Impatto Sonoro
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Back In Time

Back In Time: MARK LANEGAN – The Winding Sheet (1990)

La solitudine, elemento che si respira dalla prima all’ultima traccia, l’isolamento, l’esilio autoimposto, il bisogno di separarsi e ritrovare la sua identità di emarginato. Non vi è nessun cambiamento in lui, semplicemente se ne va con i suoi vestiti di sempre per starsene da solo.

Back In Time: ISIS – Wavering Radiant (2009)

Un biglietto d’addio lasciato in una casa in perfetto ordine, una casa piena di ricordi e lacrime, di rabbia con cui abbiamo tappezzato le pareti. Lasciamola così com’è, lasciamo fuori la testa e non pensiamoci più. È andata così, perché è così che doveva andare.

Back In Time: PAPA ROACH – Infest (2000)

Con “Infest” i Papa Roach, per la prima e unica volta nella loro carriera, mostrarono di avere le carte in regola per essere qualcosa in più che dei semplici mestieranti del mainstream rock più furbetto e plasticoso. Peccato non abbiano creduto abbastanza nei loro mezzi, diventando esattamente l’opposto di ciò che erano all’uscita di questo album.

Back In Time: FEAR FACTORY – Digimortal (2001)

Un album decisamente meno brutto di come venne dipinto da troppi critici dell’epoca, ma non per questo degno di una rivalutazione che vada oltre i suoi pochi pezzi forti.

Back In Time: OPETH – Damnation (2003)

“Damnation” era un purgatorio, un luogo d’attesa e sospensione eterna, sin dalla copertina, che mischiava sotto e sovraespozione in un bianco e nero impresso su una pellicola sviluppata nel liquore dell’amarezza senza fine.

Back In Time: PRIMUS – Pork Soda (1993)

“Pork Soda” è il disco che sdoganò l’essere particolari, unici e strani e diede una forte dose di autostima a tanta gente che ne aveva bisogno. Agli adolescenti che non capivano, non condividevano il mondo che li circondava, questo era un rifugio, uno specchio in cui riconoscersi.