Umberto Palazzo – Canzoni Della Notte E Della Controra

“Contróra s.f. merid. Siesta, ora bruciata, calura pomeridiana: Faceva caldo, e non c’era nella strada il silenzio della c. e della siesta (Berto).” Torna Umberto Palazzo e questa volta lo fa con un disco solista dal titolo “Canzoni della notte e della controra”. Un viaggio ipnotico in due dimensioni temporali in cui il tempo si […]

“Contróra s.f. merid. Siesta, ora bruciata, calura pomeridiana: Faceva caldo, e non c’era nella strada il silenzio della c. e della siesta (Berto).”

Torna Umberto Palazzo e questa volta lo fa con un disco solista dal titolo “Canzoni della notte e della controra”. Un viaggio ipnotico in due dimensioni temporali in cui il tempo si ferma e lo spazio si dilata. Rimane al centro l’uomo costretto a non scappare da se stesso e a iniziare una lunga riflessione. Ed è proprio l’uomo che sta al centro di questo disco non solo filosoficamente parlando. Umberto Palazzo fa quasi tutto da se: scrive, compone, canta, strumenta. Raramente si fa accompagnare e quando lo fa si porta dietro delle splendide voci come quella di Sandra Ippoliti(è da pochissimo uscito il suo  primo disco) o di Tying Tiffany(che recentemente ha coverizzato, È aria, dei Santo Niente).

Il disco si apre con una stupenda e intima “Terzetto nella nebbia”.  Un’atmosfera lenta, soffusa. Uno stile cantautoriale che fa a botte con le accellerate e i rumori forti per perdersi nella quieta della nebbia. Piccoli turbamenti che s’ingigantiscono tra l’immobilità del paesaggio. L’atto dello scoprirsi fino a un livello più intimo. La poesia che esce dall’uomo. La calma e l’imponenza della natura. Yuri Norste parla molto bene di quest’argomento nel corto “Il riccio nella nebbia”. Si trovano anche atmosfere più tribali\giunglesche come ne “La luce cinerea dei Led” o le atmosfere più western della successiva “Metafisica”. Viaggi sempre più intimi di un uomo che ha voluto far assumere ai suoi testi una profondità spirituale. Soffiate morriconiane tra un letto disfatto e una sentenza senza appello. Tutto ciò scritto e suonato con al culmine dell’ispirazione.
Umberto Palazzo in questo “Canzoni della notte e della controra” trova anche lo spazio per coverizzarsi e ripresenta “Aloha” tratta daI Fiori dell’agave, col progetto Santo Niente. Ossessiva, empirica e degna dei folli discorsi che avvengono in qualsiasi bar notturno. Questa nuova versione assume atmosfere meno “musicali” e guadagna a livello di pathos. Un lungo delirio, the last lullaby, fatto al margine di un bancone e accompagnati da un buon bicchiere. Sempre di riflessioni al bicchiere si può citare nella bellissima “Cafè Chantant” e nell’immobilismo poetico de “La controra”.
Arriva il mattino, il folk prende il sopravvento con “Luce del mattino” (già presente in versione abbozzata nella compilation Indie or Die) e il tutto giunge al termine con le immagini di un sogno in cui Cagliostro e Casanova giocano a dadi e fanno a pugni in un vicolo che puzza di piscio e polvere da sparo.
Un disco che definire come cantautoriale pare riduttivo. Questo lavoro ha il pregio di essere avvolto dalla sincerità e dall’umanità tanto da diventare così intimo, poetico, magico e quasi fuori da ogni dimensione musicale normalmente conosciuta.

Per finire un pensiero di Conrad che calza a pennello con questo disco: “Risalire quel fiume era come compiere un viaggio indietro nel tempo, ai primordi del mondo, quando la vegetazione spadroneggiava sulla terra e i grandi alberi erano sovrani. Un corso d’acqua vuoto, un silenzio assoluto, una foresta impenetrabile; l’aria calda, spessa, greve, immota. Deserte, le lunghe distese d’acqua si perdevano nell’oscurità di adombrate distanze.”

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