Impatto Sonoro
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Back In Time

Back In Time: MIKE OLDFIELD – Tubular Bells (1973)

Tubular Bells

Il bello di questa monumentale opera rock si nasconde proprio nei più piccoli dettagli. Si tratta di minuscole avvisaglie di una ribellione contro major e addetti ai lavori che in maniera ottusa non colsero l’enorme potenziale commerciale della stramba creatura concepita dalla mente di un geniale enfant prodige.

Back In Time: MAYHEM – De Mysteriis Dom Sathanas (1994)

Potremmo stare qua a discutere all’infinito su quanto di “trve” sia sopravvissuto ai giorni nostri, ma il fatto che il primo lavoro dei Mayhem rappresenti di fatto la fine del black metal norvegese come fu originariamente concepito è un fatto inattaccabile.

Back In Time: CAVE IN – Until Your Heart Stops (1998)

“Until Your Heart Stops” è un’opera confusa, acerba e carica di una rabbia talmente forte da sfiorare l’insostenibile. Potrebbero sembrare difetti ma non lo sono affatto.

Back In Time: NEUROSIS – Souls At Zero (1992)

“Souls At Zero” è l’azzeramento della propria storia e il nuovo inizio in una luce di disgrazia circolare nel suo essere cubica e composta da tenebre impossibili da dissipare.

Back In Time: GURU – Jazzmatazz Vol. 1

Jazzmatazz

44 minuti e 17 secondi in tutto. E non si potrebbe rinunciare a cuor leggero ad un solo secondo.

Back In Time: TOOL – Lateralus (2001)

“Lateralus” è una Stele di Rosetta che permette la lettura di un universo avvolto in spirali di linguaggio mutevoli nel proprio immobilismo ipercinetico e i Tool non sono null’altro che gli araldi di questa messa in opera ultraterrena e indistricabilmente umana.