Impatto Sonoro
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Back In Time

Back In Time: DANZIG – Danzig (1988)

Un tripudio di blasfemia, machismo, spacconeria e cattivo gusto? Certo, ma anche – e soprattutto – un grandissimo disco.

Back In Time: OASIS – Definitely Maybe (1994)

Oasis

Adorato fin da subito dalla critica e dal pubblico, “Definitely Maybe” è diventato sicuramente qualcosa di molto più grande di quello che era in realtà e cioè un buon disco di pop-rock britannico, semplice, spontaneo e fulmineo anche se imperfetto e rudimentale, ma che aveva il pregio di essere stato inciso e pubblicato nel momento esatto in cui ce n’era realmente bisogno. 

Back In Time: THIRTY SECONDS TO MARS – 30 Seconds To Mars (2002)

“30 Seconds To Mars” risulta essere un viaggio di speranza verso un mondo nuovo che, una volta raggiunto, si è rivelato essere già in rovina.

Back In Time: LAURYN HILL – The Miseducation Of Lauryn Hill (1998)

Per quanto fugace l’apparizione di Lauryn Hill sullo scacchiere della musica nera rappresentò uno scossone con pochi precedenti. Il merito di avere partorito un evergreen nonché uno dei dischi più rappresentativi degli anni ’90, alla tormentata artista non lo potrà mai togliere nessuno.

Back In Time: JANE’S ADDICTION – Nothing’s Shocking (1988)

Ok, siamo tutti d’accordo che “Nothing’s Shocking” non sia a tutti gli effetti il capolavoro della band, ma per quanto la carne al fuoco fosse più di quanta si potesse mangiare in un solo pasto i Jane’s Addiction portarono in seno al rock un nuovo modo di porsi, un ibrido glam e violento nella resa, ma tremendamente pesante nel suo ruolo artistico.

Back In Time: MUDVAYNE – L.D. 50 (2000)

“L.D. 50” era l’illusione che essere alieni o mutanti o semplicemente coraggiosi potesse rendere il nu-metal qualcosa di futuribile e non solo un passatempo usa e getta. Come una nave madre extraterreste assopita sotto una coltre di cavi e metallo, ruggine e fuliggine, che ancora attende di essere scoperta per davvero. Nient’altro che una meteora.