Impatto Sonoro
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Back In Time

Back In Time: ULVER – Perdition City (2000)

“Perdition City” è William Gibson che costruisce nel centro di Bristol una torre di cavi, motherboards e schermi rotti che mandano in heavy rotation un complesso di androidi innamorati e che permette di volgere lo sguardo fino all’Oxfordshire.

Back In Time: MAD SEASON – Above (1995)

Nessuna band come i Mad Season ha racchiuso in sé l’agghiacciante senso di sconfitta che gli anni ’90 della compagine grunge seattleiana si sono portati dietro, come fosse un fiume che ancora oggi porta sulle proprie acque placidamente i corpi senza vita di coloro che l’hanno resa celebre, amata e odiata al tempo stesso.

Back In Time: RADIOHEAD – The Bends (1995)

Radiohead

A quasi 25 anni di distanza, i 12 brani in scaletta non sfigurano mai, confermando anzi l’impressione che si ebbe all’epoca: “The Bends” è un’opera dall’importanza seminale che lasciava trasparire in maniera sempre più netta le fattezze ingombranti di un talento inarrivabile.

Back In Time: NINE INCH NAILS – The Downward Spiral (1994)

“The Downward Spiral” è diventato un manifesto per un’intera generazione di adolescenti in tutto il mondo. A quei tempi Reznor era più vicino a loro. Viveva più a contatto con quel mondo e con quella realtà.

Back In Time: BLINK 182 – Enema Of The State (1999)

Blink 182

A riascoltare oggi “Enema Of The State” si ha la certezza di avere fatto parte di quell’ultima generazione salvabile, ancora capace di fare stronzate senza che venissero immortalate da uno smarthphone.

Back In Time: THE SMASHING PUMPKINS – Machina/The Machines Of God (2000)

Mentre quasi tutti gli artisti di un certo tipo al di là dell’Oceano erano intenti a sciorinare il proprio malessere adolescenziale trasposto in età adulta Corgan, Iha, Chamberlin e D’arcy Wretzky prendevano la Bestia da un altro punto di vista e con un piglio di cuore che ben pochi erano riusciti a cogliere.