di un certo tipo al di là dell’Oceano erano intenti a sciorinare il proprio malessere adolescenziale trasposto in età adulta Corgan, Iha, Chamberlin e D’arcy Wretzky prendevano la Bestia da un altro punto di vista e con un piglio di cuore che ben pochi erano riusciti a cogliere.

Back In Time: SEPULTURA – Roots (1996)

La musica di “Roots” si scompone e ricompone di continuo in una colata in assalto del potere costituito mostrando i propri simboli di guerra celando il viso con un warpaint tribale atto a mettere in fuga i nemici e a riunire gli alleati sotto la propria bandiera.

Back In Time: PORTISHEAD – Third (2008)

I Portishead. Una di quelle rare band squisitamente dedite al creare dell’ottima musica puntando sulla qualità a discapito della quantità e mai, nemmeno nella fase più popolare della loro carriera, incerte sulle loro scelte di lavoro.

BRUCE SPRINGSTEEN, “The River” e l’ultimo tuffo nel fiume del progresso

Bruce Springsteen

“The River’’ fu l’ultimo tocco di disillusione prima del consumismo estetico degli anni ’80. Tratta il tema della terra, della “Land’’, dei suoi detriti umani che si tuffano lungo il fiume di un progresso che scorre tra le periferie dei sogni dei suoi abitanti.