Impatto Sonoro
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Back In Time

Back In Time: THE VELVET UNDERGROUND – The Velvet Underground (1969)

Velvet Underground

Uno dei dischi migliori di una delle band più influenti di sempre. Mezzo secolo dopo, “The Velvet Underground” lascia ancora a bocca aperta.

[Back In Time]: AFI – Sing The Sorrow (2003)

Si piazza lì, nei miei momenti scuri, e canta il dolore. Non se ne va, a dimostrazione che tutto fu, tranne che una moda, bensì un modo (forse) di affrancarsi dai machismi di un genere che ormai non riusciva ad essere altro che una macchietta. La fragilità come arma più affilata di qualsiasi muscolo e zanna.

[Back In Time]: SOUNDGARDEN – Superunknown (1994)

“Superunknown” l’abisso che si palesa tutto nuovo e scintillante. Grunge trasceso per l’appunto, se non abbandonato, di sicuro un ricordo ormai lontano. I ragazzi erano diventati uomini, le tragedie si erano accumulate (lungi dal finire), il fondo della natura umana aveva preso forma. Era venuto il momento di passare oltre.

Back In Time: U2 – Pop (1997)

U2

“Pop” è solo un figlio di un momento agitato, come quando guardi il conta chilometri della macchina e stai per raggiungere la cifra tonda e tutto quello che sai lo porti con te e lo metti in quel momento e sei confuso ed eccitato. Dopodiché fine. Sei a zero.

Back In Time: SONIC YOUTH – Confusion Is Sex (1983)

Sonic Youth

Questo non è il lavoro di cui tutti abbiamo memoria, ma è il capolavoro silente, quello che, senza che nessuno se ne accorgesse, ha cambiato le percezioni verso una maggiore apertura sonora e ha liberato qualcosa.

[Back In Time]: EMINEM – The Slim Shady LP (1999)

Era soprattutto questo Eminem agli esordi: un enorme talento narrativo. Talvolta fine a sé stesso, atto solo a intrattenere chi è all’ascolto, spremendo fino all’ultima goccia una vena creativa apparentemente inesauribile. In altri casi in grado di colpire proprio laddove la società americana cela nervi scoperti e facilità all’indignazione.