Marissa Nadler – Marissa Nadler

Se il quinto album della tua carriera si intitola con il tuo stesso nome, vuol dire che è arrivato il tempo di riflettere, su di te e sulla tua musica, tirare una linea, sommare il vissuto e disegnare un nuovo punto di partenza. Per Marissa Nadler vuol dire spogliarsi di velleità sperimentali, dribblare pericolosi allori […]

Se il quinto album della tua carriera si intitola con il tuo stesso nome, vuol dire che è arrivato il tempo di riflettere, su di te e sulla tua musica, tirare una linea, sommare il vissuto e disegnare un nuovo punto di partenza.
Per Marissa Nadler vuol dire spogliarsi di velleità sperimentali, dribblare pericolosi allori e guardarsi alle spalle con un piede ben proiettato nel futuro.

“Marissa Nadler” scontenterà forse qualche affezionato di vecchia data, ma, inserendosi con piedi saldi e delicati nello scenario folkster più classico e schematico, si candida senza troppi ostacoli a diventare ben presto un nuovo classico del genere.
Via le ricercate asperità degli episodi precedenti, via una certa voglia, forse forzata, di sperimentare a tutti i costi, “Marissa Nadler” è pieno di umori senza impegno, viaggi retrò e paure leggere, condensate in 11 brani che suonano come bellissimi esemplari di country-pop levigato al punto giusto, malinconico, sognante e mai stucchevole.

Tra pennelate western (“Baby I Will Leave You In The Morning”), polveri vintage (“In Your Lair”), pulviscoli psichedelici (“Wedding”) ed esercizi vocali che nobilitano il tutto anche quando cala d’isiprazione (“In A Magazine”), “Marissa Nadler” è doverosamente la nuova essenza di Marissa, artista e musicista senza tempo, punto cardine della rinascita folk di inizio millennio che sembra avere bisogno come non mai del suo fascino sincero e della sua classe cristallina ed educata per non finire senza storia, senza scopo e senz’anima.

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