Impatto Sonoro
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Back In Time

Back In Time: NIRVANA – Nevermind (1991)

Nirvana

Tutto il mondo sommerso che veniva cantato per metafore, significati nascosti e simbolismi negli anni ’80, in “Nevermind” prende forma e parola venendo scagliato contro l’ipocrisia benpensante posta a salvaguardia delle apparenze e di una decenza fatta di forme, ma non di sostanza.

Back In Time: RED HOT CHILI PEPPERS – Blood Sugar Sex Magik (1991)

Forse perché troppo preso dall’entusiasmo dovuto al raggiungimento dell’apice della propria summa stilistica il quartetto commise un errore: diciassette brani con così poche variazioni sul tema, rischiano di essere troppi per non annoiare. Ciò non impedì ai RHCP di compiere il cruciale passaggio da realtà di culto a una delle più famose rock band del pianeta.

Back In Time: MELVINS – Houdini (1993)

“Houdini” è quel lamento subacqueo, un canto di acque sozze, lugubri e deliranti, di sgomento divertente tra baracche white trash e scatologia psichedelica.

Back In Time: COMEBACK KID – Symptoms + Cures (2010)

Comeback Kid

“Symptoms + Cures” è un capolavoro che entra sottopelle, capace di agire come un numero nove nell’area di rigore della musica moderna.

Back In Time: BLACK SABBATH – Paranoid (1970)

“Paranoid” non è altro che un lugubre manifesto politico, un tardivo requiem per lo spirito di una Summer of Love già da un pezzo sul viale del tramonto.

Back In Time: ISIS – Oceanic (2002)

“Oceanic” scorre come un fiume in piena travolgendo tutto al suo passaggio, inondando le case e le strade, sommergendo i prati e i campi coltivati. Si perde il senso di un brano che inizia o che finisce, il fluire è talmente omogeneo e piacevole che la mente non può far altro che abbandonarsi alle onde sonore dell’oceano di suono creato dagli ISIS e fluttuare dolcemente sulla superficie increspata dal vento.