Impatto Sonoro
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Back In Time

Back In Time: BAD RELIGION – Suffer (1988)

i Bad Religion riconoscono l’enorme valore catartico del dolore. Un fuoco che divampa ma non distrugge; brucia la carne ma non piega lo spirito.

Back In Time: FABRI FIBRA – Mr. Simpatia (2004)

Diretto, dissacrante, feroce, esilarante. Chi non vuole riconoscere a questo disco lo status di pietra miliare e l’apertura di orizzonti espressivi fino a quel momento inediti per il rap italiano mente sapendo di mentire.

Back In Time: METALLICA – …And Justice For All (1988)

“…And Justice For All”, con tutti i suoi innegabili difetti per quanto riguarda prettamente la resa sonora, è un disco dal fascino assolutamente unico: l’ultimo tassello del periodo classico dei Metallica è un impressionante esempio di thrash metal progressivo e mutante

Back In Time: CONVERGE – Jane Doe (2001)

“Jane Doe” non ha un inizio così olistico come “Petitioning The Empty Sky”. Non ci ha mai pensato. Inizia come un vero disco grind, un disco grind che non potrebbe andare avanti da solo se non avesse altri pezzi grind da concatenare.

Back In Time: ENVY – All The Footprints You’ve Ever Left And The Fear Expecting Ahead (2001)

Le città immaginate dagli Envy crollano per ricombinarsi in costruzioni sempre diverse ma non meno desolate e desolanti di quanto fossero in origine. Un nuovo mondo assemblato dalle vestigia sanguinanti di quello antico si prospetta all’orizzonte e album come questo sono l’inevitabile allarme della fine dei tempi.

Back In Time: DANZIG – Danzig (1988)

Un tripudio di blasfemia, machismo, spacconeria e cattivo gusto? Certo, ma anche – e soprattutto – un grandissimo disco.

“Definitely Maybe”: la fulminea ascesa degli Oasis al trono del brit pop

Oasis

Adorato fin da subito dalla critica e dal pubblico, “Definitely Maybe” è diventato sicuramente qualcosa di molto più grande di quello che era in realtà e cioè un buon disco di pop-rock britannico, semplice, spontaneo e fulmineo anche se imperfetto e rudimentale, ma che aveva il pregio di essere stato inciso e pubblicato nel momento esatto in cui ce n’era realmente bisogno. 

“30 Seconds To Mars”: le cronache marziane secondo Jared Leto

“30 Seconds To Mars” risulta essere un viaggio di speranza verso un mondo nuovo che, una volta raggiunto, si è rivelato essere già in rovina.

Back In Time: LAURYN HILL – The Miseducation Of Lauryn Hill (1998)

Per quanto fugace l’apparizione di Lauryn Hill sullo scacchiere della musica nera rappresentò uno scossone con pochi precedenti. Il merito di avere partorito un evergreen nonché uno dei dischi più rappresentativi degli anni ’90, alla tormentata artista non lo potrà mai togliere nessuno.

“Nothing’s Shocking”: senza limiti, senza pudore

Ok, siamo tutti d’accordo che “Nothing’s Shocking” non sia a tutti gli effetti il capolavoro della band, ma per quanto la carne al fuoco fosse più di quanta si potesse mangiare in un solo pasto i Jane’s Addiction portarono in seno al rock un nuovo modo di porsi, un ibrido glam e violento nella resa, ma tremendamente pesante nel suo ruolo artistico.

Mutare i mutanti: “L.D.50” e il gene-X del nu-metal

“L.D. 50” era l’illusione che essere alieni o mutanti o semplicemente coraggiosi potesse rendere il nu-metal qualcosa di futuribile e non solo un passatempo usa e getta. Come una nave madre extraterreste assopita sotto una coltre di cavi e metallo, ruggine e fuliggine, che ancora attende di essere scoperta per davvero. Nient’altro che una meteora.

“Turn On The Bright Lights”, il gioiello oscuro e romantico degli Interpol

“Turn On The Bright Lights” è un gioiello dark e romantico dal carattere estremamente emozionale e all’epoca sembrava davvero aver illuminato una notte infinita con una luce forte e inestinguibile.

Back In Time: KORN – Follow The Leader (1998)

A ben 20 anni di distanza da quando “Follow The Leader” approdò sugli scaffali dei negozi di dischi il risultato, dopo l’ennesimo ascolto, resta invariato: suona fresco come una rosa e pesante come un caterpillar rovente incendiato da uno stormo di psicopatici inferociti.

“Bloody Kisses”: amore e odio, passione e dolore

Nella storia dell’heavy metal raramente abbiamo assistito a una fusione così aggraziata e ricca di sfumature tra Beatles e Black Sabbath, amore e odio, passione e dolore, vita e morte.

Back In Time: BLIND MELON – Soup (1995)

“Soup” rimane un gioiello di quei lontani anni ’90 tremendamente sottovalutato e dimenticato, il sintomo di un decennio strambo e sgangherato che aveva in sé chiavi di lettura tutto tranne che lineari e i Blind Melon se ne fecero (black) “umoristici” portavoce

Back In Time: BARK PSYCHOSIS – ///Codename: Dustsucker (2004)

Ma allora cosa ce ne facciamo di un gioiello così puro che però non possiamo cambiare in “moneta sonante”? È come se non avesse valore? Tutt’altro. È come se, tra le mani, stringessimo il cosiddetto “pezzo inestimabile”. Quello che di solito è al di là dei cordoni, dentro le teche infrangibili.

“Siamese Dream”, una gemma inestimabile in mezzo all’uragano

Smashing Pumpkins

Ad un certo punto ci si è resi conto che avremmo potuto non avere nelle orecchie “Siamese Dream”, ma tenacia e costanza nel mezzo dell’uragano hanno fatto sì che uno dei dischi più importanti e belli della storia dell’alternative rock abbia non solo visto la luce ma sia anche diventato un ascolto imprescindibile.

Back In Time: HAVE HEART – Songs To Scream At The Sun (2008)

Have Heart

Insostituibile pedina all’interno dello scacchiere della musica moderna, “Songs To Scream At The Sun” necessita non solo di essere riscoperto a posteriori, ma anche di continuare a essere una delle fonti di maggiore ispirazione per band e fan del melodic hardcore.

“Cowboys From Hell”: nati per portare l’Inferno sulla Terra

Cowboys From Hell

Eppure “Cowboys From Hell” non era l’inizio ma ne aveva tutto l’aspetto. Una nuova strada mai battuta e piena di ferocia, odio e spirito indomito che ci avrebbe portati al nulla più assoluto.

“Portrait Of An American Family”: mostri casalinghi via cavo

L’album di debutto di Marilyn Manson non è ovviamente un capolavoro e nemmeno una pietra miliare industrial ma è uno spaccato importante di come la musica alternativa poteva essere ficcante seppur in qualche modo “fake”. Vera nel suo mascherarsi da altro, come in una carnevalata feroce e fuori controllo e che nessuno avrebbe potuto arrestare.