Impatto Sonoro
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Back In Time

Back In Time: SLINT – Spiderland (1991)

“Spiderland” è un capolavoro di stasi e orrore nevrastenico. Un paesaggio drenato dai colori e su cui il sole non osa posarsi per timore di essere a sua volta privato del proprio calore. Un paesaggio attraversato da un mostro solo che naviga attraverso la terra brulla e smossa dai mostri che un tempo l’abitavano.

Back In Time: GUANO APES – Proud Like A God (1997)

A 21 anni dalla sua uscita “Proud Like A God” continua ad essere la scintilla che innesca il pogo violento in cameretta, tra un poster dei Limp Bizkit e uno degli Slipknot, come fosse una micidiale iniezione di benzina super dritta nelle tempie

Back In Time: LINKIN PARK – Meteora (2003)

“Meteora” rimane comunque una prova di forza di rilievo e da tale va trattata/ricordata, e lo era sia al tempo in cui eravamo in piena tempesta ormonale sia oggi che siamo vecchi e malmostosi

Back In Time: ULVER – Perdition City (2000)

“Perdition City” è William Gibson che costruisce nel centro di Bristol una torre di cavi, motherboards e schermi rotti che mandano in heavy rotation un complesso di androidi innamorati e che permette di volgere lo sguardo fino all’Oxfordshire.

Back In Time: MAD SEASON – Above (1995)

Nessuna band come i Mad Season ha racchiuso in sé l’agghiacciante senso di sconfitta che gli anni ’90 della compagine grunge seattleiana si sono portati dietro, come fosse un fiume che ancora oggi porta sulle proprie acque placidamente i corpi senza vita di coloro che l’hanno resa celebre, amata e odiata al tempo stesso.

Back In Time: RADIOHEAD – The Bends (1995)

Radiohead

A quasi 25 anni di distanza, i 12 brani in scaletta non sfigurano mai, confermando anzi l’impressione che si ebbe all’epoca: “The Bends” è un’opera dall’importanza seminale che lasciava trasparire in maniera sempre più netta le fattezze ingombranti di un talento inarrivabile.