Impatto Sonoro
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Back In Time

Back In Time: NICKELBACK – Silver Side Up (2001)

I Nickelback non meritano affatto l’odio che gli viene tributato dal giorno in cui hanno fatto la loro comparsa nell’heavy rotation di MTV. I Nickelback hanno talento, non producono pessima musica e non hanno distrutto né il grunge, né tanto meno il post-grunge, che nel 2001 se la passava comunque già abbastanza male. La colpa, o meglio dire il difetto del quartetto, corrisponde esattamente al loro principale pregio: la mediocrità.

Back In Time: INCUBUS – S.C.I.E.N.C.E. (1997)

“S.C.I.E.N.C.E.” spacca il culo quanto basta per rimetterlo su ogni qualvolta vogliate muovervi in maniera convulsa senza pensar troppo. Non è cosa da poco, per un disco così tanto derivativo.

Back In Time: MASTODON – Leviathan (2004)

Chiamateli Ismaele. Come il misterioso narratore di “Moby Dick”, i Mastodon di “Leviathan” abbandonano qualsiasi forma di protagonismo per mettere il loro talento al servizio di una storia. E la storia è proprio quella resa celebre dal romanzo di Herman Melville: la disperata lotta tra un uomo accecato dal desiderio di vendetta e l’enorme balena bianca colpevole di avergli portato via una gamba.

Back In Time: AMERICAN HEAD CHARGE – The War Of Art (2001)

Nelle sedici tracce al suo interno l’impellenza creativa di una band pronta a presentarsi al grande pubblico si fonde con una natura incendiaria degna di chi non ha più nulla da perdere: biglietto da visita e canto del cigno allo stesso tempo

Back In Time: SLIPKNOT – Iowa (2001)

Relegati nella branca oceanica del nu-metal, nel loro cuore di sangue, caos e distruzione gli Slipknot hanno sempre avuto una tendenza a cose ben più estreme e “Iowa” ne è la prova più schietta.

Back In Time: PEARL JAM – No Code (1996)

Pearl Jam

Il Grunge non è morto, ma sta cambiando, e “No Code” è il momento di raccoglimento, di silenzio, in cui si ascolta il vento del mondo e si accumulano una grinta e una determinazione più profonda.