Impatto Sonoro
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Back In Time

“Issues”, non esiste una storia che non sia autocoscienza

Korn

“Issues” mi catturò per la sua forza, le sue melodie interposte tra wall of sound controllati, l’espressività di un Davis in stato di grazia, un tutt’uno per quest’opera conchiusa, fine a sé, e che è bene che rimanga come tale.

“The Mind Is A Terrible Thing To Taste”, la colonna sonora di un incubo ad occhi aperti

I gusti metallari di un ex paladino del synthpop come Jourgensen presero definitivamente il sopravvento in un album che, a tre decenni esatti dalla sua uscita, può essere considerato una sorta di primo, vero e proprio esempio del classico sound alla Ministry.

“Holy Wood”, la lenta marcia dell’oscura valle della morte

Ascoltare oggi il quarto album di Marilyn Manson ci mette davanti ad una musica diversa da quella odierna: follia demoniaca, rabbia, violenza, droga, sesso tutto dentro a quel rock selvaggiamente oscuro.

Goodie Mob: cibo per l’anima dal profondo Sud degli Sates

Goodie Mob

Mi piace pensare che la mia anima avesse bisogno di essere nutrita più di altre, ed è per questo che non sono mai riuscito a reputare meno che imperdibile l’invito a sedersi alla tavola dei Goodie Mob.

“The Ascension”, l’inevitabile decostruzione della realtà

Glenn Branca

In una dimensione urbana e frenetica, incubo Langhiano del lontano Metropolis divenuto realtà, l’unico antidoto può essere solo la decostruzione. La tabula rasa. Glenn Branca funge da canale tra ciò che non abita questo mondo ma che cerca di arrivarci con messaggi di avviso.

Grida che bruciano il silenzio: 20 anni di “The Battle Of Los Angeles”

Al limitare della fine del secolo i Rage Against The Machine raccolgono tutta l’acredine, l’astio, gli scontri, le sconfitte, ma in fondo anche le vittorie, le mescolano e danno vita alla Battaglia Finale.

“Necroticism”: uno straordinario mostro di Frankenstein death metal

Carcass

Riff allucinanti, cambi di tempo improvvisi, brandelli di melodia, rigurgiti grindcore, tessiture chitarristiche sopraffine e succosissimi echi classicheggianti: un repellente mostro di Frankenstein che con i Carcass divenne un essere straordinario.

“Enter The Chicken”, ovvero il proverbiale coniglio dal secchiello

Assurdo, magistralmente tecnico, ma allo stesso tempo originale e melodico: quando si ha la versatilità artistica di questo gigante riccioluto dalla faccia celata, puoi fare quello che vuoi con la musica.

Un menu “Chocolate Starfish And The Hot Dog Flavored Water” grande e una confezione da cinque di LIMP BIZKIT

Standardizzato, piatto, pop ed iper-radiofonico/micidiale, espansivo, grande come una portaerei, un carrarmato nu. Orribile, bellissimo.

“Without You I’m Nothing”: i PLACEBO e la sfilata di Venere in latex

Placebo

“Without You I’m Nothing” resta tra i dischi più compiuti del proprio periodo storico. Un album incantato dalla propria capacità di parlare d’amore e disamore, con il sesso come punto di equilibrio.

“Disco Volante” dei MR. BUNGLE e l’essenza del creare

Mr. Bungle

Credo che “Disco Volante” non sia un album che tutti dovrebbero ascoltare, ma che tutti, musicisti o no, dovrebbero fare, qualunque sia il risultato. Cercare? Di più: creare.

Back In Time: OASIS – (What’s the Story) Morning Glory? (1995)

Oasis

Derivativo, ma universale come pochi altri dischi nella storia, “(What’s the Story) Morning Glory?” è un po’ il sogno di chiunque voglia fare pop (rock): raggiungere ogni angolo del globo terracqueo, racchiudere il senso di un’espressione (britpop, appunto) – un genere, se volete – e diventare uno dei simboli più rappresentativi di una nazione e di una decade musicale.

Back In Time: TOM WAITS – Rain Dogs (1985)

Tom Waits

“Rain Dogs” è un disco che riesce a intrattenere e struggere come pochi altri, forte di una straordinaria capacità di calare l’ascoltatore nella situazione, senza mai azzardare un giudizio.

Back In Time: NIRVANA – In Utero (1993)

Nirvana

Questa musica trasporta una forte carica emotiva che si alterna in modo estremamente bipolare: l’essere incompresi, tristi e fragili, ma allo stesso tempo anche essere carichi di rabbia e di follia, così da riuscire ad inventarsi qualcosa per resistere al dolore.

Back In Time: SKUNK ANANSIE – Paranoid And Sunburnt (1995)

Skunk Anansie

“Paranoid and Sunburnt” rimane uno dei primi graffi sulla vetrina del benpensare, dell’ipocrisia e dell’odio “made in Europe”, un disco di amore e non di odio, di eguaglianza e non di sopraffazione.

Back In Time: CONVERGE – You Fail Me (2004)

Il “punk” è una questione di cuore, e a ricordarlo a tutti negli anni ’00 furono proprio i Converge di “You Fail Me”. Il punto più alto e la fine di un viaggio, che lo vogliate oppure no.

Back In Time: SLAYER – God Hates Us All (2001)

Pur non facendo tabula rasa di quanto prodotto dalla seconda metà degli anni novanta in poi, questo nono lavoro rappresentò per gli Slayer l’apertura di un nuovo capitolo. L’avvio di una fase forse leggermente più matura, segnata da una maggior attenzione sia alle strutture dei brani, sia ai contenuti dei testi. Controversi come al solito, certo, ma decisamente più profondi.

Back In Time: NICKELBACK – Silver Side Up (2001)

I Nickelback non meritano affatto l’odio che gli viene tributato dal giorno in cui hanno fatto la loro comparsa nell’heavy rotation di MTV. I Nickelback hanno talento, non producono pessima musica e non hanno distrutto né il grunge, né tanto meno il post-grunge, che nel 2001 se la passava comunque già abbastanza male. La colpa, o meglio dire il difetto del quartetto, corrisponde esattamente al loro principale pregio: la mediocrità.

Back In Time: INCUBUS – S.C.I.E.N.C.E. (1997)

“S.C.I.E.N.C.E.” spacca il culo quanto basta per rimetterlo su ogni qualvolta vogliate muovervi in maniera convulsa senza pensar troppo. Non è cosa da poco, per un disco così tanto derivativo.

Back In Time: MASTODON – Leviathan (2004)

Chiamateli Ismaele. Come il misterioso narratore di “Moby Dick”, i Mastodon di “Leviathan” abbandonano qualsiasi forma di protagonismo per mettere il loro talento al servizio di una storia. E la storia è proprio quella resa celebre dal romanzo di Herman Melville: la disperata lotta tra un uomo accecato dal desiderio di vendetta e l’enorme balena bianca colpevole di avergli portato via una gamba.