Impatto Sonoro
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Back In Time

Sabotaggio a regola d’arte: la sovversiva forza di “Ill Communication”

Beastie Boys Ill Comunication

Si potrebbe ipotizzare che l’estrema eterogeneità estetica dei brani potrebbe snaturare l’idea tradizionale di disco. Ma è proprio questa la magia dei Beastie Boys: infrangere i confini di ogni cliché stilistico per approdare in sonorità nuove.

“The Marshall Mathers LP”, quando Eminem salì al trono delle rockstar

Eminem The Marshall Mathers

“The Marshall Mather LP” è un album sconvolgente, uno dei migliori lavori hip hop prodotti da Dr. Dre: non stanca mai, non hai mai voglia di cambiare traccia, tutto è perfetto.

“Tommy”, l’opera (rock) universale firmata The Who

The Who Tommy

“Tommy” è un disco di una grandezza incommensurabile: 2 vinili, 24 tracce, un’ora e un quarto di durata. Non un pezzo debole, non un passaggio a vuoto, nessuna voglia di strafare. Solo tanta (ma tanta) sostanza

“Tales From The Punchbowl”: un viaggio nella notte con i Primus

Tales From The Punchbowl

Le cose belle e brutte accadono e si succedono e i personaggi che popolano “Tales From the Punchbowl” esistono veramente, sono ovunque, siamo anche noi, sono maschere in cui tutti in qualche modo ci riconosciamo, a tratti, sono sfumature, pezzi di storie che coincidono con qualche parte nascosta in noi e Larry, Les e Tim hanno trovato l’elettricità per farcelo arrivare.

“Down On The Upside”, uscire dal giardino del suono per fare la storia

Soundgarden Down On The Upside

“Down On The Upside” continua a lasciarsi dietro di sé quello strascico di particolarità che mai stanca. Ci ricorda quanto sia stato fondamentale Chris Cornell, e la scena di Seattle tutta, e quanto sia tutt’ora incolmabile il solco che la sua assenza ha lasciato.

“The Man-Machine”: passato, presente e futuro della musica elettronica

The Man-Machine

“The Man-Machine” è un disco proiettato verso il futuro, premonitore per certi versi. Sono racchiusi al suo interno, seppur in modo velato, suoni e idee che hanno spianato la strada a generazioni intere di artisti che ringraziano l’impeto dei quattro di Düsseldorf per i risultati dati.

“The Maggot”: un bombardamento per il nuovo millennio

Con The Trilogy i Melvins compilano un campionario pienamente esaustivo del loro arsenale sonico, ma è “The Maggot” il capitolo che più prepotentemente si impone a suon di schiaffoni come nuova pietra miliare per gli anni a venire.

“Binaural”, un affresco di visioni perdute nel tempo

Binaural

“Binaural” è un incrociarsi di rabbia liberatoria e visioni di rapporti umani e sulla distanza tra essi, un affresco che riesce ancora ad essere poetico, pre-11 settembre, quindi con una visione che in seguito si sarebbe inevitabilmente perduta.

“Exciter”, la fine del buio per i Depeche Mode

Exciter

“Exciter” è la fine del buio, è l’uscire “a riveder le stelle”, è il tentativo di abbandonare le sonorità cupe che hanno caratterizzato le precedenti produzioni in favore di una struttura compositiva più rarefatta, sebbene la cifra stilistica del gruppo sia sempre immediatamente riconoscibile.

“Exile On Main Street”, una colata di magma eclettico e inarrestabile

Exile On Main Street

Mick Jagger e la sua voce vengono risucchiati nel magma sonoro che scorre lungo i solchi; ed è un magma inarrestabile, dalle sonorità primitive, tutt’altro che rifinite, ma proprio per questo musicalmente potenti, inarrivabili, uniche.

“Rimini”: canzoni in direzione ostinata e contraria

De Andrè Rimini

“Rimini” è il manifesto di un pensiero moralmente lontano da noi, un manifesto di dettami che ci ricordano che in fondo la teoria de “l’essere dalla parte degli altri” non è difficile da abbracciare.

“Junkyard”, una splendida festa troppo grande e irripetibile

junkyard the birthday party

“Junkyard” è stata una festa troppo grande, produrne un seguito non era cosa semplice. Eppure, in così poco tempo, i Birthday Party sono stati il nido perfetto di personalità che negli anni a venire hanno segnato la storia della musica alternativa.

“Three Imaginary Boys”: quando una lampada, un frigorifero e un’aspirapolvere diedero vita ai Cure

The Cure three imaginary boys

Nonostante si faccia fatica ad apprezzarlo interamente, “Three Imaginary Boys” ha aperto le porte alla successiva discesa dark nichilista dei Cure. E senza di esso non sarebbero nati capolavori indiscussi come ‘Disintegration’ o ‘Pornography’. Scusate se è poco.

“The Golden Age Of Grotesque”: decadenza e declino

Marilyn Manson

Non osò oltre, Marilyn Manson, rifugiandosi nella summa della sua fino a quel momento fulminea carriera da mostro pop, capace di far infuriare tutti i genitori d’America, proprio come aveva preconizzato Reznor. Ma fu la sua decadenza a fare scalpore, incarnata nel perfetto album di una fine che non pareva proprio annunciata ma che infine arrivò

“The Great Southern Trendkill”, i solchi del serpente

Pantera

A volte, penso che questa band sia finita presto, troppo presto, e che, visto il contributo dato all’universo del metal, avrebbe potuto sorprendere ancora e ancora.

“Unrest”, il fantastico viaggio visionario degli Henry Cow

Henry Cow Unrest

Un viaggio enorme, ricco di fantastica visionarietà: l’album permane nei lidi più spinti di un ascolto rivolto e votato alla scoperta di trame sonore inconsuete, sollecitate dalla perizia raffinata dei musicisti e dalla tecnica espressiva adottata.

“Times Of Grace”, il ruggito sgraziato dei Neurosis

Neurosis

“Times Of Grace” seppur non rappresentando un momento di rottura come il precedente “Through Silver In Blood”, rimane la chiave di volta per comprendere appieno i Neurosis del nuovo millennio

“Diamond Eyes”, un mostro candido ed elegante

Deftones

L’ortodossia non è una strada praticabile e per tutta la durata dell’album è come se si sentisse un frullio d’ali, qualcosa che si libra nell’aria, pronto a predare volteggiando nei cieli freschi delle notti d’estate

“Stone Roses”, il disco che fece grande la scena di Manchester

Stone Roses

Il vero miracolo di “Stone Roses” è quello di un disco che è divenuto seminale già trent’anni fa, ma che potrebbe essere di oggi, per la sua potenza e la sua freschezza. Un disco che ha avvicinato un pubblico ossessionato dal rock più puro contemporaneamente alla dance e al pop nella sua forma più nobile.

cLOUDDEAD: distruggere l’hip-hop per portarlo sulle nuvole

cLOUDDEAD

E’ incredibile come un gruppo così enigmatico, entrato in punta di piedi nella scena, abbia fatto un lavoro dalla mole così ingombrante e soprattutto, sparire poco dopo. Ma forse questo era il naturale epilogo: così come sono entrati, i cLOUDDEAD silenziosamente sono andati via, lasciandoci così, nelle nuvole.