Impatto Sonoro
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Back In Time

Back In Time: OASIS – (What’s the Story) Morning Glory? (1995)

Oasis

Derivativo, ma universale come pochi altri dischi nella storia, “(What’s the Story) Morning Glory?” è un po’ il sogno di chiunque voglia fare pop (rock): raggiungere ogni angolo del globo terracqueo, racchiudere il senso di un’espressione (britpop, appunto) – un genere, se volete – e diventare uno dei simboli più rappresentativi di una nazione e di una decade musicale.

Back In Time: TOM WAITS – Rain Dogs (1985)

Tom Waits

“Rain Dogs” è un disco che riesce a intrattenere e struggere come pochi altri, forte di una straordinaria capacità di calare l’ascoltatore nella situazione, senza mai azzardare un giudizio.

Back In Time: NIRVANA – In Utero (1993)

Nirvana

Questa musica trasporta una forte carica emotiva che si alterna in modo estremamente bipolare: l’essere incompresi, tristi e fragili, ma allo stesso tempo anche essere carichi di rabbia e di follia, così da riuscire ad inventarsi qualcosa per resistere al dolore.

Back In Time: SKUNK ANANSIE – Paranoid And Sunburnt (1995)

Skunk Anansie

“Paranoid and Sunburnt” rimane uno dei primi graffi sulla vetrina del benpensare, dell’ipocrisia e dell’odio “made in Europe”, un disco di amore e non di odio, di eguaglianza e non di sopraffazione.

Back In Time: CONVERGE – You Fail Me (2004)

Il “punk” è una questione di cuore, e a ricordarlo a tutti negli anni ’00 furono proprio i Converge di “You Fail Me”. Il punto più alto e la fine di un viaggio, che lo vogliate oppure no.

Back In Time: SLAYER – God Hates Us All (2001)

Pur non facendo tabula rasa di quanto prodotto dalla seconda metà degli anni novanta in poi, questo nono lavoro rappresentò per gli Slayer l’apertura di un nuovo capitolo. L’avvio di una fase forse leggermente più matura, segnata da una maggior attenzione sia alle strutture dei brani, sia ai contenuti dei testi. Controversi come al solito, certo, ma decisamente più profondi.