Impatto Sonoro
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Back In Time

“La Macarena Su Roma”, il cantautorato ancora oggi rivoluzionario di Iosonouncane

La macarena su Roma

Seppur diversa, non immediata e a tratti violenta, dieci anni dopo non è ancora tardi per innamorarsi (anche) dell’opera prima di Jacopo Incani, semplicemente uno dei più bei lavori cantautoriali della sua generazione.

“Sjælland”, la natura del nord declinata nel suono sintetico della solitudine di CV Jørgensen

Sjaelland

“Sjælland“ non è semplicemente l’apice assoluto delle carriere di CV Jørgensen e Kasper Winding, è un’opera monumentale nella storia della musica scandinava, dove l’esperienza del territorio del nord, le foreste verdi e i cieli blu prendono forma totalmente scevri di cliché, trasfigurati in forma pop rock nel suono sintetico della solitudine.

“Never Mind The Bollocks, Here’s The Sex Pistols”: piccole luci di libertà selvaggia

nevermind the bollocks

Quello che le pistole del sesso hanno sparato violentemente nella musica è stata pura energia antisistemica. Il pubblico britannico era pronto ad accogliere tutto questo, anzi, non vedeva l’ora che qualcosa di simile arrivasse.

“At Action Park”, gli Shellac e l’alienazione digitale degli anni Novanta

At Action Park

Steve Albini è un terremoto, lo è sempre stato. È una fucina interminabile di energia ed “At Action Park” è il prodotto degli ultimi venti/trent’anni che più riesce ad offrirne.

“Stories From The City, Stories From The Sea”, la tregua di Pj Harvey con se stessa

Pj Harvey Stories From The City

L’atmosfera generale sembrava una reazione all’infelicità dei momenti passati. Era un album piuttosto melodico e brillante, con liriche più semplici e dirette, il lavoro meno tormentato e straziato della sua carriera.

“Electric Ladyland”, la voce di una generazione in fiamme

Electric Ladyland

In quei giorni tutto doveva sembrare possibile a quella generazione, nell’arte come nella vita, e ad Hendrix parve di poterla guidare col suono di una chitarra che stava sfidando il futuro.

“Heroes” di David Bowie, l’eroe senza maschere

David Bowie Heroes

Dopo mille volti, l’alieno diventa uomo, il nuovo David Bowie è in bianco e nero e senza maschere, tutto sembra fresco, e tutto.terribilmente reale, le sue sensazioni, le paure di quel particolare momento storico ci vengono servite su un piatto d’argento. Noi comuni mortali non possiamo fare altro che ascoltare estasiati e dopo l’ultima nota sperare che arriverà anche per noi il nostro unico giorno da “Eroi”.

“In The Court Of The Crimson King”: nelle stanze senza tempo del Re rosso sangue

L’esperienza lasciata da “In The Court” è unica, irripetibile: mai prima c’era stato un esordio così folgorante nella storia del rock e andando avanti negli anni pochissimi artisti riusciranno a creare un’opera così completa, definitiva e seminale.

“Black Market Music”, o meglio lembi di gonne a cui aggrapparsi per non cadere

“BMM” è un album in cui si sposta l’asticella più su, senza timore di strafare, e direi proprio che non c’era alcun motivo di temere una cosa del genere. I suoni sono lontani tra di loro ma mescolati armoniosamente e non vedo come potesse essere diversamente dato che sono accompagnati dalla voce carezzevole e magnetica di Molko.

“Reign In Blood”, il regno di sangue degli Slayer

Slayer Reign in Blood

“Reign In Blood” è e rimarrà inevitabilmente il disco metal estremo più influente della storia, senza se e senza ma.

“Automatic For The People”, l’album di ricordi dei R.E.M.

Automatic for the people

Un album crepuscolare, intimista e riflessivo, il cui tema, a detta di molti, è proprio la morte. Un disco che parla di ricordi, di luoghi interiori dell’animo umano, di abbracci struggenti, di perdite, ma che in definitiva, così come è sempre stato nella musica dei R.E.M., non smette mai di parlare di speranza.

“Herzeleid”, la grezza purezza dell’esordio dei Rammstein

Rammstein Herzeleid

Con questo primo disco abbiamo la prova di come inventiva e originalità contraddistinguano questa band fin dai suoi albori e, negli anni a seguire, tutto ciò è stato ribadito più volte in ogni singolo lavoro della band.

“Washing Machine”, l’indi(e)pendenza raffigurata da una lavatrice

Washing Machine

Sarà stato davvero uno shock vedere un gruppo portabandiera dell’indie passare ad una major, ma l’onestà dei Sonic Youth è rimasta intaccata e “Washing Machine” è davvero un ottimo esempio. Un capitolo pur sempre sincero della band che è stata la stella polare della musica indie.

“Floral Green” dei Title Fight, ovvero l’arte di illudersi

Title Fight Floral Green

Nel decennio appena trascorso i Title Fight sono stati tra i maggiori alfieri della musica degli sconfitti. Oggi non esistono più, ma quello che avevano da dire lo hanno detto nel migliore dei modi possibili: sgraziati e onesti.

“Badmotorfinger”, un cuore che pompa benzina

Badmotorfinger

Distrugge le sbarre e corre fuori, impazzito. Libero. Non smetterà mai di farlo.

“Sea Change”, il viaggio nell’animo triste di Beck

Beck Sea Change

Quando arrivò “Sea Change” in molti rimasero spiazzati: alcuni parlarono di capolavoro, altri di un lavoro di transizione, e tutti si chiesero cosa ci facesse il ragazzo in mezzo a quelle canzoni così mestamente crepuscolari. La realtà è che Beck stava sanguinando, e che quel tono misurato e nostalgico doveva sembrargli di parziale conforto.

“Verdena”, democrazia di fine millennio

Verdena 1999

La cosa più emozionante di “Verdena”, ciò che ancora lo rende argomento di discussione tra noi diciottenni del ’99, è il suo essere così musicalmente democratico. I testi svagati ed ermetici facevano sì che ciascuno ne traesse un suo significato, una storia diversa, uno spunto di riflessione sempre nuovo.

“Down Colorful Hill”, la collina colorata non è un’immagine sorridente?

Down Colorful Hill

“Down Colorful Hill” non fugge dalla tristezza, l’asseconda, è consapevole che la tristezza è una sensazione (più che) comune dalla quale fuggire o metterla sotto al tappeto può essere futile, qualcosa di cui vergognarsi. Assecondarla, per trovarsi finalmente con un grande sorriso, sulla collina colorata.

“American Caesar”, un’azione bellica contro i bruti nell’America dell’irragionevolezza

“American Ceasar”, dopo tutti questi anni, è ancora attuale, non è in alcun modo datato, sia per quanto riguarda il messaggio, sia per quanto riguarda gli arrangiamenti perché come diceva il suo amico Lou “Nothing beats two guitars, one bass and drums” ed è un’accusa alla classe sociale che ha deciso quale strada farci percorrere, senza farci sapere se ne vale la pena ma dicendoci solo che “Se sei così sarai buono, se invece sei povero e miserabile è colpa tua”.

“Painkiller” dei Judas Priest, ovvero la pesantezza

Judas Priest Painkiller

Questo disco va oltre i confini tradizionali dell’heavy metal: è l’epitome stessa della pesantezza. Il sound è grosso, spesso, granitico e rovente; un suppostone di piombo modellato con l’obiettivo di dilaniare il condotto uditivo