Impatto Sonoro
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Back In Time

Back In Time: MARK LANEGAN – Whiskey For The Holy Ghost

Mark Lanegan

Non ho ricordi concreti di come quest’album sia entrato a far parte della mia vita. Sospetto, o mi piace pensare, che sia stato in un periodo in cui le cose andavano bene, almeno in superficie, ma qualcosa si agitava altrove. E lui si è insinuato nella piaga, ma senza stragi né rivoluzioni, ma come un’ombra.

[Back In Time]: ARCTIC MONKEYS – Whatever People Say I Am, That’s What I’m Not (2006)

Gli Arctic Monkeys con questo disco mi hanno insegnato che il rock non morirà mai perché non è un genere musicale, è la voglia di spaccare di mordere di ballare fino a slogarsi le giunture. È la giovinezza, e la giovinezza ci sarà sempre.

Back In Time: THE CLASH – Sandinista! (1980)

The Clash

“Sandinista!” è un capitolo essenziale della storia della musica. Più semplicemente, un capolavoro. E, come tutti i capolavori, sfugge a qualsivoglia collocazione temporale, non ha età. È il punto di inizio di una scia imperitura che lo conserverà in tutta la sua limpidezza. Magari persino più attuale di trentotto anni fa.

Back In Time: LA DISPUTE – Somewhere At The Bottom Of The River Between Vega And Altair (2008)

La Dispute

Impatto, adrenalina, emotività, sentimento, forza quando necessaria, tranquillità quando dovuta: “Somewhere…” è e rimarrà uno di quegli album necessari e inossidabili, come l’amore che talvolta contraddistingue qualcosa che sembra impossibile da raggiungere, ma tanto vicino da poterlo sfiorare, osservare, apprezzare.

Back In Time: BLACK FLAG – Damaged (1981)

Nel primo full length dei californiani non c’è solo la mostrificazione del punk in voga in quegli anni, c’è un mondo che sferraglia di paure e odio, ferocia e clangore ma soprattutto di scenari futuri, e i più vecchi di voi lo sanno, eccome se lo sanno, anche se a furia di rimembrare i bei tempi andati si sono scordati della lezione impartita tra i tanti anche dai Black Flag, una lezione fatta di evoluzione e crescita, di commistione di generi e anti-passatista

Back In Time: THE ROOTS – Phrenology (2002)

Operando in maniera analoga a specialisti della commistione quali Beastie Boys e Prince, la band capitanata da Black Thought e Ahmir “?Love” Thompson approntava un succulento zibaldone in cui il classico groove in quattro quarti, veniva mandato alla scoperta di molteplici universi sonori.