Impatto Sonoro
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Back In Time

Back In Time: RADIOHEAD – Kid A (2000)

Il tempo passa, le band stingono, le fanbase irritano ma dischi come “Kid A” rimangono, ora e sempre, scolpiti indelebilmente nell’etere. L’anima qui non è pervenuta.

Back In Time: THE GET UP KIDS – Four Minute Mile (1997)

I Get Up Kids di “Four Minute Mile” diventano quindi i classici ragazzi con un po’ più di esperienza di te, che passano oltre al tuo essere metallaro o ascoltare hardcore. Sono capaci di criticarti perché ascolti gli Strife e gli All Out War ma ti danno tempo per crescere, secondo la loro opinione.

Back In Time: ALICE IN CHAINS – Dirt (1992)

Ma in fondo “Dirt” è “solo” un disco heavy, misantropico, oscuro e alienante, a chi cazzo frega di definirlo grunge in fin dei conti?

Back In Time: NIRVANA – Nevermind (1991)

Nirvana

Tutto il mondo sommerso che veniva cantato per metafore, significati nascosti e simbolismi negli anni ’80, in “Nevermind” prende forma e parola venendo scagliato contro l’ipocrisia benpensante posta a salvaguardia delle apparenze e di una decenza fatta di forme, ma non di sostanza.

Back In Time: RED HOT CHILI PEPPERS – Blood Sugar Sex Magik (1991)

Forse perché troppo preso dall’entusiasmo dovuto al raggiungimento dell’apice della propria summa stilistica il quartetto commise un errore: diciassette brani con così poche variazioni sul tema, rischiano di essere troppi per non annoiare. Ciò non impedì ai RHCP di compiere il cruciale passaggio da realtà di culto a una delle più famose rock band del pianeta.

Back In Time: MELVINS – Houdini (1993)

“Houdini” è quel lamento subacqueo, un canto di acque sozze, lugubri e deliranti, di sgomento divertente tra baracche white trash e scatologia psichedelica.