Impatto Sonoro
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Back In Time

Back In Time: NIRVANA – Bleach (1989)

“Bleach” quindi non è un album “seminale” o “fondamentale” come si suol dire oggi, è piuttosto un album vero, scritto da un genio fine, illibato e innocente, un capolavoro autentico e, per la sua storicità, un esempio.

Back In Time: BJÖRK – Post (1995)

Bjork

“Post” è lasciarsi ispirare dalle aurore boreali, guardarsi dentro, prendere le distanze dai pensieri di superficie, “Post” è sapere di avere sbagliato, è avere tenerezza per la propria specie,“Post” è decidere di lasciarsi salvare.

Back In Time: PG. 99 – Document #8 (2001)

Venni folgorato dal loro coraggio nel provare a rendere un genere come l’emoviolence una materiale esperienza umana, grazie alla quale ci si poteva sporcare ma anche, soprattutto, imparare. La musica esacerbante suonata nel “Document #8” si accompagnava alla perfezione con un messaggio che rifiutava e stigmatizzava qualsiasi forma di oppressione e odio.

Back In Time: SKID ROW – Slave To The Grind (1991)

Evidentemente Sebastian Bach e soci fiutarono prima di tanti loro colleghi la fine di un’era fatta di lustrini, cotonature e ballatone stracciamutande e, per evitare di farsi travolgere dall’incombente onda lunga del grunge, preferirono mettersi in gioco abbracciando sonorità decisamente più ruvide e robuste.

Back In Time: RED HOT CHILI PEPPERS – Californication (1999)

Questo album rappresentò una delle vette dello spirito di quegli anni, incarnandone il bisogno di autenticità e di riscatto delle generazioni giovanili di quel tempo, dilaniate dalla droga e da un mondo che muoveva i primi passi verso modelli sempre più nichilistici, dove tutto e tutti iniziavano a poter essere considerati come prodotti da vendere o comprare.

Back In Time: SLIPKNOT – Vol.3: (The Subliminal Verses) (2004)

La decisione di diventare più accessibili non è da considerarsi una mossa da venduti. Al contrario, si tratta di una scelta coraggiosa, se non addirittura un pizzico ribelle.